Moto
27 December 2019 | di Paolo Sormani

Honda: il potere dei sogni

In 70 anni Honda ha raggiunto la produzione complessiva di 400 milioni fra moto e scooter, oltre alle auto: un record incredibile

Chissà quali sogni agitavano le notti di Soichiro Honda nel 1949, l’anno in cui uscì la sua prima motocicletta costruita in serie dalla sua officina di Hamamatsu. Fu battezzata pragmaticamente D-Type. D come dream, sogno appunto. Di grandezza non soltanto in Giappone, ma nel mondo intero. Alla sua morte nel 1991, il semplice figlio di un fabbro con la vocazione dell’inventore e dell’imprenditore poteva dirsi soddisfatto. Aveva raggiunto il suo traguardo secondo i tre princìpi base che avrebbe rispettato per tutta la vita: rispettare gli altri, innovare, diventare il numero uno. Per restarlo. Settant’anni dopo la D-Type, Honda ha tagliato il traguardo dei 400 milioni di moto e scooter costruiti nelle fabbriche domestiche e nelle 35 sparse in 25 Paesi nei cinque continenti.

Espansione progressiva. La prima fuori dal Giappone fu aperta in Belgio, nel 1963; 13 anni dopo la produzione di moto (la prima fu la CB125) iniziò anche nella filiale italiana di Atessa. I 400 milioni sono un traguardo sensazionale, considerando che quota 100 fu raggiunta nel 1997, 200 milioni nel 2008 e 300 milioni già nel 2014, cioè soltanto cinque anni fa. Una crescita esponenziale che nel 2018 ha portato Honda a superare il muro dei 20 milioni di unità prodotte in un anno. E bisogna tenere conto del fatto che delle “big four” giapponesi (con Yamaha, Kawasaki e Suzuki), la Casa di Tokyo è l’unica a costruire anche automobili.Sin dall’inizio, Honda ha sviluppato e costruito le due ruote sulla base delle richieste del mercato: “Per oltre 70 anni Honda ha offerto ai clienti di tutto il mondo motocicli che rendessero la loro vita più semplice e divertente”, dichiara Takahiro Hachigo, Chief executive officer della Honda Motor Co. Non a caso, dopo le prime D-Type ed E-Type, la chiave del successo fu l’arrivo nel 1958 degli scooter Super Cub da 49 cc e Super Cub C100. Gli scooter Cub rappresentano per i motoveicoli ciò che la Ford T, il Maggiolino Volkswagen o – perché no – la Fiat 500 sono nell’automobile, perché hanno messo in sella milioni di persone in tutto il mondo, grazie a un motore piccolo e indistruttibile e al design pratico e azzeccatissimo.

Record di prim'ordine. Nel 2014 il Super Cub è ufficialmente diventato il motoveicolo più venduto di tutti i tempi, 87 milioni di unità in 160 Paesi. In ogni caso, nel ’59 Honda era già il più grosso costruttore al mondo. La seconda svolta che ha aperto all’Ala Dorata i ricchi mercati americano ed europeo arrivò nel 1969 con la CB750, la prima 4 cilindri della storia ad essere prodotta su larga scala. Eletta dalla stampa specializzata “la moto del millennio”, la CB750 Four può essere considerata la più moderna delle moto classiche, come la più classica delle moto moderne. Rispetto alle concorrenti poteva già vantare il motore quattro cilindri in alluminio, l’avviamento elettrico, indicatori di direzione, freni a disco e una qualità costruttiva invidiabile. Nel 1975 la GL1000 Gold Wing aprì le ostilità con Harley-Davidson per conquistare il mercato delle cruiser, mentre la XRV650 Africa Twin del 1986 capitalizzò la crescente popolarità dei rally fuoristrada come la Paris-Dakar. Fra le altre pietre miliari della storia recente di Honda, l’arrivo della supersportiva CBR900RR FireBlade nel 1992 e nel 2009 della VFR1200F, la prima moto al mondo con cambio automatico a doppia frizione DCT. Nei Gran premi, i primi Mondiali piloti arrivarono nel 1961 con Tom Phillis e Mike Hailwood, rispettivamente nelle classi 125 e 250. Nel 2019 Honda ha celebrato il 25° titolo Costruttori della sua storia nella Classe regina. Potere dei sogni.

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