Quest’anno la Mercedes SLK festeggia 30 anni e, se la matematica non è un’opinione, i fortunati che da giovani ebbero l’opportunità di mettersi al suo volante ora hanno i capelli grigi, ma è certo che non disdegnerebbero ancora un giro all’insegna del revival, vista le tante doti della spider tedesca, come possono confermare i collezionisti e chi, anziché venderla, l’ha tenuta.
Figlia del boom delle spider
Un traguardo importante per una delle roadster più rappresentative degli anni 90 che, al debutto, riuscì a riportare la casa della Stella nel cuore del segmento delle spider compatte, con una formula che univa eleganza, prestazioni e una soluzione tecnica destinata a fare scuola. Il tetto rigido, ripiegabile in 25 secondi, la trasformava infatti istantaneamente in coupé, donandole una versatilità da 4 stagioni. Quando la SLK arriva nelle concessionarie proprio all’inizio della stagione delle spider, in Europa occidentale c’è un vero e proprio boom delle scoperte: il numero annuo di immatricolazioni era infatti passato da 11.300 nel 1992 a 98.500 nel 1995. Una crescita impetuosa, alla quale Mercedes partecipa con l’obiettivo di conquistare tutti coloro che avevano sempre desiderato una spider della Stella a Tre Punte, ma consideravano la più grande e prestigiosa “SL” troppo impegnativa.
Compatta e armoniosa con citazioni di classe
Tra l’altro, gli storici rivali tedeschi non erano rimasti con le mani in mano: BMW aveva presentato la “Z3” un anno prima, mentre i vicini di casa di Porsche avevano la “Boxster” in rampa di lancio per l’estate. Ma com’era questa SLK, dove la K stava per “kurz”, ovvero “corta”? Innanzitutto, aveva già fatto il pieno di elogi quando il prototipo era stato svelato sempre al Salone di Torino, ma di due anni prima. Merito di un design che riprendeva gli stilemi classici della casa di Stoccarda compressi in un corpo vettura compatto e armonioso (è la prima Mercedes sotto i quattro metri di lunghezza), capace di coniugare sportività e quell’eleganza che ci si aspettava dal Marchio. Evocativi i richiami alla tradizione, come le nervature sul cofano ispirate alla leggendaria “300 SL”, mentre la parentela con la produzione contemporanea era particolarmente evidente nella componentistica dell’abitacolo e nei fari posteriori triangolari, simili a quelli della “Classe C”.
La 200 aspirata non brilla per prestazioni
La prima generazione, identificata dal codice di progetto R170, viene accolta con entusiasmo e registra un successo commerciale sorprendente, a dispetto di un prezzo tutt’altro che popolare. La 200 con motore aspirato da 136 CV – a dire la verità un po’ fiacchi – costava quasi 60 milioni di lire, quasi il 40% in più di una Mazda MX-5, leader assoluta e pioniera della rinascita delle spider, ma anche la BMW Z3 1.9 litri costava circa 5 milioni in meno. Eppure, i clienti affollano le concessionarie: della SLK piacciono il design moderno e personale, la possibilità unica, rispetto alle concorrenti, di poterla usare sia come spider che come coupé e le finiture all’altezza degli standard Mercedes, anche se con il passare degli anni alcune plastiche tenderanno a diventare appiccicose. Nel complesso ne vengono venduti oltre 311 mila esemplari, un risultato che nessuna delle generazioni successive riuscirà a eguagliare singolarmente.
La più amata dagli italiani è la Kompressor
Al lancio viene proposta con il già citato quattro cilindri di benzina 2.0 litri aspirato, mentre la 200 Kompressor da 192 CV è dotata di compressore volumetrico ed è quella che raccoglie la maggior parte degli ordini in Italia, dove la 2.3 litri Kompressor sarebbe stata tartassata dal fisco. Le prestazioni sono molto interessanti per la tipologia di vettura, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 7,6 secondi e una velocità massima superiore ai 230 km/h, assecondata da un telaio derivato dalla Classe C, accorciato di 29 cm e alleggerito fino a circa 1.200 kg. Tra le altre modifiche specifiche della SLK, le sospensioni leggermente irrigidite rispetto alla berlina, ma sempre con un setup orientato più al comfort che alle prestazioni in curva.
La più potente è la 32 AMG
Nel 2000 arriva un leggero restyling estetico ma le novità principali riguardano i motori, con il debutto della SLK 320 con un V6 da 3.2 litri e 218 CV, affiancata l’anno successivo dalla SLK 32 AMG, con 354 CV e proposta esclusivamente con cambio automatico. Una vera e propria sfida alla BMW Z3 M del 1998 che, con il suo 6 cilindri in linea di 3.2 litri e 325 CV prelevato dalla M3 E36, è l’ultimo atto della prima generazione. Nel 2004, viene presentata la “R171”, dal look decisamente diverso, ispirato anche alle monoposto Mercedes di Formula 1.
