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147 2.0 Twin Spark: l’Alfa Romeo full optional di Linoangelo

Nel 2001 Linoangelo cambia la sua 33 con una 147 2.0 Twin Spark. Ha le idee chiare: la vuole nera, col cambio robotizzato, a cinque porte, con selleria in pelle ecc. Dal 2012 è passata nelle mani della figlia Viviana e di suo marito Mauro, che ci spiega i segreti del Selespeed…

Quando Linoangelo va dal concessionario guidando la sua 33 rossa, è febbraio. E ormai ha deciso: è arrivato il momento di prendere una macchina nuova. E deve essere un’Alfa Romeo 147 2.0 Twin Spark. Ecco perché quando entra, si siede e comincia a elencare quello che vuole, sembra che abbia in testa una lista della spesa. Perché ce l’ha davvero: cinque porte, interno in pelle, navigatore, impianto Bose ma, soprattutto, vuole il 2000 (1970 cc per l’esattezza) a doppia accensione che è una delle cifre della Casa del Biscione. E lo vuole abbinato al cambio robotizzato a cinque marce Selespeed che, all’inizio del millennio, fa ancora tanto futuro. Ciliegina sulla torta, deve essere nera, visto che dalla Fiat 128 tre porte in poi (passando per una Ritmo 105 e la 33 16 valvole parcheggiata fuori) ha avuto solo macchine rosse.

Un anno per pensare – A onor del vero Linoangelo ha avuto tutto il tempo per focalizzare i suoi desiderata, visto che dal debutto della 147 è passato circa un anno. Presentata in anteprima al Salone di Torino nella primavera del 2000, la 147 arriva dai concessionari in ottobre. La sigla dichiara subito la missione di questa berlinetta a due volumi: che non è solo quella di condensare 145 e 146 in un unico modello, ma soprattutto quella di cercare di replicare il successo della sorellona a tre volumi, altra opera di Walter de Silva, l’Alfa 156, da cui prende in prestito pianale e meccanica.

Passaggio generazionale – Questo esemplare, Nero Fuoco, esce di fabbrica il 13 di quell’indimenticabile settembre 2001, che ha cambiato il mondo; il 21 è già pronta per essere immatricolata. Da allora ha percorso circa 150 mila km, di cui oltre la metà con Viviana, figlia di Linoangelo, e suo marito Mauro, che dal 2012 sono i nuovi proprietari di questa youngtimer ormai diventata di famiglia. Per lei, poi, è un pezzo di cuore. “Già perché, per comprarla, papà ha rottamato la mia adorata 33 4×4. Una macchina fantastica…”. Alfa che va, Alfa che viene.

Vent’anni e non sentirli… quasi – A oltre vent’anni di distanza, quello che sorprende è la contemporaneità di alcuni elementi di design, come i caratteristici fanali, o quello scudetto con lo stemmino che “vola”. O l’inconfondibile maniglia in alluminio delle porte anteriori, cifra anche della fiancata delle 156, con quella posteriore mimetizzata nel montante. L’interno in pelle nera ha conservato il fascino da selleria di pregio qual è. Le plastiche rivestite in gomma no: son diventate appiccicose come succede in tutte quelle auto (svedesi, francesi, tedesche o giapponesi che siano) che in quegli anni hanno adottato una finitura piacevole al tatto, ma che non sa invecchiare bene. Altro elemento datato è lo schermo a colori in mezzo alla plancia, di dimensioni generose per l’epoca, che per funzionare funziona ancora, visto che ti accoglie a ogni accensione con uno stemmone Alfa in campo rosso, ma il pezzo forte del Connect Nav+, il navigatore appunto, ormai non si collega più a niente. Mentre tutto il resto invece fa ancora il suo dovere: l’autoradio (con lettore CD e impianto Bose “che suona bene quanto il motore”, parola di Mauro) e il telefono GSM con tanto di viva voce.

Sicurezza all’avanguardia – “Auto dell’anno” nel 2001, oltre che su piacere di guida e dotazioni tecnologiche, questa berlina puntava moltissimo sulla sicurezza: attiva (quattro freni a disco con Abs, Ebd, Asr, Msr, che regola la coppia frenante in scalata, e Vdc, cioè il correttore di stabilità in curva) e passiva (sei airbag, compresi i due che coprono l’intera finestratura laterale, barre antintrusione, piantone dello sterzo collassabile e cinture anteriori con pretensionatore). Ma il vero pezzo forte di questo esemplare, che allora fu comprato per oltre 54 milioni di lire, rimane proprio il motore ostinatamente voluto da Linoangelo: quel quattro cilindri Twin Spark di 2 litri a 16 valvole (Euro 3) da 150 CV che, coadiuvato dalla precisione di guida e dalla comunicatività del volante, rende questa 147 un gran mezzo con cui andare
a passeggio sulle strade di montagna.

Selespeed: gioie e dolori – Secondo Mauro, che ormai ha accumulato un’esperienza decennale con questa 147, il robotizzato Selespeed a cinque marce è un gran bel cambio. “Peccato che la Fiat non ci abbia creduto abbastanza”, fa notare con una punta di rammarico. Del resto, non è un caso che in tutti questi anni di convivenza gli unici problemi veri e propri siano stati causati da questa trasmissione. “La verità è che l’elettronica che gestisce il cambio è troppo vicina ai collettori di scarico”, spiega Mauro. “Così, alla lunga, le tre elettrovalvole saltano come cavallette impazzite. Esistono alcuni modi per risolvere il problema: o si mettono i connettori con specifiche militari, o si saldano i singoli contatti (lavoro da certosino e, se poi devi smontare qualcosa, ti tocca tagliare tutto). Oppure dopo ore di forum scopri che basta cambiare l’elettrovalvola rotta, invece di sostituire tutto quanto come vorrebbero le officine”. Più facile di così.

Testo e fotografie di Nicolò Minerbi

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