Bonhams: all’asta la Ferrari 212 Europa Cabriolet appartenuta a Gianni Mazzocchi - Ruoteclassiche
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30 July 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Bonhams: all’asta la Ferrari 212 Europa Cabriolet appartenuta a Gianni Mazzocchi

Il prossimo 13 agosto, Bonhams metterà all’incanto la bellissima Ferrari 212 Europa Cabriolet: un’elegante convertibile firmata Ghia che ebbe come primo proprietario Gianni Mazzocchi, il fondatore di Editoriale Domus S.p.a. e di Quattroruote.

Dopo anni di oblio, nel 2017 la Ferrari 212 Europa Cabriolet telaio 0233EU tornava a splendere sfilando a Pebble Beach, tra la crème de la crème del collezionismo mondiale. A due settimane dall’asta indetta da Bonhams, questa fuoriserie carrozzata Ghia torna a far parlare di sé in Italia: il suo primo proprietario è stato infatti Gianni Mazzocchi, fondatore del Gruppo Domus.

Il modello. La Ferrari 212 venne presentata nel 1951 e fu prodotta, in molteplici varianti, fino al 1952. Tenendo fede alle prerogative del Drake, il modello ottenne svariati e importanti successi sportivi.
Con l’avvento della Ferrari 212 l’originale motore V12 progettato da Gioacchino Colombo, vide un ulteriore aumento dell'alesaggio dei cilindri, da 65mm a 68mm. Il primo step evolutivo prevedeva, invece, una configurazione da 1,5 litri, passati poco dopo ai due litri della Ferrari 166. Anche nel caso della nuova GT, la cifra “212” faceva riferimento alla cilindrata unitaria, mentre quella complessiva giungeva così a 2.562cc. La trasmissione, montata direttamente dietro il motore si avvaleva di un cambio a cinque velocità.
Il telaio era quello collaudato da Ferrari e consisteva in una struttura a doppi tubi ovali, con doppi bracci oscillanti all'anteriore, sospesi da una molla a balestra trasversale e al posteriore un ponte rigido a balestre semiellittiche. I freni erano a tamburo con azionamento idraulico.

Rivalità interna. La Ferrari 212 si guadagnò una buona nomea nelle corse: già nel 1951 conquistò il primo e il secondo posto nella massacrante Carrera Panamericana grazie a giganti come Piero Taruffi e Luigi Chinetti, Alberto Ascari e Luigi Villoresi. La competitività della 212 venne ulteriormente confermata dai continui aggiornamenti apportati al motore dai proprietari, nel tentativo di tenere a bada le concorrenti più nuove e di maggiore cilindrata: fra queste, vi era pure la “sorella” Ferrari 340 Mexico equipaggiata con il poderoso V12 Lampredi da 4,1 litri.

Le varianti. La Ferrari 212 era proposta in due configurazioni di base, spesso combinate secondo i desiderata dei clienti. Il modello “Export”, destinato alle corse su circuiti più tecnici, aveva un passo più corto (2.250 mm). La versione “Inter” viaggiava su un telaio dal passo più lungo, sia in versione da competizione e sia in quella stradale (Granturismo). In base alle richieste, le carrozzerie e i motori venivano adattati alle esigenze specifiche. Il motore fu oggetto di continui affinamenti: da segnalarsi, ad esempio, l'introduzione delle teste dei cilindri con porte di aspirazione individuali e l’alimentazione con tre carburatori Weber da 36 mm. Questi accorgimenti elevarono la potenza a 170 CV.
Sul finire della produzione, senza alcun preavviso o indicazione ufficiale, la denominazione interna della Ferrari 212 cambiò in "EU", prefigurando la successiva Ferrari 250 Europa.

Le fuoriserie. Oltre alle vetture complete, ultimate a Maranello, si contano circa 110 telai carrozzati dai principali atelier italiani. Questi, sulla meccanica della 212, hanno dato vita a differenti tipologie di carrozzeria: spider leggere, coupé e berlinette oltre ad eleganti e lussuose cabriolet. La Carrozzeria Vignale realizzò la maggior parte delle Ferrari 212 fuoriserie e fornì anche la base per la prima Ferrari firmata da Pinin Farina oltre ad importanti progetti per altri grandi nomi dello stile, come Touring e Ghia.

Gli anni d’oro della Carrozzeria. Ravvivando il costume prebellico della carrozzeria “sartoriale”, le prime Ferrari diedero un forte impulso all'indotto dell’automobile: le auto del Cavallino rappresentavano spesso i modelli di punta tra le creazioni dei grandi nomi del design e sancirono il trionfo dello stile italiano nel mondo. Fra i protagonisti della scena torinese vi era la Ghia, rinomata carrozzeria fondata nel 1916 da Giacinto Ghia. Una realtà giunta al suo massimo splendore tra gli anni 50 e 60 che, dopo la parentesi De Tomaso, venne acquisita dalla Ford Motor Company a fine anni 60. Per oltre 40 anni, questo nome ha accompagnato alcune delle concept car più interessanti dell’Ovale Blu e gli allestimenti più prestigiosi della gamma Ford.

La “nostra” 212. L’esemplare qui presentato è una Ferrari 212 Europa Cabriolet carrozzata Ghia datata 1952, con telaio no. 0233 UE e motore no. 0233 UE (V12 con un solo albero a camme in testa, tre carburatori Weber, 2.562 cc, 170 CV a 6.500 giri/min).
Per i “ferraristi” più ortodossi, questa splendida 212 Cabriolet ha tutti gli elementi che una Ferrari dovrebbe avere: un motore 12 cilindri montato davanti all’abitacolo, una bella carrozzeria sportiva e una capote in tela per godere della guida a cielo aperto. E come se non bastasse, oltre a tutto questo va aggiunto un pedigree certificato Red Book da Ferrari Classiche. Il meglio del meglio, insomma. Un dettaglio particolarmente intrigante nella storia di questo esemplare riguarda la vendita come nuova della 212 Cabriolet, non una ma ben due volte.

La Ferrari di Mazzocchi. Secondo l’indagine storica condotta da Marcel Massini, questa Ferrari 212 Europa Cabriolet è "nata" in realtà il 17 dicembre 1951, con il numero di telaio 0191EL. La vettura venne rimaneggiata nei mesi successivi dalla Ghia che la presentò al 22° Salone di Ginevra, nel marzo del 1952. La Ferrari 212 in questione figura nel libro "Ferrari by Mailander", scritto da Karl Ludvigsen. Nell’aprile del ‘52, la stessa auto venne esposta al Salone di Torino, al Parco Valentino.
Il 16 luglio di quell’anno fu rilasciato un certificato di origine e l'auto fu venduta da Enzo Ferrari all’Editorale Domus S.p.A. per circa 3.000.000 di lire italiane. La volle l’editore Gianni Mazzocchi, il quale a partire dagli anni 40 iniziò a collezionare auto di grande fascino e valore confluite nella collezione Quattroruote. Tra queste, per un breve periodo, c’è stata la Ferrari 212 protagonista dell’articolo.
Mazzocchi ritirò la vettura in color Grigio Medio con capote in tessuto grigio chiaro e interni a contrasto color marrone. Alcune immagini dell'auto testimoniano questa configurazione, con le targhe "MI 197153" di prima immatricolazione. L’ultima testimonianza visiva dell’auto in questo schema cromatico è riscontabile in una vecchia foto, con una signora in posa con l'auto a Modena, in Largo Garibaldi.

Dalla Cote d’Azur al Midwest. Nell’autunno del 1952, la Ferrari 212 Europa Cabriolet “0191EL” venne ricomprata dalla Ferrari e ripunzonata come 0233EU, seguendo la nuova numerazione interna. La 212 Cabriolet uscì nuovamente dalle linee di Maranello in una nuova veste: la carrozzeria fu infatti riverniciata in blu metallizzato per volere di Paul Arnold. Il nuovo proprietario la utilizzò per scorrazzare in Costa Azzurra, tra le Le Cannet e sulle colline sopra Cannes. L’auto mantenne le targhe doganali francesi per alcune settimane, poi il 21 maggio 1953 venne esportata a New York. A questo punto la registrazione italiana venne annullata.
Dopo il suo arrivo sulla costa orientale, le successive vicissitudini non sono state tracciate, fino a giungere al lungo periodo di permanenza nel Midwest americano. Intorno al 1967, la Ferrari risulta appartenere a tale Donald Hopson di Davisburg nel Michigan e, più tardi, con un proprietario non meglio specificato pare sia rimasta a Grand Blanc, nello medesimo Stato. Intanto, nello stesso periodo, il motore dell'auto passava a L.Tom Caulfield, in Wisconsin.

Ritorno in grande stile. Una decina d’anni fa, l'esperto e commerciante di Ferrari Tom Shaughnessy è riuscito a negoziare l'acquisto dell'auto e del suo motore riunendoli dopo oltre quarant’anni e vendendo il progetto al noto collezionista Jimmy Page, di Boca Raton. Questi affidò alla Steve Beckman Metalworks e Bill Attaway il compito di restaurare l'auto: una missione portata a termine con standard qualitativi eccezionali. La vettura è stata quindi riportata alla tinta blu metallizzato con cui era arrivata in America nei primi anni 50. Al termine del restauro, la Ferrari 212 Europa Cabriolet ha fatto il suo ritorno nell’alta società al Concorso d’Eleganza di Pebble Beach nel 2017. L’anno seguente è stata esposta al Concorso Cavallino Classic 2018, dove è stata premiata con la “Wayne Obry Memorial Cup”, un riconoscimento assegnatole per l'eccellenza del restauro.

Parola di Ferrari.
La 212 Cabriolet ha sostato nella collezione di Page negli ultimi tre anni e mezzo, ottenendo intanto la certificazione Red Book. La vettura, indicata come telaio “0233EU” è stata spedita a Maranello, al quartier generale Ferrari, dove è stata ispezionata con la massima attenzione dai tecnici del Dipartimento Ferrari Classiche. Al termine della perizia, la vettura ha ottenuto il timbro di piena approvazione.
Lo stile elegante, la sua storia “limpida” e di grande spessore, così come il restauro ancora fresco rendono questa 212 Europa Cabriolet Ghia un’importante testimonianza sia per Ferrari, relativamente agli albori della sua avventura come costruttore ma anche per la Domus, che con quest’auto ritrova un ulteriore tassello della sua storia ultradecennale.

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