I temerari delle strade bianche sbarcano a Torino - Ruoteclassiche
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27 October 2021 | di Giosuè Boetto Cohen

I temerari delle strade bianche sbarcano a Torino

Arriva al Mauto di Torino la mostra su Nuvolari, Varzi, Campari e gli altri eroi della Cuneo-Colle della Maddalena. Un grande spettacolo immersivo tra auto da sogno, foto mai viste, scenografie teatrali e musiche originali. Fino al 9 gennaio 2022.

L’epopea di Nuvolari, dei campioni delle corse in salita e delle strade bianche è la protagonista della mostra inaugurata ieri al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Un viaggio immersivo a base di automobili meravigliose, fotografie, film, scenografie teatrali e musiche originali, che trasporta il visitatore nel cuore delle Alpi, tra Cuneo e il Colle della Maddalena: uno dei percorsi più impegnativi e ambiti della storia dello sport. La mostra aveva avuto una “première” proprio a Cuneo, prima della pandemia e avrebbe dovuto sbarcare al Mauto all’inizio del 2020. Ma ovvie ragioni hanno fatto slittare il riallestimento, che è oggi in opera e si potrà ammirare fino al 9 gennaio 2022.
L’esposizione, tra l’altro, si affianca a quella su Giovanni Michelotti, da aperta due settimane fa a poche sale di distanza; un’offerta molto allettante quindi per gli appassionati, che vale un viaggio nella città sabauda. Ma entriamo nel dettaglio di “Quei temerari delle strade bianche”, così recita il titolo mentre sul manifesto una Bugatti in derapage trascina un’immensa nuvola di polvere, prima di affrontare i tornanti del Colle.

Le vie della Granda. Le strade a cui si fa riferimento sono quelle per carri e carretti, per greggi e armenti, per gente che andava a piedi o in bicicletta. Non certo strade per auto moderne, figuriamoci per correre a 103 di media, come fece Nuvolari nel 1930. Questa era la rete viaria italiana nel 1926, quando Adriano Scoffone fotografo torinese e cronista della vita nella “Provincia Granda” scatta la sua prima corsa automobilistica: la “Cuneo-Colle della Maddalena”. Un panorama – quello delle strade nell’Italia dei nostri nonni – che è per noi inimmaginabile, e ci trae in inganno quando assistiamo oggi a una sfida tra veterane, perché pensiamo che le loro ruote abbiano sempre morso il solido asfalto.

Le suggestioni della mostra. Tutto questo, insieme ai temerari Nivola, Varzi, Campari, Stuck, Caracciola e tanti altri è il tema della mostra (realizzata in collaborazione con il Comune di Cuneo e la Casa orologiera Eberhard). Questa è costruita intorno a due potenti suggestioni: da un lato le quaranta immagini scattate da Scoffone nelle edizioni 1925’ ‘27 e ’30 riproposte in cornice, su pannelli di grandissimo formato e proiezioni video. Dall’altro tre vetture che parteciparono alla gara del 1930. Varrebbero da sole il viaggio e diventano magiche inserite nelle scenografie messe a punto dai curatori, con la collaborazione di Angelo Sala, direttore dell’allestimento scenico del Teatro alla Scala di Milano.
Ma l’esposizione ha altre sorprese in serbo per i visitatori. Negli spazi del Mauto, il pubblico è accolto da una suite per organo e orchestra dedicata ai motori. L’ha composta Marco Robino, il musicista di Peter Greenaway, ed è molto più di un tappeto sonoro per le immagini della gara, dei campioni, dei preparativi e della città tutta, che funge, con le sue montagne, da festosa cornice all’evento.

Le auto. Come si diceva, sono le tre auto-goiello: la Alfa Romeo P2 del 1930 e la Bugatti 35 1929, identiche a quelle di Nuvolari e Avattaneo immortalate da Scoffone. Ma soprattutto la Alfa Romeo 1500 MM telaio 0211412. Proprio la vettura che Emilio Gola portò in gara con il numero 74. Oggi è di proprietà di Federico Göttsche Bebert, nipote di Giovanni Lurani Cernuschi. Poterla ammirare accanto alle istantanee di quasi un secolo fa, immersa in una vera scena teatrale fa un certo effetto.

Istantanee d'altri tempi. Le quattro scatole di negativi dedicati alla sfida per il Colle della Maddalena sono riemerse insieme ad altre 40.000 lastre del Fondo Scoffone dagli archivi di Cuneo. In esse rivivono i semidei del volante. Nuvolari, il vincitore dell’edizione 1930, è più nero e legnoso che mai (colpa anche dell’emulsione) e in uno degli scatti è fermo davanti a un portone del Piemonte rurale. In tasca ha il suo “svegliarino” Eberhard, visibile in una teca a metà del percorso museale.
Intorno al palco c’è un tramestio di autorità, la Principessa di Savoia, il podestà con la tuba, una pletora di notabili e donne elegantissime. Ma le facce più interessanti, alcune da cinema, sono nel pubblico sorridente, tra i portici, la piazza e i picnic. E poi, naturalmente, inizia la gara, coi suoi 66 km di rettilinei e tornanti, su fino al confine francese.

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