Slow Drive: una Spider in Sicilia tra tesori ed eterni dilemmi - Ruoteclassiche
Slow Drive
05 November 2021 | di Giosuè Boetto Cohen

Una Spider in Sicilia tra tesori ed eterni dilemmi

Slow Drive: prima puntata di una vacanza fuori stagione, da cui prendere spunto. Partenza in nave, all’antica, poi on the road nella Sicilia occidentale. L’Alfa Spider 916 è una compagna ideale, tra Palermo, il Belice, Sciacca, Trapani e la riserva dello Zingaro. Tesori a gogò, emozioni e crucci di sempre.

Anche in autunno inoltrato la Sicilia resta una meta fantastica da percorrere a cielo aperto, con temperature tra il 15 e il 26 gradi, sole quasi assicurato, l’acqua del mare a 22 e soprattutto il vuoto umano dopo la grande ressa estiva. Se non ci si mette l’uragano mediterraneo che quest’anno ha allagato Catania, ci si può illudere di essere tornati agli anni Sessanta, quando il turismo era un lusso e la scoperta dei luoghi, naturali e artistici, una vera scoperta.
In ottobre le spiagge e le cale sono deserte, i templi e le chiese attendono in silenzio i rari avventori, gli alberghi (anche i più belli) costano la metà e si possono scegliere cammin facendo, anche last-minute. Chi quindi può permettersi una vacanza in bassa stagione dovrebbe seriamente considerare la meta Sicilia, sfavillante nelle sue grandezze tutto l’anno, ma ancor più in primavera e in autunno.
Naturalmente muoversi con una spider aggiunge molto all’itinerario stradale e una youngtimer non troppo delicata può essere la scelta ideale per un viaggio di una decina di giorni o più, visto che la navigazione dal nord o le percorrenze dal centro-sud richiedono sempre un po’ di tempo.

La compagna di viaggio. La nostra auto è la ben nota “916”, l’ultima spider Alfa Romeo del ‘900 (detto così suona davvero bene), e l’ultima prodotta ad Arese (fino al 2000). Una instant-classic di Pininfarina (1995, stile di Enrico Fumia) che oggi più di allora è osservata con interesse dagli appassionati di design e anche da chi investe.
Molto amata in Inghilterra e Germania, vede il listino in costante ascesa, pur rimanendo ancora assolutamente abbordabile. La nostra 916 si presenta con una delle livree più riuscite (parola di Fumia), il raro giallo metallizzato “Zoe”, pratici interni in stoffa (si può perfino posteggiare al sole) e il motore 1800 Twin Spark da 147 cavalli, da alcuni ritenuto più nervoso e più Alfa della versione due litri con gli alberi equilibratori. Ma torniamo, per ora, all’itinerario.

In nave, come una volta. Per chi arriva da settentrione esiste un’ottima rotta: è la Genova-Palermo che viene coperta in un giorno e una notte. In ottobre l’unica compagnia in funzione è Grandi Navi Veloci: offre servizi quotidiani (tranne la domenica) con unità moderne e confortevoli. Consigliatissime le cabine vista mare, luminose e più adatte alla lunga permanenza a bordo. Essendo quadruple, per due persone diventano quasi abbondanti, ben climatizzate e decorosamente allestite. Una buona idea è richiedere il “late checkout” con un piccolo sovrapprezzo, in modo da evitare lo sfratto a metà pomeriggio tra le urla dei camerieri, che non sono proprio cadetti di Livorno.
Il pacchetto completo GNV, andata e ritorno in coppia, costa sui 450 euro. Meno della metà, quindi, di un classico “fly and drive”, che certamente non vi metterebbe in mano una Alfa Spider o un’altra sportiva di razza.

Suggestioni d’antan. Ma anche fuori dal privé della cabina la permanenza a bordo è piacevole. I ponti aperti sono ben protetti dal vento e perfino pavimentati in mogano; ai bambini urlanti dell’estate si sono sostituite molte coppie senza figli, signore sprofondate nelle pagine di un romanzo e muscolosi autotrasportatori di entrambi i sessi. I fasti della Michelangelo sono lontani, ma se alla reception affittassero le sdraio-transatlantico, qualcuno potrebbe sognare.
Lo sbarco a Palermo è un po’ complicato, per la viabilità medioevale del porto “moderno” sommata all’ impressionante capienza della nave: insieme infliggono anche un’ora di attesa tra la chiamata ai garage e il momento in cui si esce finalmente dal ventre della balena. Al nostro arrivo, in più, Palermo sembrava gemellata con Glasgow: un nubifragio allietava l’attracco, visibilità zero e sulle banchine acqua alle caviglie. Una splendida Giulietta SS iscritta alla Targa Florio ha perso un tergicristallo, appena toccato terra. Generosi quanto inutili i tentativi di soccorso, con il proprietario che dragava la banchina invocando Santa Rosalia.
Sfortune a parte, per sbarcare dalla nave per primi (salendo però ultimi), si può acquistare il bollino priority: 30 euro a nostro avviso ben spesi.

Prima di tutto, Palermo. Nella città antica, dove bisogna assolutamente fare tappa almeno due giorni, l'auto non serve. Bene scegliere un albergo con un garage privato: il Grand Hotel Centrale Palace, ai Quattro Canti, in estate sarebbe probabilmente inavvicinabile. Oggi, con un po’ di fortuna, una doppia si trova a 120 euro.
I “must see” di Palermo sono elencati in ogni buona guida, che speriamo avrete già in mano. Qui val la pena aggiungere qualche novità o gioiello men visto, che potreste correre il rischio di perdere per strada. Il restauro e la collezione d’arte contemporanea di Palazzo Butera, una delle “regge “ palermitane più imponenti, salvata e reinterpretata con maestria dall’architetto Cappellini e il collezionista-mecenate Valsecchi.
Il nuovo allestimento del museo archeologico regionale, con (tra il molto altro) i frammenti policromi trovati dei templi di Selinunte ed i reperti punici di Mozia. Gli oratori di San Domenico e Santa Cita, con i meravigliosi stucchi del Serpotta, che fecero innamorare anche Luchino Visconti, mentre girava il Gattopardo. Infine un grande plauso alla pedonalizzazione di via Vittorio Emanuele (dopo quella di via Maqueda), una scelta lungimirante e cruciale per riportare vita e dignità al cuore di questa città meravigliosa.

(1 - continua)

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