Porsche 924 "Sonderwunsch": fuoriserie di serie - Ruoteclassiche
Auto
18 August 2022 | di Marco Visani

Porsche 924 “Sonderwunsch”: fuoriserie di serie

Questa Porsche 924 allestita dal reparto ordini speciali della marca (diventato poi Porsche Exclusive Manufaktur) ha l'interno e i i cerchi appositamente richiesti dal primo proprietario al momento dell'acquisto.

Di comperare una serie speciale son capaci tutti. Sarà pure a tiratura limitata, ma auto di serie rimane. Chiunque è a sua volta in grado di far elaborare la propria vettura: aspirazione legittima, che altrettanto legittimamente fa storcere il naso quando il modello in questione diventa di interesse storico, visto che ne altera l’originalità. Ma tra l’auto quasi di serie e l’interpretazione esternamente fantasiosa c’è un sottile muro di confine: quello dei programmi di personalizzazione curati dal costruttore. E qui la cosa si fa intrigante...

Così intrigante da assumere contorni da leggenda. Quella della Porsche racconta che nel 1962 l’industriale Alfried Krupp von Bohlen und Halbach (quello dell’acciaio) s’impuntò col concessionario da cui stava ordinando una 356 B Coupé: la voleva con un tergicristallo posteriore. Senza scomporsi, il venditore mandò in fabbrica un ordine ad hoc. Così nacque non solo il tergilunotto, ma pure il Porsche Sonderwunschabteilung, letteralmente “reparto richieste speciali”: una divisione che negli anni avrebbe preso per mano la voglia di individualità dei clienti assecondandone l’ego e i capricci: sino al 1978 si dedicò perlopiù a modifiche di motore e assetto, poi iniziò a intervenire anche sull’estetica.

Erano gli anni in cui persino i generalisti avevano cataloghi simili, ma nel caso della Porsche non si trattava di pezzi aftermarket montati dalla rete di vendita, bensì di modifiche eseguite nello stabilimento di produzione, con tanto di certificazione di originalità. Nel 1986 la faccenda prese il nome di Porsche Exclusive Manufaktur, che tuttora esiste e che è stata estesa a tutti i mercati: all’inizio era limitata a Germania, Usa e pochi altri.

Ed era non a caso tedesco il medico che, a maggio 1982, volle dare alla 924 in tinta Indian Rot che stava acquistando un aspetto unico. Perciò si rivolse agli Ordini Speciali chiedendola, “à la carte”, con inserti in radica sulla plancia (che comportavano, chissà perché, lo spostamento degli alzacristalli elettrici dalle porte alla console), sellerie in velluto Pashà, voltmetro, cerchi ATS gommati 205/60 R15, antifurto attivabile con una seconda chiave che scollega la pompa benzina, retrovisori regolabili e sbrinabili elettricamente, hi-fi, antenna elettrica, paraspruzzi rigidi, vetri atermici, chiusura centralizzata, condizionatore d’aria.

Nel 1991, con 39 mila km, la 924 passa nelle mani di un appassionato padano. Trentun anni dopo è ancora con lui e ha superato i 413 mila - chilometraggio da taxi, più che da sportiva - con la sola manutenzione ordinaria: tra i lavori “grossi” freni, pompa benzina, guarnizione della testa, motorino d’avviamento, frizione e terminale di scarico. Ma tutto a solo scopo precauzionale e preventivo, visto che la macchina non lo ha mai lasciato a piedi. Semmai qualche noia collaterale gliel’ha data in sede di certificazione Asi: le modifiche, ancorché dichiarate a suo tempo dalla Casa, hanno fatto sudare freddo i commissari tecnici che faticavano a ritrovarcisi.

Da guidare, questa 924 speciale è una normale 924, e va inteso come un complimento: è una granturismo morbida e facile, confortevole ed elastica, agile negli inserimenti grazie all’assetto piatto (le ruote maggiorate migliorano la già valida tenuta di strada) e con un’impostazione di guida straordinaria: si sta bassi e con le braccia semidistese, sentendo perfettamente il comportamento della vettura. In più, quando sono accesi i fari a scomparsa permettono di valutare bene gli ingombri di un muso che, essendo molto spiovente, di giorno è poco visibile. Il cambio contrastato a freddo e lo sterzo non precisissimo alle medie velocità (oltre che pesante in manovra, non avendo il servo) sono quei piccoli difetti che aggiungono un sapore di rassicurante quotidianità a una vettura così unica. Perché in fondo, anche per un’automobile, dateci retta, l’impresa eccezionale è essere normale.

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