Tre amici e una Classe E: in viaggio dalla Brianza all'Asia - Ruoteclassiche
Slow Drive
04 December 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Tre amici e una Classe E: in viaggio dalla Brianza all’Asia (Parte-II)

Seconda puntata della traversata Besana in Brianza-Sarajevo. Dopo le tappe precedenti in Turchia e in Serbia, i tre amici a bordo della Classe E W210 esplorano la capitale bosniaca prima del rientro in Italia. Ecco com’è andata!


Per Alberto è la terza visita a Sarajevo ma i suoi amici non l’hanno mai visitata, così decide di fargli scoprire al meglio la città, camminando per le ripide strade della città vecchia, diretti verso un punto panoramico per scattare alcune foto prima.

A spasso per Sarajevo. Dopo aver visitato il Bastione Giallo, alcuni cimiteri ebraici e la moschea del Bey Gazi Husrev, il trio decide di tornare a Baščaršija: il vivace centro storico popolato dalle botteghe degli artigiani, specializzati nella lavorazione del ferro e nella realizzazione di ottimi manufatti.
“Per il pranzo andiamo da ASDz, il ristorante più famoso di Sarajevo per la preparazione del Burek, con il tradizionale forno con la brace viva”. Se vi state chiedendo cos’è il Burek, è un rotolo di pasta sfoglia con varie possibilità per il ripieno: un piatto tipico dei Balcani. Alberto racconta: “Penso che spedire una lettera classica sia una pratica ormai desueta, con l’avvento delle email, ma a me piace sempre spedire cartoline ai miei genitori e a qualche caro amico quando viaggio e, tra un souvenir e l’altro, ne spedisco un paio”. Sosta imperdibile alla “Sarajevska Pivara”, il birrificio storico della città dove i tre hanno fatto scorta dell’ottima birra non filtrata locale.

Metodi di persuasione. “Sarajevo mi piace molto, qui non si passa per caso, non è di strada per nessuna meta turistica ma merita di essere scoperta e conosciuta meglio”, puntualizza. “Per la cena pensavamo al ristorante in cima alla Avaz Tower, con vista a 360° sulla capitale ma realizzato che era chiuso abbiamo optato per ‘Inat Kuca’, il ristorante simbolo dell’orgoglio bosniaco”. Quando la città era sotto dominio austro ungarico, Inat Kuca (letteralmente “questa casa”) venne spostato, mattone per mattone, dalla parte opposta del fiume per la testardaggine del proprietario, il quale non voleva vendere il suo terreno agli austriaci. Solo così, e con una borsa piena di monete d’oro, riuscirono a convincerlo. Persuadere i tre ragazzi, invece, è stato molto più facile: è bastato il profumo proveniente dalla cucina.

Giorno 7. Come ogni cosa anche i viaggi hanno un inizio e una fine, e noi siamo quasi giunti al termine di questa nostra avventura turco-balcanica con la fedele W210.
Ore 5:45, prima di affrontare il lungo rientro i viaggiatori prendono d’assalto il buffet dell’Hotel Holiday. “La sala da pranzo rimanda direttamente all’era post sovietica, tuttavia, spero che non snaturino troppo la vera essenza di questo hotel così ricco di storia con delle ristrutturazioni troppo invasive”, riflette Alberto. Del resto, tutto sta cambiando: “nel 2018, quando ero stato in Bosnia Herzegovina per la prima volta, l’autostrada che abbiamo percorso non esisteva ancora”, ricorda Alberto. Sulle strade nuove di zecca, sembra di volare, complice il traffico praticamente inesistente fino al confine con la Croazia. Qui, invece, la Mercedes si trova dinanzi ad una coda infinita di camion ed essendo su strade normali, a carreggiata unica, non i tre non si fidano a sorpassare. Almeno fino al momento in cui un autoctono li sorpassa a bordo di una Skoda Octavia e, a guardare la naturalezza con cui sorpassa tutti, i tre decidono di seguirlo, realizzando quanto tempo stavano risparmiando in questo modo.
Road Map: Sarajevo → Besana Brianza (MB) 1060km.

La Cortina che non c’è più. “Entrati in Croazia tutto pare più ‘occidentalizzato’, sicuramente un bene per le persone chi vive qui ma non per noi viaggiatori, che sentiamo sempre più vicina l’Italia”. Il confine con il Belpaese arriva presto dopo aver percorso le idilliache autostrade slovene. Sosta, obbligatoria, presso l’ultimo benzinaio sloveno per fare il pieno di gasolio (fino all’orlo) e poi via: la A4 Torino Trieste diventa il regno della Classe E, almeno fino all’uscita di Agrate Brianza. Il viaggio è davvero finito.

Un’esperienza indimenticabile. “Questo viaggio era nato quasi per scherzo ma si è rivelato avventuroso e ricco di momenti emozionanti, soprattutto in relazione al tempo a disposizione”. Prosegue: “Sarebbe stato impossibile sfruttare al meglio sette giorni in un’avventura on the road, un’esperienza dalle sensazioni incomparabili rispetto a uno ‘sterile’ volo Malpensa – Istanbul”.
La Mercedes-Benz E220 CDI si è rivelata una compagna di viaggio eccellente, non che avessimo dubbi… Alberto dichiara soddisfatto: “L’auto si è comportata egregiamente nonostante l’elevato chilometraggio. Al rientro l’unico intervento è stato il rabbocco del liquido lavavetro. Il consumo d’olio è stato praticamente nullo. Con un occhio sul computer di bordo, in totale abbiamo percorso 4.500 km in quasi 52 ore di guida. La media generale è stata di 87 km/h per un consumo medio di 16,4 km/l.” Niente male per una distinta signora, a pieno carico, con 22 anni e 360.000 km sulle spalle.

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