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29 May 2019 | di Andrea Zaliani

Niki Lauda, l’ultimo viaggio con la tuta Ferrari anni 70

Il campione di F1, scomparso la scorsa settimana, verrà sepolto su sua espressa volontà con la tuta Ferrari indossata durante le epiche battaglie degli anni ’70. Oggi i funerali in forma privata, nel Duomo di Vienna.

Il mondo dell’automobilismo si ferma un istante per salutare, un’ultima volta, Niki Lauda. Oggi è il giorno del funerale (in forma privata) nel Duomo di Vienna, un onore riservato a pochissime persone. Alla cerimonia oltre ai molti volti della Formula Uno, di ieri e di oggi, presenti anche le autorità dello Stato e alcuni personaggi dello star-system. Prima di andarsene Niki ha preso una decisone dal forte valore simbolico, che non può che commuovere tutti coloro che conosco la sua storia. Stando ad autorevoli quotidiani austriaci, infatti, avrebbe deciso di affrontare il suo ultimo “viaggio” indossando la tuta Ferrari degli anni ’70.

Il simbolo della vita. Non si tratta di un semplice indumento, ma molto di più. In quel periodo scrisse importanti pagine nella storia del Motorsport ed entrò di diritto nell’olimpo dei piloti, indossando proprio la tuta rossa del Cavallino. E sempre con indosso quella tuta affrontò la sfida più importante: la lotta per sopravvivere all’incendio che rischiò di ucciderlo. Come tutti voi ormai ben saprete, in quel delicato momento in suo soccorso arrivò Arturo Merzario, che si lanciò coraggiosamente tra le fiamme per salvarlo. Nonostante il tempismo dell’italiano, le gravi ustioni segnarono profondamente Lauda, specialmente in volto, ma la tuta resistette alle condizioni limite e gli salvò la vita.

Coraggioso oltre ogni limite. Uscito gravemente ustionato dall’incidente del Nurburgring, dopo solo 40 giorni, fasciato e con le ferite ancora vive, tornò in pista a Monza per riprendere la lotta al titolo con il suo rivale storico, James Hunt. La sua impresa creò gran parte della sua leggenda. Non solo coraggioso, ma anche estremamente intelligente, come quando all’ultima gara di quel campionato del mondo (‘76) fermò la sua Ferrari ai box. Al Fuji il diluvio rendeva la pista quasi impraticabile e Lauda ebbe il coraggio di spaventarsi. Non ebbe paura di prendersi la responsabilità del ritiro. Un atto estremamente coraggioso e d’amore nei confronti della vita, che in pochi avrebbero fatto.

Ciao grande Campione. Come se non avesse fatto abbastanza per entrare nella storia, riuscirà pure nell’impresa di riconfermarsi pilota vincente dopo un primo ritiro dalle corse, su tipologie di vetture estremamente diverse tra loro. Dopo tre anni stop, tornerà a gareggiare a bordo della McLaren, diventando subito campione del mondo. A noi appassionati, piace ricordarlo come un uomo schietto e sincero, senza peli sulla lingua. L’unico che definì “una macchina di merda” una Ferrari in presenza del temibile Enzo Ferrari.

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