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11 September 2019 | di Cesare Emanuele Scanzi

Porsche 911 SC 3.0, una Super Carrera per il futuro

Nata nel 1977 per “razionalizzare” la famiglia 911, segna anche l’atteso ritorno di una versione scoperta con tetto in tela nella gamma Porsche

La Porsche 911 SC ha il merito di portare una importante razionalizzazione nella gamma Porsche, che nella seconda metà degli anni 70 comprende i modelli 924, 928, 911 S 2.7, 911 Carrera 3.0 e 911 Turbo.

Più green ma meno cattiva. Per il model year 1978, quindi, la 911 viene proposta in un’unica versione denominata SC, Super Carrera, con motore di tre litri leggermente depotenziato rispetto al modello precedente.La SC, nei piani della Casa, deve essere un modello globale. Nasce in conseguenza dell’inasprirsi delle normative antinquinamento, che in America già da anni stanno mettendo al bando i veicoli più inquinanti, e deve soddisfare i capitolati in materia di addirittura sei diversi paesi. A farne le spese saranno le prestazioni, un po’ mortificate dai dispositivi installati per la depurazione dei gas di scarico.

Fuori è inconfondibilmente Carrera.La carrozzeria è identica a quella della Carrera 3.0, dalla quale eredita i passaruota leggermente allargati rispetto alla 2.7. Gli specchietti, di forma squadrata, sono di dimensioni più generose. Le cornici dei vetri, dei fari anteriori e le maniglie porta sono cromate, mentre i paraurti mantengono gli ormai caratteristici soffietti di colore nero per attutire i piccoli urti. La SC è equipaggiata di serie con cerchi ATE da 15” (i più affascinanti Fuchs sono optional) e freni a disco Dunlop, per la prima volta dotati di servofreno. È in listino in configurazione Coupé o Targa con rollbar in acciaio.

Perde un po' di brio. Sotto il cofano, disposto a sbalzo dietro l’assale posteriore, c’è il classico 6 cilindri boxer: tre litri di cilindrata, iniezione meccanica Bosch K-Jetronic, distribuzione monoalbero con due valvole per cilindro. Sviluppa 180 CV a 5500 giri/min. (contro i 200 della Carrera 3.0) ed è abbinato a un cambio manuale a cinque marce (oprional il semiautomatico Sportomatic). Il raffreddamento, ad aria come da tradizione, è garantito da una grande ventola a undici pale.

Cavalli alla carica. Con il Model Year 1980 il motore guadagna 8 CV e una spinta più corposa e omogenea. Maniglie, cornici dei vetri e rollbar – per la versione Targa – sono neri, mentre le cornici dei fari anteriori vengono verniciate nella stessa tinta della carrozzeria. Più consistenti le modifiche introdotte per il Model Year 1981, la cui produzione comincia il 1° agosto del 1980. Debuttano una nuova frizione e viene installato un dispositivo specifico per facilitare l’avviamento a freddo del motore. Grazie anche a un’accensione rivista, la potenza sale a 204 CV, con una velocità massima di ben 235 km/h. A richiesta, la clientela più sportiva può far montare il grande alettone posteriore della versione Turbo.

Il ritorno della cabrio. È il Salone di Ginevra del 1982 il palcoscenico scelto dalla Porsche per presentare in anteprima mondiale l’attesissimo ritorno di una sportiva scoperta con tetto ripiegabile in tela. L’ultimo modello “open air” della Casa di Zuffenhausen, la 356 C Cabriolet che risaliva addirittura al 1964, passa il testimone alla SC Cabriolet, una sportiva moderna e veloce che traccerà la strada per lo sviluppo (e il successo) d’intere generazioni di 911 senza tetto.

La SC da corsa. Accanto alla versione stradale, Porsche sviluppa due modelli da competizione: uno per il Gruppo 4 e uno per il Gruppo B. La SC-RS, costruita in tiratura limitata di venti esemplari, pesa circa duecento chilogrammi in meno della versione per la strada da cui deriva. La potenza del motore sale a 255 CV. Il palmares annovera due importanti terzi posti: al Rally di Monte Carlo, nel 1982, e al Tour de Corse, tre anni più tardi.

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