Auto
28 June 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Mercedes-Benz “SEC”: rigore teutonico, eleganza italiana

La Mercedes-Benz SEC è stata una delle protagoniste indiscusse del bel vivere anni 80: un modello che con la sua immagine elegante e contenuti tecnici d'avanguardia ha conquistato i "Cumenda" italiani e i divi internazionali del cinema e della musica.

Presentata a Francoforte nel 1981, la “SEC” è considerata tra i massimi capolavori di Bruno Sacco, lo storico designer italiano in forza al Centro Stile Mercedes-Benz per oltre 40 anni. Elegante come un abito sartoriale di Giorgio Armani, la Mercedes-Benz Serie C126 "SEC” debuttava in un’epoca in cui l’ingegneria Made in Stuttgart raggiungeva standard difficilmente eguagliabili: sotto linee sobrie e raffinate si celavano le più avanzate tecnologie disponibili. SEC era l’acronimo di “Sonderklasse Einspritz Coupé”, che tradotto vuol dire letteralmente Coupé di Classe speciale con motore a iniezione. Apprezzatissima dagli aficionados della Stella (e non), in Italia la sua immagine si lega a doppio filo con la più classica iconografia della “Milano da bere” anni 80.

Prima classe. Nelle altre location italiane valeva lo stesso principio: da Cortina a Forte dei Marmi, da Roma ad Amalfi la gente “che conta” si lasciava ammaliare dal fascino altero della SEC, che mitigava (soltanto nelle intenzioni iniziali) gli eccessi di quell’edonismo celebrato in film come Yuppies e Wall Street, ma ancor più dagli esponenti della classe politica… In questo contesto la Mercedes-Benz SEC si configurava come uno status symbol per l’alta borghesia, un pubblico raffinato che voleva performance elevate raggiungibili senza sforzo: la SEC è l’auto da sfoggiare alla Prima della Scala o con cui lasciare il consiglio d’amministrazione di una grande azienda. La SEC viaggiava imperturbabile in corsia di sorpasso, tra i ristoranti più rinomati e gli alberghi più prestigiosi. Questa era la routine.

Al vertice. La Mercedes-Benz SEC ricalava la base tecnica della Classe S berlina (Serie W126), proponendo le stesse soluzioni tecniche e meccaniche su un pianale accorciato di 85 millimetri. Peculiarità di questa lussuosa coupé era l’assenza dei montanti centrali con la possibilità di aprire completamente i vetri posteriori, uno stilema tipico delle grandi coupé della Stella; inedito il raffinato sistema tendicintura elettrico. Le differenze principali con la berlina si riscontravano nel frontale con la calandra a sviluppo orizzontale e la grande Stella a tre punte al centro, così come nella vista laterale: i montanti erano più inclinati e le due lunghe portiere erano dotate di vetro “a giorno”, senza cornice. Al posteriore, la cromatura sul bordo inferiore del cofano del bagagliaio si estendeva fino alla fanaleria. Rivestito in velluto o in pelle, l'abitacolo riprendeva lo stesso layout della berlina ad eccezione dei sedili singoli posteriori montati al posto del divano. Nella gerarchia Mercedes le varianti coupé sono tradizionalmente posizionate al di sopra delle berline, la SEC non faceva eccezione:proposta esclusivamente con i motori V8 era più costosa e meglio equipaggiata della Classe S berlina.

Solo il meglio. Inizialmente la Mercedes-Benz SEC era disponibile in due modelli, indicati come 380 e 500 SEC: entrambi dotati di motori V8 di 3,8 e 5 litri rispettivamente, con potenze di 218 e 245 CV. Dal 1985 con il leggero restyling vennero presentate le nuove motorizzazioni 420 e 560 SEC che si univano al collaudato 500, capace ora di 265 CV (252 con catalizzatore). La prima era un’evoluzione del 3,8 litri, con cilindrata aumentata a 4196 cc ma con la stessa potenza (soltanto nella versione non catalizzata la cavalleria toccava quota 231 CV); la seconda si poneva al vertice della gamma con potenze comprese tra i 272 e i 300 CV (in base alla presenza o meno del catalizzatore). Con queste prerogative la SEC aveva prestazioni importanti: in base al modello scelto le velocità massime erano comprese tra i 210 e i 250 km/h.

Un sistema collaudato.
Esattamente come le versioni 4 porte, sulla SEC era disponibile l’airbag, una primizia assoluta nel panorama delle auto prodotte in serie: dopo una sperimentazione portata avanti su 600 vetture e 7 milioni di chilometri percorsi per verificare le possibili modalità d’innesco involontario, Mercedes-Benz con la Classe S W126 era pronta a lanciare questo rivoluzionario sistema di sicurezza attiva. L’airbag funzionava in combinazione con le nuove cinture di sicurezza con pretensionatore e sistema di ritenuta (SRS), solo così si potevano limitare fortemente le lesioni in casi di impatto.

Antesignana. Mercedes-Benz non è stata la prima casa a proporre questo dispositivo, in quanto la General Motors lo introdusse (a richiesta) già nel 1973 sulle Oldsmobile Toronado e man mano sugli altri modelli di punta Buick e Cadillac, ma il sistema si rivelò poco affidabile e venne ritirato dal mercato, lasciando campo libero per lo sviluppo alla Mercedes. Nel 1981 il montaggio dell’airbag, disponibile inizialmente solo per il conducente comportava un sovrapprezzo importante, circa il 13 % della vettura (1525,50 Marchi), man mano è stato introdotta nella dotazione di serie fino a diventare standard su tutti i modelli Mercedes nei successivi 15 anni. Oggi quasi 40 anni dopo, l'airbag è una dotazione di sicurezza obbligatoria per tutte le auto omologate per la circolazione stradali.

L’avvento dell’elettronica.Importante segnalare anche l’introduzione del controllo elettronico della trazione ASR, che dal 1987 aiutava a gestire la coppia poderosa dei motori V8, migliorando la motricità sui fondi a scarsa aderenza o nello spunto da fermo. Sui modelli 500 e 560 un ulteriore equipaggiamento era dato dalle sospensioni posteriori autolivellanti che limitavano il beccheggio in accelerazione e frenata, mentre l’ABS, il dispositivo anti bloccaggio dei freni (presentato sulla precedente Classe S W116) era di serie su tutti modelli della gamma SEC.

Coupé da mille e una notte. La produzione della Mercedes-Benz SEC (C126) terminò nel 1991, dopo 10 anni di onorata carriera e quasi 75 mila unità. Al mito di questa elegante coupé contribuirono i film e le elaborazioni dei tuners che negli anni 80 davano sfogo al loro estro (con risultati talvolta discutibili): da AMG a Brabus, da Lorinser a Carat Duchatelet, da Koenig a Gemballa sino a SGS (Styling Garage) che proponeva addirittura la trasformazione in cabriolet! Tra body kit e allestimenti opulenti, degna di nota la proposta dell’atelier svizzero Franco Sbarro che realizzò alcuni esemplari della “Shahin 1000”, tra cui una spettacolare variante biturbo (350 CV e 270 km/h) dotata di frontale aerodinamico a lamelle e porte ad ali di gabbiano. Leggenda vuole che il primo modello fosse stato commissionato da un cliente mediorientale molto facoltoso che l’avrebbe dedicata alla sua amata, da qui l’origine del nome Shahin.

Condividi
COMMENTI