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25 November 2019 | di Redazione Ruoteclassiche

Serata “Biscioni e Campioni” con Mauro Pregliasco

Cherasco, nell’amena provincia cuneese terra di sapori e bellezze mozzafiato, la piovosa serata si tinge di rosso. No, non è il trailer di un film horror, ma il prologo dell’incontro organizzato dal gruppo “Biscioni Torino” con il campione di rally Mauro Pregliasco nella serata di giovedì scorso

Un incontro che ha visto il cortile dell’Hotel Somaschi “tinto” dal rosso delle Alfa Romeo Alfetta GTV che scortavano la GTV Turbodelta Gr. 2 vincitrice del Rally del Danubio. “Biscioni” è un gruppo di amici in primis, spiega Francesco Ceo (Project Manager in Italdesign) a capo del direttivo: c’è una grandissima passione di base, ma questa non basta per capire lo spirito di questa realtà, atta a condividere e vivere l’amore per le Alfa Romeo classiche a tutto tondo. Non si tratta solo di ritrovarsi ai raduni ed organizzare cene, la chiacchierata con Mauro Pregliasco ne è la dimostrazione, una serata in una splendida cornice, quella del Monastero di Cherasco in cui non ci si limita a ricordare i bei tempi andati quanto piuttosto condividere esperienze collegate con il fil rouge della passione.

Il Prete. La scelta di questo luogo, un ex monastero, non è casuale visto che Pregliasco era soprannominato “Il Prete”. Mauro Pregliasco, nato a Millesimo l’11 dicembre 1944 ci spiega: “mi chiamavano così perché servivo la messa, anche tre volte al giorno. Ero educato e molto timido, sono un buono. Ma sulle piste quando c’era da castigare i campioni non guardavo in faccia nessuno”. La stoffa del campione si percepisce dal suo sguardo, dalla sua umanità e così tra le suggestioni anni ‘70 ripercorriamo la sua ascesa all’automobilismo, da quando ancora bambino rincorreva le auto che passavano per Millesimo (Sv) al suo primo incidente con una Fiat 500, sino al debutto fortunato con la 850 che nel 1969 lo vedrà vincere a Pistoia dinanzi alle mitiche Lancia Fulvia. “Ci vogliono le giuste coincidenze, il destino, oltre al talento” ci dice con franchezza, riferendosi al suo esordio in Lancia nel 1970. Questo e molti altri aneddoti vengono infatti raccontati nel libro scritto da Carlo Cavicchi (ex direttore di Autosprint e Quattroruote) in cui compaiono tra i tanti: Cesare Fiorio, Carlo Chiti, Jean-Claude Andruet, Raffaele Pinto, Markku Alen oltre al “Drago” Sandro Munari a cui rivolge un saluto speciale.

Genio e sregolatezza. Dopo un 1976 conclusosi con un terribile incidente a seguito del quale perse la vita il copilota Angelo Garzoglio, nel 1977 nonostante un ritardo di 4 gare, Pregliasco vince il Campionato Italiano ma a seguito dell’accorpamento dei team Lancia e Fiat-Abarth lui e Raffaele Pinto vengono tagliati fuori nell’ottica di un ridimensionato della squadra corse ma il 28 dicembre del 1977 Nino Vaccarella lo invita alla Fiera dei Motori di Palermo, dove conosce Carlo Chiti che lo invita a correre per l’Autodelta. Pregliasco ricorda Carlo Chiti per la grande simpatia, un uomo che definisce a tratti istrionico e spregiudicato ma dalla grandissima competenza e generosità: “Dopo la proposta mi ha fatto penare per tre mesi prima di farmi firmare il contratto, poi dopo avermi chiesto quanto mi pagassero in Lancia mi offrì il doppio di quanto percepivo prima”.

Escalation di successi. Nel 1978 Pregliasco conquista il titolo Turismo Gruppo 2 con l’Alfetta GTV 2.0 ma l’anno seguente la nuova Alfetta GTV Turbodelta equipaggiata con 2.0 turcompresso da 230 cv stenta a imporsi per via di innumerevoli guasti, l’unica vittoria fu quindi al Rally del Danubio in Romania. In quell’anno l’Autodelta preparava anche un’ evoluzione dell’Alfetta Turbodelta accreditata di ben 400 cv ma considerati i limitatissimi fondi forniti dall’IRI (che all’ epoca era proprietaria dell’ Alfa Romeo) il progetto venne accantonato pregiudicando così una possibile ascesa dell’Alfetta GTV Turbodelta Evoluzione nelle competizioni. Nel 1981 l'Autodelta annuncia il ritiro dal Campionato Rally dando la priorità allo sviluppo di vetture da Formula 1 ma la carriera sportiva di Pregliasco continua con una Porsche Carrera con la quale arriva 2° al Rally Quattro Regioni e vince il Giro di Sicilia. L’anno seguente è nella Squadra Corse di Ford Italia dove rimane fino al 1984 mentre dal 1985 al 1987 è alla guida della Lancia 037 del Team West con la quale vince due volte il Trident Challenge.

Una grande carriera. Dopo le ultime due vittorie del 1987 Mauro Pregliasco lascia definitivamente le competizioni dedicandosi alla consulenza nell’ambito motoristico. Questa in breve la storia di un campione, che ci dice “datemi del tu, per piacere” perché così merita di essere chiamato Mauro, un uomo che con determinazione e perseveranza ha saputo trasformare la sua passione in una leggenda per l’automobilismo.

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