Auto
17 January 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Citroen Xm: l’ “Auto dell’Anno 1990”.

La Citroen Xm nel 1989 proiettava l’automobilismo nel futuro con le sospensioni "Idrattiva" e la sua linea avveniristica by Bertone. Nel 1990 la futuristica ammiraglia francese venne insignita del titolo di "Auto dell'Anno".

La Citroen XM viene presentata al Salone di Ginevra del 1989. La nuova ammiraglia del "double chevron" ha il compito di proiettare in avanti i contenuti della precedente Cx. Un modello quest’ultimo di grande successo, prodotto per ben 17 anni, dal 1974 al 1991 e che, come vuole la tradizione Citroen, è sempre stato sinonimo di avanguardia stilistica e tecnologica. In tal senso la XM manteneva tutte le peculiarità delle grandi ammiraglie francesi: comodità a piene mani unitamente a qualità stradali eccellenti, ancor oggi tra le migliori di sempre.

Avant-garde. Con un coefficiente di penetrazione aerodinamica da record, pari a 0,28 (indicato come Cx, e spunto per il nome della precedente ammiraglia Citroen), la Xm non può che avere una linea avveniristica. Definita da molti “l’astronave”, la Citroen Xm è il risultato di una “gara” tra diversi esponenti del design automobilistico: lo Studio Innovazioni Citroen di Carrières-sous-Poissy, il Centro Stile Bertone e Marcello Gandini. La Xm doveva essere assolutamente distintiva e innovativa. E così fu. Le linee guida della “V80”, poi divenuta Citroen XM, vennero tracciate già nell’ ottobre 1984 con lo sketch di Mark Deschamps (Centro Stile Bertone), disegnato su un tovagliolo, a 10.000 piedi di altitudine durante un volo aereo verso Parigi.

Distintiva. La Citroen Xm incarna pienamente il linguaggio formale dello Stile Bertone, caratterizzato dal tipico “modernismo”, espresso dalla linea vagamente cuneiforme e reminiscenza dell’epoca d’oro del design automobilistico. Uno stile in controtendenza rispetto al trend del periodo che in vista degli anni ’90, si orientava su linee molto organiche e morbide. Questa scelta, a 30 anni dal lancio ha reso senza tempo la Citroen Xm, percepita come avveniristica anche ai nostri giorni. La fiancata è segnata da modanature orizzontali che attraversano i due passaruota, mentre una seconda linea di corda cinge la vettura dalla fanaleria anteriore proseguendo verso le maniglie e giunge fino al portellone. Il family feeling con gli altri modelli Citroen è riscontrabile nelle linee tese, introdotte con la BX, mentre i gruppi ottici e la vetratura delle porte anteriori ricordano la prestigiosa coupè SM. Sul retro troviamo la caratteristica fanaleria semitriangolare con calotte brunite ed il lunotto diviso in due parti, una soluzione che all’epoca venne criticata non poco.

Comoda sempre e comunque. Per gli interni della Citroen XM, lo stile viene assegnato a Bob Matthews, che ebbe l'idea di rialzare leggermente il divano posteriore in modo da garantire una miglior visuale anche ai passeggeri posteriori. Con questa soluzione, venne migliorata l'abitabilità interna, mentre l’ ampia vetratura avvolge completamente il padiglione, garantendo un’immagine moderna e assicurando la luminosità dell’abitacolo. La XM possedeva ben 13 vetri, uno dei quali interno al portellone posteriore, che aveva la funzione di proteggere i passeggeri dal freddo durante l'apertura del bagagliaio: una finezza più unica che rara. Stranamente, considerata l’immagine futuristica della Citroen Cx, non è prevista la strumentazione digitale o il sintetizzatore vocale, già proposti sulle rivali Renault. Probabilmente, considerato l’elevato costo del progetto si optò per una soluzione più semplice (ed affidabile). Il volante, rigorosamente “monorazza”, in questo caso richiama fedelmente gli altri modelli della Casa.

Le Idrattiva.La Xm porta al debutto un’anteprima tecnica assoluta: le sospensioni “Idrattiva”. Si tratta dell’evoluzione delle leggendarie sospensioni idropneumatiche, che sperimentate sulla Traction Avant hanno consacrato la dinastia delle ammiraglie Citroen a partire dalla DS. Il nuovo arrangiamento sospensivo deriva da quello della Bx (1982) e prevede uno schema tipo McPherson sull’asse anteriore e bracci trainanti al posteriore. La novità sta nella presenza di blocchi pneumatici che agiscono su ogni singola ruota, gestiti da una centralina. Il controllo elettronico era offerto di serie solo sulle versioni di punta mentre le versioni di base utilizzavano le sospensioni idropneumatiche "tradizionali", simili a quelle della BX appunto. Le sospensioni Idrattiva erano comunque disponibili a richiesta, così come l’ABS che in origine era optional, inserito nell’allestimento “Pack”. Queste assicurano un comfort eccellente mediante un calcolatore elettronico dotato di sensori posizionati su tutti i comandi che definiscono la dinamica dell'auto: acceleratore, trasmissione, freni, sospensioni e sterzo. Questi, interagendo con la centralina variano l'elasticità del sistema. Ciò consente di ritarare l’assorbimento delle asperità su ogni singola ruota, 20 volte al secondo, garantendo un corretto assetto di guida. La XM diventa così il punto di riferimento nello sviluppo delle sospensioni. Un esempio? All’apertura di una delle portiere, l’auto si irrigidisce per evitare di salire e affondare sotto il peso di un passeggero che sale o scende dall’auto, tornando "morbida" qualche secondo dopo la chiusura della portiera...

Rodaggio. Come accade spesso con l’immissione di nuove e complesse tecnologie, anche per la prima serie si sono verificati problemi che ne hanno compromesso affidabilità. In realtà i guasti della sospensione Idrattiva “H1” erano spesso causati dalla scarsa qualità dei connettori dei cablaggi, che obbligavano la centralina a disattivare la gestione elettronica delle sospensioni. Ne derivava un irrigidimento tale da compromettere il comfort della vettura sino a livelli inaccettabili, e ciò fino al reset del sistema che avveniva solo spegnendo e chiudendo la vettura per alcuni minuti. Altra fonte di problemi era rappresentata dai tamponi delle sospensioni anteriori, soggetti a rotture improvvise con tanto di fuoriuscita degli steli dal cofano motore. Nelle Xm “phase II” il problema delle sospensioni viene risolto adottando un'evoluzione del sistema Idrattiva H1, chiamato Idrattiva H2 o Idrattiva II.

I motori. Sul fronte motoristico troviamo inizialmente tre motorizzazioni: 2.0 a carburatore da 114 cv, 2.0 iniezione da 128 cv e un 3.0 V6 “PRV” da 167 cv. Il cambio è manuale a 5 rapporti, optional l'automatico a 4 rapporti. La gamma si arricchì poco dopo con l'arrivo della nuova versione di punta, la XM 3.0i V6 24v, dotata di un V6 PRV con distribuzione bialbero da 200 cv. Con questa motorizzazione la Xm 3.0 V6 24 toccava i 235 km/h. Le versioni a gasolio, erano due: Xm 2.1D e 2.1 TD, entrambe con un’inconsueta distribuzione a 3 valvole per cilindro. Il primo modello diesel, era l'aspirato da 2138 cm³ da soli 83 cv, la turbodiesel raggiungeva quota 110 cv e offriva delle prestazioni più consone al tipo di auto. Nel 1991, al Salone di Francoforte viene presentata anche la XM Break, station wagon, che sfiorando i 5 metri di lunghezza divenne la più grande tra le familiari in produzione. Nel 1992 c’è un importante aggiornamento della gamma: la XM 2.0 Turbo CT equipaggiata con un 2.0 sovralimentato con turbocompressore a bassa pressione da 141 cv, sostituisce le precedenti motorizzazioni 2 litri. Le versioni a gasolio per tutta la loro commercializzazione furono le uniche a non montare il catalizzatore, ma nel corso di quell'anno vennero dotate di valvola EGR per il ricircolo dei gas esausti. Il volante monorazza, stilema ricorrente sulle Citroën da decenni, venne sostituito da un nuovo birazza orizzontale. La Citroen Xm ora veniva proposta in cinque allestimenti: Detente, Sensation, Ambiance, Ambiance Vip, Exclusive. Nonostante le novità, le vendite continuavano a calare inesorabilmente.

Secondo atto. Con il restyling del 1994, detto “Phase II” vengono apportate diverse migliorie: la linea viene smussata, la scritta XM in coda non era più in stampatello ma in corsivo con monogramma "Xm" e all’ interno, la plancia viene ridisegnata insieme ad un nuovo volante a 4 razze che integra l’airbag per il guidatore. Nuove anche le motorizzazioni, la XM 2.0 16v, spinta da un 2 litri bialbero da 132 cv e la Xm 2.5 TD, 2.446 cm³ e 129 cv, si affianca alla 2.1 TD. Scompare la Xm con motore 2.1 aspirato, mentre la 2.0 Turbo CT subisce un incremento di potenza, passando da 141 a 147 cv. I livelli di allestimento si riducono a due: VSX ed Exclusive. La nuova versione di punta, la XM 3.0 V6 24v, viene equipaggiata con un nuovo motore PRV da 2963 cm³. Il nuovo motore rimpiazza entrambi i precedenti V6, il ZPJ della 3.0 monoalbero da 167 cv e il ZPJ4 della 3.0 24 valvole, mantenendo la stessa potenza di quest' ultimo, 200 cv. Nel 1997 il modello top di gamma riceve un ulteriore aggiornamento, indicato come “ES 9J4”. Il nuovo V6, esclusivo per il gruppo PSA ha una cilindrata di 2946 cm³ ed è leggermente meno potente del predecessore, 190 cv anziché 200, ma può contare su una coppia più robusta a garanzia della massima fluidità di marcia.

Azzardata. Per il progetto della Citroen Xm, denominato inizialmente “Y30”, la Casa del double chevron stanziò ben 7,5 miliardi di Franchi, necessari per l'adeguamento degli impianti e la formazione del personale. Durante i primi due anni di produzione la XM ottenne buoni risultati in termini di vendite, a fronte di un prezzo più alto della sua progenitrice. Tra il 1989 e il ’91 vennero veduti 130.000 esemplari, ma presto il trend si invertì bruscamente, a causa dei gravi difetti di gioventù illustrati in precedenza. Nonostante la Xm fosse finalmente riuscita a risolvere le pecche meccaniche, le vendite calarono di anno in anno con costanza, complice anche la stampa che precedentemente aveva contribuito a gettare ombre sul modello. La mesta uscita di produzione venne decretata nel novembre del 2000, dopo aver totalizzato poco più di 330000 esemplari nel giro di ben undici anni. L’erede della Citroen Xm arriverà soltanto nel 2005 con la C6 e anche questa, purtroppo non avrà il successo sperato. Sebbene le vendite totali non siano state entusiasmanti, oggi la Citroen XM inizia ad essere riscoperta dagli appassionati, anche per merito dei club che valorizzano il Marchio e questo modello, la XM che a distanza di 30 anni riesce ancora ad ammaliare con la sua linea da navicella spaziale e la vocazione da grande stradista. Un' auto che, citando la campagna pubblicitaria dell'epoca, era capace di "domare la strada".

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