Auto
16 November 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Questa Punto resiste agli incentivi

Ventiquattro anni e oltre mezzo milione di chilometri. Rocco, un nostro lettore ci racconta la storia della Fiat Punto che nell’ultimo quarto di secolo è stata protagonista di tutte le principali vicende della sua famiglia, con lui anche il padre Giacomo.

L’ecosostenibilità è tra i temi più discussi degli ultimi anni: una diatriba trasversale che abbraccia ogni ambito della produzione industriale e delle nostre abitudini quotidiane. Secondo Rocco, la conservazione del patrimonio automobilistico potrebbe arginare l’inquinamento, evitando lo sfruttamento intensivo di risorse. Un argomento molto vasto e complesso ma, da questa riflessione giungiamo al punto, anzi alla Punto della situazione. Nei giorni scorsi, Rocco ci segnalava il raggiungimento di un traguardo importante: 574.044 km. A percorrerli, la fedele auto di famiglia. Una cifra di per sé importante, ma ancor più interessante se consideriamo che auto come la Fiat Punto terminano la loro carriera molto prima del mezzo milione di chilometri…

Affari di famiglia. Quella per le automobili è una passione di famiglia, racconta Giacomo, papà di Rocco ed ex ferroviere in pensione: “Mio fratello ha avuto la fortuna guidare molte belle macchine, Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Mercedes. La mia prima auto è stata invece una Mini, di ottava mano…”. E continua: “Abbiamo viaggiato tantissimo con lei. Per lavoro ho girato tutta la Sicilia, la Calabria, la Puglia. Siamo stati anche in Toscana, ma stavolta per vacanza”. E non c’è da meravigliarsi se in breve i chilometri della beniamina di casa diventavano 10, 20, 50, 100 mila. Rocco ricorda: “Quando ho compiuto 18 anni e ho potuto finalmente guidare, la Punto aveva circa 100 mila chilometri. Mio padre mi concesse di usarla ma, non è stato facile”.

Una compagna fedele. Il papà, Giacomo gli fa eco: “Sono piuttosto severo, lo so. Quando guidava Rocco, doveva tenere tutte e due le mani sul volante. Vivevamo a Reggio Calabria e qui il traffico è a dir poco selvaggio. Se avesse imparato a guidare bene qui, avrebbe potuto affrontare il traffico di qualsiasi altro posto”. Chiediamo cosa avesse spinto Giacomo nel 1996 a comprare la Punto e non una delle sue concorrenti: “Provenivo da altri modelli Fiat, ho avuto una 500R, una Fiat Uno, la Panda. Ma nessuna mi aveva impressionato per l’ergonomia. Sulla Punto il posto di guida era più alto e la visibilità ottima”. Rocco replica: “Anche per lo stile, all’epoca la Fiat Punto fu una vera e proprio rivoluzione stilistica. Giugiaro disegnò un’auto molto più moderna delle rivali contemporanee”. Giacomo continua: “In tutti questi anni, non ha dato grossi problemi. Ha avuto solo delle perdite dall’impianto refrigerante e ho sostituito il corpo farfallato. Per questo mi trovo bene con lei”.

Ricordi quando...Rocco, con una punta d’orgoglio racconta: “Il nostro meccanico la corteggia da anni, non ha mai visto altri motori Fire con un chilometraggio simile”. E ribatte Giacomo: “Ma, io non la vendo mica!” Un solo articolo non basterebbe per raccontare tutti gli aneddoti che questa Fiat Punto ha vissuto, il più divertente? “Quella volta in cui, c’era una Peugeot 205 elaborata che ci seguiva e ci stava incollata senza superarci”. Ricorda Giacomo: “Ero con Rocco, allora ironicamente dissi: 'Scateniamo la cavalleria! E i 55 CV bastarono per seminare l’incredulo guidatore della Peugeot”.

Una vera beniamina. Conclude Rocco: “Questi chilometri non rappresentano solo un numero, ma il trascorrere di una vita intera. Emozioni e ricordi che quest’auto porta con sè. La Punto per noi non è soltanto un’auto, è stata ed è parte della nostra famiglia”.Certo, la carrozzeria è segnata dal tempo, il colore si è sbiadito e anche gli interni andrebbero ripristinati. La meccanica è efficiente, ma una messa a punto gioverebbe per continuare a macinare chilometri in tranquillità. Gliincentivi per l'acquisto di un'auto nuova sono allettanti e i costi per affrontare un restauro, seppur conservativo, sono alti rispetto al valore effettivo della vettura. Ma qui entra in gioco un altro valore, quello affettivo. Padre e figlio sono a un bivio, ma in frangenti come questo è sempre il cuore a dettare la scelta giusta.

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