Nicola Romeo, i 150 anni dalla nascita
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28/04/2026 | di Emiliano del Bue
Nicola Romeo, i 150 anni dalla nascita
Dalla formazione internazionale all’acquisizione dell’A.L.F.A., la storia dell'imprenditore visionario che trasformò l’industria italiana e diede il nome al marchio del Biscione
28/04/2026 | di Emiliano del Bue

Di origini lucane, Nicola Romeo nasce il 28 aprile 1876, 15 anni dopo il passaggio di Garibaldi e i Mille. Incline alle materie scientifiche, ha un'infanzia modesta ma lieta nella quale il padre, insegnante elementare, lo segue molto. Emigra all'estero nel 1899, a 23 anni, fresco di laurea in Ingegneria conseguita a Napoli, convinto che i trasporti pubblici ferroviari siano un settore dal grande potenziale di sviluppo. In Belgio approfondisce l'elettrotecnica, in Francia e Germania la meccanica ferroviaria e idraulica, per poi tornare in patria a dirigere la filiale italiana della Robert Blackwell & Co, società inglese nel campo ferroviario e dell’impiantistica elettrica. Individuati alcuni investitori, nel 1906 fonda la società “Ing. Nicola Romeo & C.”, per commerciare i materiali rotabili dell’azienda siderurgica inglese Hadfield e i macchinari per la produzione d'aria compressa della statunitense Ingersoll-Rand. In seguito, aggiungerà i macchinari per le attività estrattive minerarie e le locomotive ferroviarie, ingrandendosi fino a infastidire il gruppo Ansaldo, il più grande d'Italia, per certe produzioni.

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L'entrata in A.L.F.A.

Più che i capitali, Nicola Romeo ha i contatti giusti nel sistema bancario per ottenere i fondi necessari a espandersi. Trasferitosi a Milano, vive in una scenografica villa Liberty in via Buonarroti, di fronte all'ingresso della Fiera, oggi sede della clinica privata Columbus. Nel 1915 rileva l'A.L.F.A., Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, ex Darracq Italiana sull'orlo del fallimento, di cui aveva compreso la qualità tecnica e la posizione strategica nella periferia nord, legando così a sé il suo destino. Romeo la converte per la produzione bellica, accrescendone a dismisura il fatturato attraverso le commesse dell'esercito. Con l’aiuto dei suoi compressori, nel 1916 fu possibile il rapido scavo da parte dell’Esercito Italiano di una galleria sul Col di Lana, riempita di dinamite e fatta brillare, conquistando una base austriaca. Romeo nutre passione per le automobili pur non entrando nel merito tecnico, affidando la gestione al grande Giuseppe Merosi; successivamente, su suggerimento di un tale Enzo Ferrari, finanzierà l'assunzione di Vittorio Jano per "strapparlo" alla Fiat. Nel 1919, l'ALFA diventa Alfa Romeo.

Fra alti e bassi

La riconversione post-bellica è dura, perché la fama automobilistica si espande nel mondo, ma Romeo deve pensare anche agli altri stabilimenti e a tutte le maestranze. Diversifica, quindi, nell'industria aeronautica, acquisendo in terra natia la fabbrica OFM, fondando la IMAM (Industrie Meccaniche e Aeronautiche Meridionali) nel 1923, a Pomigliano d'Arco. A Saronno, invece, costruisce locomotive elettriche E552, R302, alcune FS 740 a vapore, e materiale per l'elettrificazione ferroviaria. A questo punto è coinvolto nel tracollo della finanziatrice Banca di Sconto, innescato dall'Ansaldo al collasso: il gruppo industriale di Romeo era nelle loro mani. I soci lo estromettono dall'Alfa Romeo, ma il nuovo amministratore delegato, Pasquale Gallo, lo propone come Presidente onorario, senza compiti e responsabilità. L'ingegnere, ormai anche cavaliere, commendatore e grande ufficiale, si consola con la carriera politica: viene nominato Senatore del Regno d'Italia nel 1929. Rimane un personaggio pubblico noto e stimato in tutta la nazione, ancora influente, e lontano dal fascismo. Si spegne il giorno di Ferragosto del 1938 nella sua villa a Magreglio, sul Lago di Como, lasciando indelebile il suo virtuoso operato.

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