1976: nasce la Fiat 126 Personal e l'utilitaria diventa un salottino - Ruoteclassiche
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20 February 2021 | di Alfredo Albertini

1976: nasce la Fiat 126 Personal e l’utilitaria diventa un salottino

Quarantacinque anni fa la Fiat lanciò la Personal, versione meglio rifinita ed equipaggiata della 126 "base" del 1972, che ebbe il difficile compito di sostituire l'amatissima 500 nel cuore degli italiani. E se la linea della 126 era in parte ispirata dal prototipo Fiat City Taxi di Pio Manzù, alcune soluzioni estetiche del veicolo sicuro ESV 1500, realizzato dal Centro Stile Fiat, vennero riprese sulla Personal.

Quando uscì, a fine 1972, la Fiat 126 ebbe l'arduo compito di prendere il posto della 500, che ormai aveva una quindicina di anni. Più comoda, spaziosa e brillante, essa piano piano riuscì a far breccia nella clientela, anche se la semplicità delle sue finiture fece rimpiangere la precedente 500 Lusso. E così, in Fiat, si decise di effettuare una serie di interventi estetici, volti a rendere la spartana 126 in una piccola bomboniera, migliorandone anche le attitudini cittadine. I tecnici torinesi presero qualche idea dal precedente prototipo ESV 1500, acronimo di Experimental Safety Vehicle, presentato per un concorso indetto dalla NHSB (National Highway Safety Bureau) e caratterizzato dalle imponenti protezioni frontali, laterali e posteriori, indispensabili a ridurre i danni in caso di urto. Il corpo centrale e le ruote erano quelli della 126, ma con linea a tre volumi e muso e coda inediti. Anche i finestrini posteriori avevano forma un po' diversa, ma quello che interessava maggiormente al Centro Stile Fiat era l'inserimento nella carrozzeria di elementi elastici a protezione dei piccoli urti in città.

Per il rally cittadino. Naturalmente la Personal non poteva adottare le soluzioni della ESV, troppo costose e comunque non richieste da alcun regolamento italiano, ma circondare la nuova versione della 126 di paracolpi era una buona idea. E così, con costi contenuti, si riuscì a quadrare il cerchio: rinnovare la linea, rendere il modello più attraente, garantire una certa salvaguardia alla scocca. Perché, come venne scritto nel primo dépliant: “Questa originale protezione integrale permette alla 126 Personal di affrontare con meno preoccupazioni (e senza danni) tutte le incognite del quotidiano rally cittadino”. E ancora “Essere prudenti alla guida oggi non basta più: bisogna anche difendersi dalla imprudenza e dalla sbadataggine degli altri... Il frontale e il posteriore della carrozzeria sono le parti più esposte ai piccoli traumi da parcheggio e da semaforo: i robusti paraurti della 126 Personal annullano le conseguenze di quei piccoli incidenti che fanno perdere tanto tempo e tanti soldi dal carrozziere”.

Sempre bicilindrica. In effetti, così trasformata e con un cofano motore ridisegnato, la Personal cambiò volto alla 126, divenne più simpatica e giovane, grazie anche a una gamma di colori squillante composta da sei tinte: bianco, giallo, rosso arancio, blu scuro, verde chiaro, blu Adriatico. Optional l'antifurto, il lunotto termico, le cinture di sicurezza, il tetto apribile in tela. Quattroruote, nell'articolo di presentazione, specificava che il materiale usato per i paracolpi si chiamava “Shimoco FG 8, un SMC (Sheet Molding Compound), cioè una vetroresina colorata e preimpregnata con speciali fibre direzionali che migliorano le caratteristiche di resistenza meccanica nelle direzioni volute. I paraurti sono in grado di sopportare urti sino a 5 km/h, contro 1-1,5 km/h di quelli in metallo”. Dal punto di vista meccanico poche le modifiche: il motore, posteriore, restava il bicilindrico raffreddato ad aria di 594 cm³ da 23 CV Din con cambio a quattro marce. Però l'impianto frenante venne potenziato con tamburi derivati da quelli della 128. Migliorati anche i mozzi, i cuscinetti dei fusi a snodo e i semiassi posteriori mentre l'alternatore prese il posto della dinamo. Diversa anche la taratura degli ammortizzatori.

Quattro posti nel velluto. Ma, rispetto alla “base”, il colpo d'occhio più appagante era sicuramente all'interno, quasi completamente rivestito di moquette dal pavimento alla plancia. I sedili, ridisegnati, diventarono più avvolgenti con rivestimento in elegante velluto. I vetri posteriori si potevano aprire a compasso, i comandi aerazione resi più funzionali. Due i colori della moquette, grigio e beige, e tre quelli dei sedili, marrone, blu e beige. Nuovi anche il volante con corona morbida e il pomello del cambio, ora con forma a cono rovesciato. Curiosamente vennero proposte due versioni: la Personal 2 con piano di carico posteriore piatto, ottenibile asportando il cuscino orizzontale del sedile e tasconi rigidi portaoggetti sui passaruota, la Personal 4 con un vero sedile posteriore.

Sempre conveniente. Il prezzo di lancio (novembre 1976) di 1.988.000 lire (130.000 lire più della “base”) faceva della 126 la quattro posti più economica del mercato. Per una 127 occorreva infatti spendere 2.749.000 lire, per un'Autobianchi A112 N 2.690.000 lire, per una Citroën 2CV 4 2.246.000 lire, per una Dyane 2.339.000 lire, per una Simca 1005 2.310.000 lire. La carriera della Personal continuerà con varie modifiche, alcune serie speciali (Black e Silver) e il trasferimento della produzione in Polonia. Dal settembre del 1987 venne abbandonato il motore raffreddato ad aria in favore di un 700 raffreddato a liquido e disposizione a sogliola, che permise l'adozione del portellone. Ma paraurti elastici e fianchi protetti rimasero, a dimostrazione della validità dell'idea. Quanto vale oggi una 126 Personal prima serie? La quotazione A+ di Ruoteclassiche è di 4500 euro, 3000 in meno di quella della 500 Lusso. Un prezzo interessante per una piccola automobile non facilissima da trovare in condizioni perfette.

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