Aste
11 January 2020 | di Paolo Sormani

La Mustang di “Bullitt” venduta per 3,74 milioni di dollari

L’icona della storia del cinema e dell’auto americana ha polverizzato ogni record diventando la Mustang più cara di tutti i tempi. Era stata acquistata, modificata e guidata personalmente da Steve McQueen nella sequenza di inseguimento fra le più memorabili di sempre.

Sean Kiernan ha guidato per l’ultima volta la Mustang di suo padre il 10 gennaio a Kissimmee, una località dal nome ridicolo (che potremmo tradurre con “Bacciammii”) in Florida. Qui è stata venduta a un’asta della Mecum. Non una pony car qualsiasi: è la Mustang GT390 color Highland Green costruita nel 1968, numero di serie 8R02S125559, acquistata e guidata da Steve McQueen per le riprese di “Bullit”. Ogni Sacro Graal ha un prezzo e anche questo è straordinario: 3,74 milioni di dollari (al cambio attuale 3.363.300 euro) la rendono la ‘Stang più pregiata di tutti i tempi. Il risultato polverizza il record precedente che apparteneva alla Shebly GT500 “Super Snake” del 1967, venduta sempre da Mecum a Bacciammii nel 2019. D’altra parte, era chiaro fin da subito che il valore d’acquisto sarebbe schizzato alle stelle, oltre i tre milioni e mezzo di dollari battuti per una Plymouth Hemi ‘Cuda del 1971 sei anni fa.

Co-protagonista. La vicenda della Mustang GT390 di “Bullitt” ha dell’incredibile, specie rileggendola nell’era digitale dove tutto è tracciato o tracciabile in tempo reale. Per il film che nel 1968 consacrò Steve McQueen icona del macho elegante in dolcevita e giacca sportiva, la sua casa di produzione Solar ne acquistò una coppia verdi Highland direttamente dalla Ford. Furono personalizzate personalmente da McQueen, uno che più che guidarle, le auto le indossava. Aveva voluto rimuovere i fregi di serie, annerire il tappo della benzina, rinforzare gli ammortizzatori e montare ruote Torq Thrust. Una delle due era stata dotata di una gabbia di tubi per gli stunt più brutali. Sul contagiri era stato appiccicato del nastro adesivo che indicava la zona rossa fra i 5.600 e i 6.500. L’attore le considerava non oggetti di scena, ma attrici co-protagoniste dei 13 minuti che costituiscono una delle sequenze di inseguimento in auto più memorabili della storia del cinema.

Verso Est. Terminate le riprese, la ‘Stang più abusata finì da un demolitore. L’altra fu acquistata da un dipendente della Warner Bros, poi rivenduta nel 1971 al detective della polizia di Los Angeles Frank Marranca. Che, previdente, aveva conservato la lettera della Ford Motor Company certificante che la Mustang numero di serie 8R02S125559 era stata acquistata dalla Solar Productions per “Bullitt”. L’auto seguì Marranca sulla East Coast e durante il trasporto, il pomello del cambio e il volante in legno furono asportati.

Oggetto del desiderio. Nell’ottobre del 1974, Bob Kiernan lesse sulla rivista “Road & Track” uno strano annuncio di vendita per la “Mustang guidata da McQueen in Bullett (sic) nel 1968, con documentazione”. Il numero era del New Jersey. Chiamò subito. Marranca gli raccontò che con l’arrivo dei figli, la famiglia aveva più bisogno di una station wagon. Kiernan aveva sempre desiderato una Fastback ’68. “Quanto vuole?”. “3.500 dollari”. Affare fatto. Non poteva sapere che qualcun’altro bramava quella Mustang ancora più di lui. Il desiderio si materializzò in una lettera dattiloscritta del 1977 con il logo a rilievo della Solar. Frasi concise, tipiche della superstar che non era abituata a sentirsi rispondere di no: “Mi rivolgo a lei per riavere la mia Mustang del ’68 nelle condizioni originali del film. È una cosa personale”. Era un pezzo del mito che McQueen si era costruito e adesso lo rivoleva, a qualsiasi prezzo. Kiernan rifiutò. La GT 390 verde Highland venne lentamente avvolta dall’oblio.

Dismessa. Da quel momento, per decenni la Mustang è rimasta come congelata in una specie di capsula del tempo. Kiernan aveva deciso che non se ne sarebbe mai separato. Era la Mustang della sua vita. E di Steve McQueen. Un legame carnale, indissolubile. L’alone di realismo magico che circonda l’auto è che la moglie di Kiernan, un’insegnante ignara o comunque incurante della sua storia, l’aveva utilizzata per anni lungo il tragitto casa-scuola-supermercato in un’anonima cittadina del New Jersey. Smise di utilizzarla perché “beveva un po’ troppo”. La Mustang, non lei. In ogni caso la “Bullitt” fu definitivamente confinata nel garage a partire dal 1980 quando la frizione mollò, con il contamiglia che segnava 65.000.

Colpo di scena. Dopo essergli stato diagnosticato il morbo di Parkinson, Robert Kiernan si unì a McQueen sul grande set celeste nel 2014, non prima di essersi lasciato sfuggire che la Mustang verde, ormai data per persa, esisteva ancora. “Ce l’ho io. La Mustang di Steve McQueen in Bullitt. Ce l’ho nel mio garage”, disse con noncuranza a un attonito conoscente mentre stava guidando verso Nashville. Poco tempo prima ne aveva restaurato il motore, forse presagendo che dopo la sua morte avrebbe garantito il benessere ad almeno tre generazioni di Kiernan. Nel 2017 il destino si mise nuovamente di traverso: colpo di scena, l’altra Mustang Bullitt era riemersa da uno sfasciacarrozze messicano dov’era stata rinvenuta dai carrozzeri Ralph Garcia e Hugo Sanchez. Ispezioni, verifiche febbrili: tutto vero. La piastrina con il numero di serie 125558 era autentica. Ma si trattava solo di un guscio vuoto: un restauro costosissimo ne avrebbe comunque reso il valore inferiore alla gemella conservata e “originale al 98%”.

Il commiato. Il figlio Sean si è presentato all’asta Mecum con la madre, la sorella, la moglie con la figlia neonata e persino il cane. Tutti in Florida per salutare la “Bullitt”. “Sarà difficile entrare nel garage e vedere un posto vuoto, ma anche questo è stato un modo di assicurare un futuro alla famiglia da parte di mio padre. Se non altro, rivelando la sua esistenza abbiamo potuto raccontare al mondo e condividerne la storia”, ha dichiarato Kiernan. Lo stesso prezzo di acquisto nel 1974, 3.500 dollari, è stata la base di partenza dell’asta. È stato moltiplicato per più di mille volte. Ok, il prezzo è giusto secondo gli addetti ai lavori. La vendita era stata preceduta da una campagna promozionale durata un paio d’anni, che ha avuto effetti contrastanti. Secondo alcuni esperti, se fosse andata all’asta immediatamente dopo la sua “riscoperta”, avrebbe forse toccato i quattro milioni di dollari. Il clamore di un barn find aggiunge sempre valore emotivo – e quindi economico – a un’auto del genere.

Ostensione. Adesso che la Mustang di “Bullitt” sta per conoscere la sua nuova casa, l’ex proprietario spera che resterà nelle condizioni attuali, preservata per la posterità. Per quanto conservativo, un restauro suonerebbe quasi blasfemo per un vero e proprio bene culturale, un pezzo della storia di Hollywood e dell’auto americana. L’augurio è che non finisca rinchiusa in una collezione privata, ma che possa essere mostrata agli appassionati di tanto in tanto. Tipo ampolla del sangue di San Gennaro, ma verde. E possibilmente senza sciogliersi.

foto: Mecum Auctions, Hagerty, Sabrina Hyde

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