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10 febbraio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

New Stratos: torna un mito ma farà discutere

Non sarà una Lancia e nemmeno una replica, ma una reinterpretazione basata su un concept non ufficiale presentato nel 2011. Frutto dell'accordo tra MAT e un imprenditore tedesco sarà costruita in 25 esemplari. Il debutto a Ginevra, a prezzi e motore ancora ignoti

Nel 2011 aveva fatto scalpore e ora uno scarno comunicato congiunto rilasciato da Manifattura Automobili Torino (MAT), società torinese specializzata nello sviluppo e produzione di serie limitate che ne ha acquisito i diritti di riproduzione, e New Stratos Gbr annuncia il ritorno della Stratos. O di qualcosa che gli assomiglia molto.

Non si tratta di una replica e neppure di una Lancia ufficiale, l'auto sarà basata sul concept del 2011 ideato dall'imprenditore tedesco Michael Stosheck e costruita all’epoca in esemplare unico da Pininfarina. Ora, in virtù dell'accordo firmato dallo stesso imprenditore con la Manifattura Automobili Torino, la New Stratos (questo il suo nome) torna a nuova vita.

Il comunicato parla di 25 esemplari che però saranno ampiamente personalizzabili perché sono previste almeno tre declinazioni, una più orientata all'utilizzo in pista, una versione Safari che evidentemente rimanda all'immaginario Anni Settanta con livrea Alitalia e Munari alla guida, mito e oggetto anche di numerosi modellini per appassionati, e una versione più orientata all'utilizzo stradale e giornaliero.

Stosheck e Paolo Garella, il titolare della MAT, oltre alle tradizionali dichiarazioni di circostanza non aggiungono particolari e per placare la curiosità il comunicato aggiunge solo un link al sito Internet dove sono presenti le foto e i video, oltre alle caratteristiche tecniche, del concept del 2011. Il quale, per inciso, utilizzava un propulsore proveniente da una Ferrari 430 Scuderia.

Ma i bene informati ricorderanno che al tempo ci furono problemi in questo senso ed è lecito aspettare le informazioni ufficiali prima di fare ipotesi. Come, altrettanto prevedibilmente, alcuni elementi legati all'hi-tech, alle strumentazioni e altri particolari potrebbero cambiare, complici il tempo passato dal progetto originario e gli adeguamenti necessari alle omologazioni, anche se in piccola serie. In ogni caso sette anni passati dalla presentazione non sembrano aver tolto nulla alla freschezza del progetto.

Riprendendo a riferimento il concept, il rimando stilistico alla Stratos originale è inequivocabile, persino nei particolari. A cominciare dal cofano anteriore basso e appuntito che evidenzia i rigonfiamenti dei passaruota e che si apre controvento come quello posteriore (che cela il propulsore). I fanali non sono più a scomparsa perché le norme di omologazione non lo permetterebbero. Anche i cerchi in lega con la loro forma stellare rimandano al gusto degli anni settanta e della maison Campagnolo che allora faceva tendenza.

Se le misure del prototipo del 2011 dovessero essere confermate sarebbero rispettate anche le tipiche proporzioni dell'auto originale, con sbalzi ridotti grazie al pianale ripreso dalla Ferrari 430 Scuderia ma accorciato di 20 centimetri e un peso di 1250 kg. Numeri più elevati rispetto all'originale ma coerenti con i tempi considerando che i 3,71 metri della Stratos originale, che si fermava a 980 kg di peso, la renderebbero molto meno lunga e pesante di una contemporanea Volkswagen Polo.

La filosofia seguita per questo "riarrangiamento" al tempo dell'inizio del progetto (era il 2008) del resto è stata dichiaratamente quella di rimanere il più fedeli possibile alle forme e idee originali. Se ne trova ancora traccia nel sito ufficiale dove si possono vedere foto dell'auto originale e dei primi prototipi del concept. Rimane la curiosità di osservare come sarà la versione definitiva e quali cambiamenti anche estetici presenteranno le tre versioni previste.

Vale la pena anche ricordare che nel 2011 il marketing puntò molto sulla presenza di due spazi specifici nell'abitacolo per riporre i caschi. Tutti indici di passione e attenzione che probabilmente derivano dal fatto che Michael Stosheck è un collezionista di auto. Ma non solo, è anche azionista storico di un grande fornitore di parti e componenti per auto, Brose Group, la quinta società al mondo per dimensioni nel settore automotive tra quelle controllate da una Famiglia. La ricchezza personale di Stroscheck è stimata da Forbes intorno ai 5 miliardi di euro.

Ma tornando all'auto perché proprio la Stratos è oggetto di una operazione simile? Facile rispondere pensando che le linee radicali disegnate da Marcello Gandini per Bertone ne hanno fatto un unicum ancora a distanza di 40 anni, diversa da tutte le altre con quelle proporzioni raccolte, le gomme extralarge e quel parabrezza di ispirazione aeronautica. Tutti elementi riproposti alla perfezione nella New Stratos.

Ancor più facile ricordare i successi sportivi, grazie a caratteristiche uniche e con la paternità di Cesare Fiorio, che continuarono anche in veste non ufficiale con i team privati quando la Fiat decise di sostituirla con la 131 per motivi di marketing. Non ultimo il fatto che l'auto utilizzava il motore Ferrari, altro fattore che almeno nel concept del 2011 Stosheck ha voluto richiamare. Vedremo se potrà riproporlo anche in questa serie limitata.

I valori collezionistici delle Lancia Stratos originali (oggi un esemplare in ottimo stato può costare intorno ai 400.000 euro) sono in continua crescita e anche questo conta. Fa quasi tenerezza ora pensare che i concessionari Lancia, complice la crisi petrolifera, a metà anni settanta erano costretti a svendere a prezzi scontati gli ultimi esemplari a magazzino.

Non rimane che aspettare di vedere la New Stratos in passerella a Ginevra dove saranno resi noti dettagli tecnici e prezzo. In ogni caso rimane il fatto che si tratta di una notizia importante e per certi versi sorprendente anche dal punto di vista di chi guarda alle auto storiche. Come catalogarla?

Di sicuro la New Stratos non è la riedizione di un modello del passato, rispettosa delle caratteristiche del tempo, e ancor meno una replica. E neppure una reinterpretazione moderna di un modello del passato costruito da una Casa ufficiale come si potrebbe dire di una Mini Cooper S o di una Alpine. Eppure, basta guardarla, per capire che è inestricabilmente legata ad un pezzo di cultura automobilistica che rimanda alla vettura che trionfò nelle competizioni e che, a sua volta, prese origine dal concept Stratos Zero presentato nel 1970 a Torino proprio da Bertone.

Ci sono concept che finiscono nel dimenticatoio e altri che superano i confini del proprio tempo diventando icone di stile cultura e di costume. In questo caso, tutto lascia pensare che ci siano pochi dubbi in merito.

Luca Pezzoni

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