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Il mito Ferrari Testarossa, parte prima

La Ferrari Testarossa è una delle icone indiscusse dell’automobilismo. Prodotta tra il 1984 e il 1991, si poneva al vertice dell’offerta granturismo Ferrari di metà anni 80. Il layout prevedeva un’architettura a motore centrale, con un propulsore boxer 12 cilindri con le testate verniciate in rosso: un omaggio alla gloriosa 250TR (Testa Rossa, appunto) degli anni 50 e che vinse tre edizioni della 24 ore di Le Mans (1958, 1960 e 1961).

La “Tipo F110” venne presentata con clamore al Salone dell’auto di Parigi del 1984 succedendo alla 512 BB. Lo stile della Ferrari Testarossa è stato curato dalla Pininfarina. Il team era composto da Ian Cameron, Guido Campoli, Diego Ottina ed Emanuele Nicosia sotto la regia dell’Ing. Leonardo Fioravanti, già autore  di molti altri modelli Ferrari contemporanei. La guida di Fioravanti fu altrettanto determinante: esperto di aerodinamica, applicò il suo know-how per impostare il layout della vettura.

In principio era l’aria. In origine si cercò di ridurre al minimo la presenza di prese d’aria laterali, ma poi si decise di rendere quella soluzione tecnica uno stilema che finì per diventare emblematico. Con un Cx di 0,36 (nettamente inferiore alla rivale Countach), la Testarossa non aveva bisogno di spoiler posteriori: ciò contribuì a mantenere una linea pulita e distintiva. La fiancata con le griglie lamellari divenne la caratteristica principale del nuovo linguaggio stilistico Ferrari. Peculiarità della Testarossa era anche l’utilizzo di un solo specchietto posto nella parte alta del montante anteriore, che le valse l’appellativo di “Monospecchio”. Dal 1987 venne poi affiancato dallo specchietto lato passeggero, in questo caso entrambi i retrovisori vennero montati più in basso.

Meglio di BB. Il progetto per la Ferrari Testarossa venne impostato sin da subito per far fronte ad alcune problematiche ricorrenti della BB 512. Venne mantenuto il motore centrale posteriore per avere una miglior stabilità, specialmente in curva: in questo modo si ottenne una ripartizione dei pesi del 40% all’anteriore e 60% al posteriore. Il motore era un 12 cilindri ad angolo piatto (180°) con cilindrata di 4.943 cc aspirato naturalmente. Montato longitudinalmente, il V12 prevedeva 4 valvole per cilindro (48 valvole) lubrificato tramite carter secco. Tutto ciò si esprimeva in una potenza di 385 CV a 6.300 giri/min e una coppia massima di 490 Nm disponibile a 4.500 giri/min. Le prime versioni americane avevano lo stesso motore, ma leggermente depotenziate a 380 CV. La Testarossa accelerava da 0 a 100 km/h in 5,8 secondi, mentre la velocità massima era di 290 km/h

Più grande, più spaziosa. A differenza della Berlinetta Boxer, la Testarossa aveva doppi radiatori laterali vicino al motore nella parte posteriore al posto di un unico radiatore anteriore, questo consentì di eliminare anche molte delle tubature che attraversavano l’abitacolo. La sezione posteriore più larga aumentava anche la stabilità e la maneggevolezza. Tra le criticità della precedente Berlinetta Boxer vi era anche il surriscaldamento dell’abitacolo: questo era causato dall’impianto idraulico che attraversava la sezione centrale della vettura. Il radiatore era nella parte anteriore, mentre il motore era posizionato subito dietro i sedili. Molti clienti lamentavano anche la mancanza di spazio per i bagagli. Anche per questo motivo la Testarossa crebbe nelle dimensioni. Con quasi due metri di larghezza (1.976 mm), la Testarossa era più larga di mezzo metro rispetto al Boxer. Anche l’interasse era più lungo: i 2.550 mm lunghezza hanno consentito di ricavare uno spazio supplementare nell’abitacolo, posto dietro. Nella zona anteriore, sotto il grande cofano vi era il bagagliaio principale e anche l’accessibilità venne migliorata con un maggior spazio per la testa.

Un nuovo telaio. La Ferrari Testarossa viaggiava su sospensioni anteriori e posteriori a doppio braccio oscillante, uno schema ripreso dalla precedente Berlinetta Boxer. Sull’assale posteriore vi erano forcelle indipendenti e di lunghezza diversa, molle elicoidali, doppi ammortizzatori telescopici su ogni lato e una barra antirollio. Anche la trasmissione era un’evoluzione di quella in uso sulla BB 512i. Il motore della Testarossa utilizzava un rapporto di cilindrata e di compressione quasi identico, ma a differenza della BB 512i aveva le testate a quattro valvole tinte di rosso. L’intera trasmissione e le sospensioni erano state progettate per essere rimosse in blocco, in modo da poter effettuare la manutenzione del motore e delle cinghie dentate. Nel 1988, le sospensioni vennero riprogettate e le ruote cambiate passando dalla configurazione monodado a quella standard di Ferrari a cinque bulloni, lasciandone però il design praticamente invariato. I freni anteriori avevano un diametro di 309 mm (12.17 in) e i freni posteriori un diametro di 310 mm. Nonostante una tenuta di strada decisamente migliore della precedente 512BB, la Testarossa non partecipò a nessuna competizione: la BB non ottenne i risultati sperati.

Solo per i suoi occhi. La Ferrari Testarossa con telaio 62897 è un’esemplare molto speciale: si tratta della Testarossa Spider, una fuoriserie dotata di capote ripiegabile, unica variante “convertibile” ufficiale. Venne commissionata nel 1986 dall’allora presidente della Fiat, Gianni Agnelli: un regalo che si fece per festeggiare i suoi 20 anni di presidenza dell’azienda, verniciata in Argento Nurburgring, con interni rivestiti in pelle “Magnolia” e una sottile striscia blu che correva appena sopra il fondo vettura. La capote, invece, era di colore bianco. La vettura venne ultimata in appena quattro mesi. Tra le particolarità, il logo Ferrari in argento massiccio sul cofano al posto di quello in alluminio. Il tema dell’argento (ripreso anche nella verniciatura) si ricollega alla tavola periodica degli elementi: dove l’argento è indicato come Ag, le iniziali dell’Avvocato. La Ferrari Testarossa Spider manteneva lo stesso schema meccanico del modello di serie, ma le prestazioni erano inferiori a causa dei rinforzi strutturali. Altre differenze riguardavano i finestrini anteriori (più corti), ma soprattutto una speciale trasmissione prodotta da Valeo.

Di Spider ce n’è una sola. A partire dal cambio ad H a 5 marce con frizione bidisco, venne aggiunto un sofisticato leveraggio per l’innesto elettroattuato delle marce, senza dover premere il pedale della frizione: una delle richieste speciali di Agnelli, che soffriva di una grave lesione alla gamba. Nonostante le numerose richieste per la messa in produzione della Testarossa Spider, Ferrari si rifiutò di produrre, a causa di una progettazione impegnativa per i rinforzi strutturali e una diversa riallocazione degli ingombri meccanici per la capote. La stessa Pininfarina e alcune carrozzerie come Pavesi, Straman, Lorentz&Rankl e Koenig Specials offrirono delle conversioni per la realizzazione di Ferrari Testarossa Spider su richieste speciali. Tuttavia nessuna di queste viene riconosciuta ufficialmente da Ferrari. Una Testarossa Spider di colore rosso era presente anche nello storico videogame “Outrun”. La nomenclatura Testarossa uscì dai listini nel 1991, ma la produzione della Testarossa continuò con le varianti 512 TR e F512 M, prodotte dal 1992 al 1996. In totale vennero realizzate quasi 10.000 vetture, che resero la Testarossa uno dei modelli Ferrari di maggior successo.

Icona senza tempo. La Ferrari Testarossa è stata amatissima sin dal suo debutto e tutt’oggi riveste un ruolo di spicco nella “cultura pop” come icona degli anni Ottanta. Alla sua notorietà hanno contribuito famosi proprietari Jordan Belfort, Elton John, Alain Delon, O.J. Simpson, Rod Stewart, Michael Jordan, Mike Tyson, John Carmack, Dr. Dre, M.C. Hammer, Gerhard Berger, solo per citarne alcuni. La fama della Testarossa è stata consacrata con la sua apparizione  nel telefilm Miami Vice. Nel 1989, l’attore Don Johnson, che guidava una Testarossa bianca nel telefilm ricevette in dono una Testarossa argento da Enzo Ferrari in persona, grande fan di Miami Vice.  Anche Michael Mann, produttore esecutivo della serie, ne possedeva una Testarossa blu metallizzata.

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