Volvo 850: la rivoluzione silenziosa - Ruoteclassiche
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31 March 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Volvo 850: la rivoluzione silenziosa

La Volvo 850 incarnava pienamente i valori del marchio svedese: come i modelli che l’hanno preceduta, coniugava il classico stile geometrico e un livello di sicurezza straordinario. Questa volta, anche le prestazioni e l’handling erano degni di nota ma le novità più importanti erano celate sotto la robusta carrozzeria.

Il motto di presentazione della Volvo 850 potrebbe lasciare un attimo interdetti: "Un'auto dinamica con quattro novità mondiali". A prima vista, la Volvo 850 era quanto di più tradizionale ci si potesse aspettare dalla casa di Goteborg: una tre volumi scatolosa, degna della miglior arte figurativa infantile. Quando si parla di Volvo, il binomio tra immagini rassicuranti di famiglie scandinave e foreste di conifere sullo sfondo viene quasi automatico. E non è esattamente l’idea più prossima al concetto di performance… Ma al netto degli stereotipi, con la 850 in Casa Volvo iniziava a cambiare qualcosa.

Grandi ambizioni. Presentata nel 1991, la Volvo 850 affiancava la gloriosa "Serie 200" e la recente "Serie 900" (presentata nel 1990) assumendo il ruolo di berlina di gamma medio-alta, divenendo il modello cardine della nuova gamma Volvo. Proprio per questo motivo i tecnici di Goteborg profusero il massimo impegno affinché la nuova berlina, così come l’immancabile variante station, tenesse fede al buon nome della Casa svedese.
Per lo sviluppo vennero stanziati i più ingenti investimenti industriali che la Svezia avesse conosciuto fino a quel momento: la futura 850 si sarebbe differenziata in maniera sostanziale dai precedenti modelli realizzati da Volvo. Il progetto venne coordinato da Jan Wilsgaard e un primo e quasi impercettibile indizio di quella “rivoluzione silenziosa” era dato dagli angoli che iniziarono ad essere smussati. Tuttavia, le quattro novità annunciate erano tutte da ricercare sottopelle. Ad esempio, tutti i motori erano dei cinque cilindri montati trasversalmente con la trazione anteriore, una soluzione inedita per le berline Volvo di quel segmento.

Una botte di ferro. Come era lecito aspettarsi, sul fronte sicurezza si viaggiava in una botte di ferro: la Volvo 850 portava al debutto i poggiatesta con sistema WHIPS che prevenivano il colpo di frusta e il sistema protezione dagli impatti laterali (SIPS) con barre antintrusione inserite nelle portiere. Un principio che Volvo ha applicato con la serie 900 e che nel 1995 venne integrato con gli airbag laterali, disponibili insieme all’airbag per il passeggero. Il corredo della sicurezza passiva era completato con i rinforzi sul pianale e sul padiglione, mentre i sedili anteriori potevano contare sul meccanismo di pretensionamento autoregolante per le cinture di sicurezza (ARH). Non potevano mancare all’appello l’airbag lato guida e l’impianto frenante a doppio circuito con ABS, tutti offerti di serie. Per garantire la massima direzionalità anche sui fondi insidiosi, la 850 era disponibile nella variante “AWD”, la prima vettura Volvo con trazione integrale.
Con queste prerogative, non è difficile comprendere come mai la 850 venisse indicata come “l’auto più sicura al mondo”. A stupire era semmai la sua reattività, esaltata dall'assale posteriore delta-link che abbinava la dinamicità e il comfort di guida delle sospensioni indipendenti alla sicurezza di un assale posteriore attivo.

Puntava alle stelle. Lo stile geometrico dissimulava bene un accurato studio aerodinamico che consentiva alla Volvo 850 di raggiungere un impressionante Cx di 0,29. Ciò favoriva i consumi e le permetteva di raggiungere prestazioni di tutto rispetto anche nelle motorizzazioni meno potenti, quelle della linea “GLE”.
La debuttante era la Volvo 850 GLT e poteva contare su un motore due litri 20 valvole da 170 CV. La 850 GLT, pur mantenendo elevati livelli di comfort, doveva essere un’auto briosa e piacevole da guidare. La nuova berlina teneva fede al briefing del “Progetto Galaxy”, il programma con il quale Volvo mirava alle stelle, come dichiarava il management dell’epoca. L’obiettivo era espandersi nel segmento “premium” tenendo testa alle rivali, a partire dalle tedesche, dominatrici indiscusse dell’alto di gamma.

Monolitica. La 850 Wagon, la familiare, venne presentata nel 1993 e si riallacciava direttamente alla tradizione delle “brick wagon” (letteralmente “familiari realizzate in mattone”) che l’hanno preceduta. La sezione posteriore brutalmente tronca, con i gruppi ottici estesi lungo l’intero montante, favoriva la massima capacità di carico. La familiare si aggiudicò in seguito il prestigioso riconoscimento giapponese “1994 Good Design Grand Prize”, oltre che il premio italiano per la “Vettura familiare più bella”. Tra il 1994 e il 1995 la 850 venne sottoposta a due leggeri facelift che ingentilirono i paraurti, la fanaleria e il volante. Nel 1995, venne introdotto anche il motore diesel: il 2,5 litri TDI del gruppo Volkswagen.
Intanto, al Salone dell’Auto di Ginevra del 1994 debuttava anche una nuova variante della famiglia 850. Il colore giallo acceso della T-5R lasciava presagire che Volvo stava abbandonando ogni timidezza, puntando dritta alle “sport sedan” e le “sport wagon” teutoniche. Sotto il cofano trovava posto un 2,3 litri turbo con intercooler capace di 240 CV di e 330 Nm di coppia massima. Per il mercato italiano, ancora soffocato dall’Iva pesante per le cilindrate sopra i 2.000 cc, era disponibile la variante T5-R con motore due litri da 211 CV.

Le wagon da corsa. La Volvo 850 T5-R era un modello speciale: inizialmente si pensò ad una produzione di 2.500 esemplari, ma nel giro di poche settimane le vetture verniciate in giallo furono esaurite. Lo stesso avvenne per i successivi lotti in nero e verde scuro.
Il lancio del modello speciale non fu casuale: nel 1994 Volvo partecipò al BTCC, il Campionato Britannico Vetture da Turismo schierando due esemplari. Occorrevano perciò alcune migliaia di esemplari stradali per l’omologazione dei modelli da gara. Tuttavia, la Volvo ci teneva ad annunciare il suo rientro in grande stile nel motorsport e decise di farlo a modo suo: mai si era vista un’auto da competizione con la scocca di una station wagon. L’avventura delle wagon da corsa, loro malgrado, durò poco. L’anno successivo le carrozzerie station wagon vennero bandite dal regolamento ma la Volvo 850 continuò a gareggiare in variante berlina.
Nel corso del 1996 le T5-R erano andate tutte a ruba e, considerato il successo, Volvo decise di mettere a listino la variante ad alte prestazioni della 850: la 850R, questa volta senza restrizioni. Per l’occasione, il motore venne leggermente modificato, la potenza salì a 246 CV, la coppia motrice raggiunse i 340 Nm e la dotazione venne aggiornata.

Sotto mentite spoglie. Nel 1997, le versioni berlina e familiare della 850 uscirono dai listini, al loro posto vennero commercializzate le Volvo S70 e V70. Sul finire degli anni 90, molte Case automobilistiche cambiarono la nomenclatura dei propri modelli e così avvenne anche per la Volvo. Le S70 e V70 non erano altro che Volvo 850 ristilizzate: nuovo nome, stesso vecchio e solido metallo svedese.

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