Tre amici e una Classe E: in viaggio dalla Brianza all'Asia - Ruoteclassiche
Slow Drive
27 November 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Tre amici e una Classe E: in viaggio dalla Brianza all’Asia

Un nostro giovane lettore ha voluto condividere la sua straordinaria traversata intercontinentale: una nuova avventura on the road che, dal 5 al 11 novembre scorsi, lo ha visto alla guida della sua Mercedes-Benz E220 CDI del 1999 accompagnato da due amici. Partenza da Besana Brianza (MB), rotta sull’Asia minore con arrivo a Istanbul. In due puntate vi racconteremo le tappe di questa avvincente impresa dall’abitacolo di una youngtimer “stellata”, vera regina dei grandi viaggi.

L’idea di attraversare l’Europa per raggiungere le porte dell’Asia lo stuzzicava fin da bambino, racconta Alberto Rossi: “I viaggi ‘on the road’ sono il genere di avventure che preferisco: mentre scorrono i chilometri vedi il lento cambiare dei paesaggi, delle persone, dei climi. Si possono sentire odori e profumi sempre differenti”.
Novembre 2021, Alberto ha 27 anni e le chiavi della sua prima auto in mano, una Mercedes-Benz Classe E W210, 220 CDi in allestimento "Classic" del 1999 con 357.000 km all’attivo. “All’inizio cercavo la serie precedente, la mitica W124. La W210 non mi piaceva, poi ne trovai una (lei), in vendita a una cifra irrisoria. Decisi di andare a vederla e mi sono ricreduto”. E rivela: “Mi ha colpito per il comfort. Avendo lavorato come autista NCC, ho ritrovato lo stesso feeling delle Classe E più recenti. Ma soprattutto mi ha conquistato l’accoppiata motore-cambio, l’automatico Nag a cinque marce. Non per le performance assolute ma per la fluidità e per il senso di sicurezza che infonde, è un’auto in grado di trasmettere fiducia”. Un prerequisito fondamentale se si deve affrontare un viaggio di quasi 5.000 km.

I preparativi. L’idea del viaggio è nata quasi per gioco, dopo che lo scorso settembre il giovane ligure, trapiantato in Brianza, aveva iniziato a percorrere le strade dell’Est in moto. Ora toccava mettere alla prova anche la sua Classe E. Un’impresa che Alberto riesce a portare a compimento accompagnato da due cari amici: Luca ed Enrico, entrambi appassionati di auto. “Scegliere bene i compagni di viaggio è importante, infatti non abbiamo mai litigato su chi dovesse stare al volante, essendo amanti della guida ci siamo alternati regolarmente. Per quanto riguarda i preparativi, si sono limitati a semplici interventi di routine, come la sostituzione dell’olio motore, del filtro olio e delle pastiglie posteriori”.

Giorno 1.Road Map: Besana Brianza (MB) → Istanbul, 1989 km.
Alberto racconta: “Dopo un centinaio di km decidiamo di fermarci per cenare in un autogrill lungo la A4 dopo Brescia. Dopo la sosta, le redini passano nelle mani di Enrico mentre io mi accomodo sul sedile posteriore dove mi appresto a passare la notte, sperando di riuscire a dormire almeno qualche ora”. Il primo confine è quello di Villesse (GO), tra Italia e Slovenia, poi quello croato: questa volta con una dogana vera e propria e la polizia di frontiera. Il confine serbo si avvicina. Di nuovo in marcia fino alla Bulgaria. Qui il limite autostradale è di 140 km/h, fuori dal finestrino scorre la grigia e noiosa pianura bulgara. Il pomeriggio vola mentre le temperature si alzano, fino a raggiungere i 25° al confine con la Turchia. Passata la frontiera, l’immancabile foto di rito: un’istantanea memorabile.

L’arrivo a Istanbul.Road Map: Istanbul e dintorni, pranzo sul Mar Nero, 120km.
“Senza particolari intoppi arriviamo alle porte di Istanbul, dove oltre alla nebbia ci tocca affrontare anche il traffico infernale della capitale”. Ponti altissimi sovrastano la capitale turca una città tentacolare, viva (e trafficata) giorno e notte. Dopo quasi 20 ore di guida e 1.989 chilometri all’attivo è giunta l’ora del meritato riposo in hotel. “Abbiamo le energie solo per una doccia ed un buon kebab”, confessa Alberto.
Dopo l’impegno alla guida è tempo di trascorrere una giornata all’insegna del relax in città: “Abbiamo percorso oltre 15km a piedi, visitato la Moschea di Santa Sofia e dopo la canonica gita in battello sul Bosforo”. Attraversato lo Yavuz Sultan Selim, uno dei tanti ponti che collegano le due sponde della città, i tre amici entrano ufficialmente nel Continente asiatico. A Riva li attende un gustoso pranzo a base di pesce sul Mar Nero. “Tornando verso Istanbul facciamo il pieno alla nostra Classe E, qui il gasolio costa circa 70 centesimi di euro al litro, altro che Livigno!”

Giorno 4.Road Map: Istanbul → Lago Perucac (Serbia), 960km.
Inizia la fase di rientro, con la prima tappa in Serbia. Dopo circa 250km, il passaggio dalla dogana bulgara non è rapido come all’andata. Ci riferisce Alberto: “Il doganiere ha effettuato una scrupolosa ispezione, controllano persino dentro la plafoniera delle luci interne, danneggiandola. Il tutto mentre un paio di colleghi incuriositi, probabilmente dalla targa italiana, gironzolavano intorno all’auto dando leggeri calci alla carrozzeria per sentire se c’era qualcosa nascosto all’interno”. Varcato il confine tutto fila liscio. Cala il buio ma non l’imprudenza di alcuni automobilisti serbi che si cimentano in sorpassi azzardati sulle veloci strade di campagna.

La casa sul lago.Road Map: Lago Perucac (Serbia) → Sarajevo 155km.
Intorno alle 19, i tre ragazzi arrivano sani e salvi al Lago Perucac, il lago artificiale dove passeranno la notte a bordo di una casa galleggiante. Nei paraggi c’è solo un ristorante aperto. “Entriamo. Si tratta in realtà di un fumoso bar, dove i pochi clienti ci squadrano al nostro ingresso. E, quando uno di questi cerca di estorcerci un passaggio fino alla vicina città di Bajna Basta, capiamo che è il momento di uscire”, racconta Alberto. Fortunatamente i tre hanno fatto incetta di snack, che possono gustare al calore della stufa nella casa galleggiante. Per oggi è tutto.
“L’indomani, decidiamo di fare un tuffo, gelido ma ristoratore, nel Lago Perucac. Docciati e riscaldati lasciamo l’idilliaca casetta galleggiante e puntiamo la nostra Stella alla volta di Sarajevo”. Il Parco Nazionale Tara, ricco di scorci meravigliosi traccia il confine naturale con la Bosnia Herzegovina. Alla dogana gli viene chiesto di pagare una Tassa Ecologica. Imposta che, stranamente, non veniva fatta pagare a tutti, spiega Alberto: “Non ci è stato chiesto nulla riguardo alla classe inquinante del nostro veicolo. Per evitare problemi abbiamo versato due euro nelle mani dell’ufficiale bosniaco e abbiamo ripreso la nostra marcia verso Sarajevo”.

Verso Sarajevo. È ora di pranzo, i tre amici si fermano a Visegrad: la città assunse un ruolo di primo piano nella guerra dei Balcani per la sua posizione strategica, tra il confine Serbo e della Repubblica Srpska, l’attuale Bosnia Herzegovina. “Giunti a Sarajevo ammiriamo la maestosa biblioteca Nazionale e scorgiamo la fiamma eterna: il memoriale alle vittime della Seconda Guerra mondiale a Sarajevo”. Il soggiorno è presso Hotel Holiday, fondato nel 1984 per le Olimpiadi Invernali: un albergo storico, che durante la Guerra dei Balcani ospitò dapprima la famiglia del criminale di guerra Karadzic e poi divenne la base operativa per i reporter stranieri in collegamento dalla città. “Decidiamo di camminare un po’ e ci dirigiamo verso la Baščaršija, l’area centrale della città: in origine adibita a mercato, ora ricca di negozi e soprattutto di ristoranti”. Qui, i tre amici assaggeranno il ‘Cevapi’, piatto tipico bosniaco a base di polpette di carne speziata e cipolle servito dentro un pane locale, detto ‘Somun’ ”.
Si narra che chi passa la notte sveglio a Sarajevo può udire le voci del suo lato oscuro. Confessa Alberto: “Noi, per questa volta ci fidiamo e preferiamo andare a dormire”.

(continua)

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