Personaggi
23 settembre 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

La mia astronave? Una Panda rossa

Il 7 agosto a Garessio, nel Cuneese, Giorgetto Giugiaro ha compiuto ottant'anni. Avete probabilmente letto sul numero di settembre il reportage della splendida festa a cui hanno partecipato i due inviati di Ruoteclassiche, il giornalista Giosuè Boetto Cohen e Valerio Monti, autore del ricordo/racconto della nostra iniziativa "Tanti Auguri Giugiaro" votato come il migliore dalla giuria.

Quanti ricordi... Tra la sessantina di elaborati giunti in redazione, oltre a quello di Valerio Monti (lo trovate qui), ne abbiamo scelti altri due per proporli online: il primo - "L'attesa" di Maricla Di Dio Morgano (San Leonardo Calascibetta, EN) lo potete leggere qui -, il secondo, intitolato "Chi è Giorgetto Giugiaro?" di Stefano Bonotto (Marostica, VI), ve lo proponiamo come lettura domenicale...

"Chi è Giorgetto Giugiaro?" Cosa ne potevo sapere io, di Giorgetto Giugiaro, a quattro anni, nel 1981? Niente. Mio padre aveva appena comprato per la ditta di famiglia una Panda 30, rossa come una ciliegia e con i fascioni laterali grigi. Il primo ricordo che ho di “lei” è quello di un tardo pomeriggio invernale in cui mia madre e io, che non potevo rimanere a casa da solo, eravamo andati a sbrigare delle commissioni. Usciti dall’ultimo ufficio quando oramai era tramontato il sole da parecchio, siamo corsi verso la macchina nuova che mi faceva tanta simpatia già fin dal nome, poi per quel suo muso strano (la feritoia asimmetrica) e per quegli interni “gialli” molto da astronave. Il sedile posteriore che si trasformava in una sorta di amaca, o il posacenere che potevi spostare dove volevi lungo il cruscotto, la facevano assomigliare ancora di più, nella mia mente di bambino, agli interni delle astronavi che si vedevano nelle serie tv di quegli anni. Mi aspettavo che una volta messa in moto, potesse veramente staccare le ruote da terra e mettersi a volare!

Sulla stessa Panda ho imparato poco tempo dopo, ma con mio padre alla guida, qual era la destra e quale la sinistra. Già perché quella Panda era una macchina democratica: in azienda usavano tutti, dai titolari, alle segretarie, ai magazzinieri. Perché era simpatica e pratica, nessuno aveva paura di rovinarla, la parcheggiavi facile e la caricavi come un furgoncino. Quanti scatoloni e sacchi sono passati per quel portellone! E quante corse con quel suo caratteristico bicilindrico per andare dai vari terzisti a portare il materiale che mancava o a ritirare il prodotto finito urgentissimo. Qualche anno dopo è arrivata, in aggiunta, una seconda Panda, bianca. Ma “LA PANDA” rimase per tutti la prima, quella rossa. L’altra era semplicemente “la bianca”. Non che le differenze fossero molte. Ma “LA PANDA” (tutto maiscolo) era lei!

Cosa ne sapevo dieci anni dopo, di Giorgetto Giugiaro, a quattordici anni, nel 1991? Poco. In azienda erano passate molte auto, e anche la Panda rossa, oramai sfruttata fino all’osso, se n’era andata. Ma con la bianca nel piazzale dell’azienda, durante gli orari di chiusura, ho imparato a guidare. Con quel cambio che per trovare le marce era un terno al lotto e con quell’assetto morbido e un po’ naif, mi ha fatto fare i primi passi nel mondo della guida. Non ho mai guidato una panda prima serie su strada, pazienza... Quando ho preso la patente infatti anche la bianca era già stata pensionata, ed erano arrivate altre macchine più grandi, delle station wagon. Altra cosa…

Cosa ne so oggi, di Giorgetto Giugiaro, a quarantun anni, nel 2018? Un po’ di più, cioè sempre poco... Infatti di un uomo come lui, per quanto tu legga e ti informi, e per quanto ti possa imbattere nelle sue molteplici opere, non riesci mai a conoscere più che una piccola parte della sua storia. È facile ricordarlo per le tante opere d’arte su quattro ruote: le varie Alfa Romeo, Lotus, Maserati, DeLorean o BMW. O per le più popolari e importantissime Golf, Punto o Delta. O per altre opere di architettura e di industrial design. O per i grandi maestri con cui ha collaborato, da Giacosa a Bertone… Però per me lui rimarrà sempre il genio che in cento giorni progettò un’auto-astronave come la “mia Panda rossa”. Auguri, e cento di questi giorni, Signor Giugiaro!

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