L’idea di una vettura per “il tempo libero” affonda le sue radici a ben prima del lancio sul mercato delle iconiche Dune Buggy di Meyers Manx nel 1964 e della Citroën Méhari nel 1968. Per quanto certamente queste abbiano successivamente influito non poco nel dare una spinta al fenomeno, i carrozzieri italiani di ogni ordine e grado, forti della loro trasversale capacità inventiva e propositiva, si lanciarono nel proporre piccole e medie vetture realizzate principalmente su autotelai o componenti Fiat in grado di affrontare strade sterrate per svago o lavoro. In certi casi arrivando a proporre persino particolari sistemi di trazione integrale. Una parentesi che è durata circa vent’anni, esplodendo nel cuore degli spensierati anni 60 nel tentativo di avvicinare un pubblico giovane, diverso e che desiderava vivere l’automobile in modo alternativo. Oggi sono dei piccoli gioielli rari.
Fiat 600 Campagnola Pininfarina (1956)
Pininfarina trasforma la 600 in una raffinata vettura per il tempo libero. Con il motore da 633 cm³, è caratterizzata dall'assenza di portiere e finiture di lusso come i sedili di vimini, rappresentando l'incontro tra meccanica di massa e design.
Fiat 600 Campestre Motto (1957)
Puntava su una versatilità rurale. Basata sulla meccanica 600, si distingue per la carrozzeria squadrata e i fari sporgenti. Concepita come un veicolo multispazio ante litteram, era capace di coniugare il lavoro nei poderi con le gite fuori porta.
Fiat 600 Jungla Savio (1965)
Nata come risposta italiana alla Mini Moke, la Jungla è un’icona di minimalismo. Sfrutta il motore da 767 cm³ della 600 D, la carrozzeria di lamiera, il parabrezza abbattibile e porte di tela, divenne celebre per la sua robustezza, venendo adottata anche dalla Corpo forestale dello Stato.
Fiat 124 Cross Country OSI (1966)
Interpretazione avventurosa della berlina 124, monta il propulsore da 1.197 cm³, e si caratterizza per l'assetto rialzato, le protezioni laterali e un design che ricorda la Campagnola. Fu un esperimento pionieristico nei crossover, unendo comfort stradale e look fuoristradistico.
Fiat 124 Savana Savio (1966)
Sviluppata sulla meccanica della 124, la Savana era una vettura minimale e spaziosa progettata per terreni difficili. Il design funzionale e la grande capacità di carico la rendevano ideale per il trasporto collettivo.
Ferves Ranger (1966)
Capolavoro di ingegneria, utilizza il motore da 499 cm³ della 500 F e sospensioni della 600 D. Disponibile anche in versione 4x4 con primino, questo fuoristrada di soli 2,6 metri offriva doti incredibili su pendenze elevate grazie al peso ridotto e alla configurazione tecnica.
Fiat 500 Albarella Savio (1967)
Basata sulla 500 F, l’Albarella è un un mix tra le spiaggette e le multiuso. Elimina le portiere (comunque ordinabili) a favore di cordoni nautici e vanta interni di midollino. Sintesi del glamour estivo anni 60, è perfetta per gli spostamenti sia nelle località balneari che interne.
Fiat 850 Weekend OSI (1967)
Su base 850 (843 cm³), offre dimensioni maggiori e prestazioni più brillanti. Il roll-bar centrale garantisce rigidità e supporto per la capote, rendendola una vettura da svago adatta anche a viaggi di medio raggio.
Fiat 500 Scoiattolo Perini (1968)
Costruita su meccanica 500, questa piccola ha un telaio a longheroni e carrozzeria spigolosa. Nonostante la sola trazione posteriore, la leggerezza e gli sbalzi ridotti le conferivano doti insospettabili su fondi non asfaltati.
Fiat 850 Delta Yeti (1968)
Sfrutta il motore della 850 montato però all’anteriore, ed è dotata di un sistema di trazione integrale (Samas) con riduttore. Particolare il telaio perimetrale in profilati di acciaio.
