Fiat 124, la Società delle Nazioni
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06/03/2026 | di Emiliano del Bue
Fiat 124, la Società delle Nazioni
60 anni fa, il concetto di "auto per tutti" della Fiat diventa di portata universale con la nuova berlina media, declinata in varie tipologie di carrozzeria
06/03/2026 | di Emiliano del Bue

Benché la capostipite sia la 124 berlina, quando al Salone dell'Automobile di Ginevra vengono sollevati i teli nel marzo 1966 si parla già di famiglia allargata: una media popolare declinata in varie carrozzerie per rispondere a ogni esigenza. Tutto fuorché facile, poiché all'interno della Fiat stessa erano nate inerzie, opposizioni e ripensamenti durante la gestazione. Nelle fumose ambizioni degli strateghi commerciali della Casa torinese, la 124 avrebbe dovuto sostituire sia la 1100D che le 1300-1500, ma correva aperta rivalità fra i reparti addetti allo studio dei nuovi modelli, e la determinazione a esplorare era scarsa. Dante Giacosa era convinto che fossero ormai maturi i tempi per la trazione anteriore, ancora caparbiamente osteggiata dal CdA nonostante i promettenti risultati con l'Autobianchi Primula, e che l'assenza d'innovazione avrebbe reso la nuova vettura poco competitiva. Alla fine, ebbe il sopravvento l'ala più conservatrice del management della Fiat, consapevole della propria posizione di semi-monopolio sul mercato interno e che, per vendere, non era indispensabile lanciare per forza un modello evoluto.

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Su misura per chiunque

Il successo della 124 berlina non fu però un caso: appositamente concepita per mettere d'accordo chiunque, attraverso una costruzione robusta e semplice da fabbricare in molti Paesi del mondo, anche in via di sviluppo. La sua linea, giudicata troppo squadrata, semplice e poco fantasiosa, fu così giustificata. In compenso l'abitacolo era molto luminoso grazie all'ampia superficie vetrata, e raccolse consensi il favorevole rapporto lunghezza-larghezza, adatto a cinque persone. Spinta da un inedito motore di 1197 cm³ da 60 CV, si dimostrò a conti fatti brillante, seppure un po' rumorosa, anche prima di poter contare sulla più rifinita e potente Special, disponibile dal 1968. È grazie alla 124 se, proprio nel 1966, la Fiat firma con il governo russo l'accordo per la costruzione dello stabilimento automobilistico VAZ a Togliattigrad, dedicato alla sua derivata Zhigulì, per poi replicare pratiche simili anche in Spagna, Egitto, India, Turchia, Corea del Sud e Bulgaria.

Tutte protagoniste

Al Salone di Torino, a novembre, debutta anche la versione Familiare: in un mercato ancora acerbo per le station wagon, dimostrò di essere praticissima e a buon mercato tanto quanto la berlina. Insieme a lei fa invece strage di cuori la nuova Sport Spider, disegnata da Tom Tjaarda e prodotta dalla Pininfarina, accattivante e dissoluta come nessun'altra spider della Fiat. Interessante il suo motore, un bialbero azionato da cinghia dentata, portato a 1438 cm³ per 90 CV, accoppiato a un cambio a 5 rapporti. Sarà nei 30 anni successivi l'automobile italiana più esportata in USA e la spider nazionale prodotta nel maggior numero di esemplari di sempre. La più sofisticata d'immagine è però la Sport Coupé, presentata per ultima a Ginevra 1967: monta la stessa meccanica della Spider, pesa solo 40 chili di più (960 anziché 920), è disegnata dal Centro Stile Fiat e prodotta internamente. Anziché essere una coupé di impronta agonistica come le sue antenate, si offre come moderna e grintosa alternativa a quattro posti alle solite berline, per delle coppie più giovani e dinamiche, con un rapporto qualità-prezzo che infastidisce Alfa Romeo e MG...prima che esistesse la Ford Capri. Una formula di successo, ulteriormente rafforzata quando nella gamma si aggiungeranno le motorizzazioni da 1.6 e 1.8 litri.

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