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14 March 2020 | di Paolo Sormani

Racing in America: una mostra sul motorsport americano

Speriamo tutti di tornare a visitare un museo la prossima estate, magari in una vacanza on the road negli Stati Uniti. Nel caso prendete nota di “Driven to Win: Racing in America” all’Henry Ford Museum di Dearborn.

Da giugno e per sei mesi, la storia delle competizioni automobilistiche americane sarà raccontata attraverso la prima, vera mostra interamente dedicata al motorsport Made in the U.S.A. Ci sarà di tutto nelle sale di “Driven to Win: Racing in America”, dalle stock car alle Sport, dal drag racing alle Indy Car, hill climber e siluri da record di velocità terrestre stile Bonneville Salt Flats. I piloti, le corse, la cultura, lo spettacolo, il rischio calcolato, le innovazioni: per la prima volta lo sport motoristico americano sarà esplorato attraverso una serie di vetture da corsa delle marche più disparate, affiancate da cimeli originali e un percorso multimediale organizzati su una superficie di 2.200 metri quadri. Lo scopo è quello di restituire quell’esperienza violenta, bruciante e multisensoriale che è una corsa di auto vissuta in prima persona. Abbiamo tempo: l’esposizione si aprirà a giugno all’interno dell’Henry Ford Museum of American Innovation di Dearborn e durerà fino al 2021. D’altra parte, non si prevede di volare da quelle parti prima di qualche settimana.

Un mondo a parte. Nonostante l’approdo della Formula 1 degli ultimi anni, le corse negli Stati Uniti erano e restano un pianeta lontano dal motorsport europeo. “Driven to Win: Racing in America” offre una collezione senza precedenti di alcuni dei più importanti e significativi mezzi del mondo americano delle corse, a cominciare dalla Locomobile “Old 16” del 1906, la prima auto americana a vincere una corsa su strada negli States. A proposito della famosa guerra Ferrari-Ford (l’abbiamo raccontata nelle scorse settimane) sarà esposta la Ford GT40 Mark IV che vinse la 24 Ore di Le Mans nel 1967, con gli all-american Dan Gurney e A.J. Foyt al volante. Poi la Lotus-Ford del 1965, la prima auto a motore posteriore a vincere la Indianapolis 500 con l’immortale Jim Clark. Dopo quella volta, le classiche roadster americane con il big block anteriore non vinsero più sul “Brickyard”. Se vi piacciono i “sigari”, gustatevi il dorato Goldenrod, che nel 1965 ha conquistato e poi detenuto un record di velocità terrestre per mezzi a ruote di 409.277 miglia orarie (659 kmh, al cambio attuale) fino al 1991. I suoi costruttori, Bob e Bill Summers, lo dotarono di quattro massicci V8 Chrysler allineati. Fra gli altri mezzi esposti, la colorata hillclimber che vinse nove edizioni della celebre Pikes Peak in 13 anni, sei delle quali con un certo Bobby Unser al volante. E poi la Penske PC-17 motorizzata Chevrolet per la terza (di quattro) vittorie a Indy di Rick Mears. Infine, la Chevrolet camaro ZL1 1LE del 2018 pronto-corsa utilizzata nei test sul Nürburgring.

Powered by… GM Curiosamente, la mostra all’Henry Ford Museum è patrocinata dalla General Motors, la grande rivale di Detroit. “La nostra tradizione sportiva risale ai tempi dello stesso Louis Chevrolet e ancora più indietro, ha sempre costituito una parte importante di ciò che siamo, specie in fatto di eccellenza ingegneristica e di trasferimento dell’innovazione dalla pista alla strada”, come ha fatto sapere Mark Reuss, presidente della GM. A disposizione dei visitatori anche diverse aree interattive. Nella Motorsports Performance Training si può vedere cosa fanno i piloti prima di schierarsi in pista. La Sports Car Race Shop svela come si possono risolvere i problemi che incorrono in un weekend di corse. L’area In the Driver’s Seat mette i visitatori alla prova in sei sofisticati simulatori di gara, senza rischio di andare a sbattere, al volante delle auto (americane) più veloci sulle piste di tutto il mondo. Nell’esperienza cinematica 4D Fueled by Passion si potranno guardare e vivere le speranze e i sogni, i successi e i fallimenti degli uomini che respirano la velocità ogni giorno. Il film include filmati esclusivi e interviste con i piloti, meccanici e ingegneri delle diverse discipline di competizioni prima, durante e dopo una gara.

Un salto da Henry Ford. Naturalmente il museo si trova a Dearborn, Michigan, la casa del Blue Oval. Nonostante il nome possa lasciarlo pensare, l’auto ci entra solo ogni tanto: quella dedicata a Henry Ford è una magnifica struttura espositiva dedicata a tutte le realtà produttive, alle invenzioni e alle risorse che hanno portato innovazione nella società americana. Per esempio, è qui che ogni anno si tengono il Michigan Invention Convention e l’Invention Convention U.S. Nationals, che attirano i giovani inventori americani da tutto il Paese. Insomma, uno spazio educativo a 360° che non sarebbe male avere anche a Torino o Milano, le nostre capitali dell’automobile.

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