La sigla “RS” abbinata alle moto BMW nasce nel settembre 1976, ormai cinquant’anni fa, con la presentazione al Salone di Colonia della R 100 RS. La sigla non significa “RennSport” (competizione) bensì “Reise Sport”, turismo veloce, oggi traducibile in “sport-tourer”. Come la R 1300 RS che continua la tradizione del modello: una moto ipertecnologica, da 145 CV, con mappature di motore e sospensioni, radar frontale e posteriore, cambio automatico.
La regina del turismo veloce
Anche la R 100 RS (980 cm3, 70 CV) rappresenta lo stato dell’arte della tecnologia degli anni 70: prima moto al mondo prodotta in serie con carenatura integrale, cambia il modo di intendere il turismo veloce su due ruote. L’ampia carenatura disegnata da Hans Muth e messa a punto nella galleria del vento di Pininfarina, fissata al telaio, consente una velocità di crociera in autostrada vicino alla massima di 200 km/h. I semi manubri permettono una posizione di guida raccolta ma non sacrificata. Sono i tempi delle maxi moto giapponesi, completamente nude: Honda 750 Four e Kawasaki Z1; rispetto a queste ultime la nuova BMW, pur conservatrice con la trasmissione a cardano e il motore boxer, viaggia come un treno riparando il pilota dall’aria e dalle intemperie, spostando più in alto l’asticella del confronto. Inoltre ci sono tre freni a disco (sui primi esemplari a tamburo posteriore) e cerchi in lega leggera, più rigidi di quelli a raggi. E poi è bellissima, con i colori metallizzati e sfumati, e quel tocco di sportività in più dato dalla sella monoposto. Per chiarire il concetto, a fine ottobre 1977 la R 100 RS stabilisce cinque record mondiali di velocità a Nardò. Da quel primo modello ha preso origine la stirpe delle RS bavaresi: il grande ritorno del boxer, in versione 1100 a otto valvole, nel 1993; poi le varie “K”; fino ad arrivare alla R 1300 RS odierna, un concentrato di tecnologia che ha però sempre lo stesso obbiettivo: viaggiare veloce senza stancarsi.
