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Nuove tendenze, il vino da collezione batte le auto classiche

Le auto classiche rimangono il bene da collezione che si è rivalutato di più negli ultimi dieci anni, ma nel 2016 il vino ha fatto meglio. Dati e tendenze tutte da interpretare in un mercato sempre più selettivo e globale.

Puntuale come ogni anno arriva il Knight Frank Luxury Index a misurare andamento e tendenze dei grandi patrimoni degli individui con una ricchezza superiore ai 30 milioni di dollari. Stiamo parlando di 193.490 persone con grande potere di acquisto e di 2024 con un patrimonio di oltre 1 miliardo di dollari, numero raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Come sempre, il lungo report che raccoglie numeri, sondaggi e pareri di esperti lungo le 68 pagine fitte di dati, fotografa l’andamento dei beni di lusso da collezione non solo degli ultimi 12 mesi ma pure degli ultimi 10 anni. Andando sui freddi numeri quest’anno la notizia è doppia: tra beni come francobolli, monete antiche, arte, diamanti, mobili antichi e molti altri quest’anno il gradino più alto del podio spetta ai vini da collezione che crescono su base annua di un robusto +24%, trascinati dall’exploit di Bordeaux francesi e soprattutto californiani.

Una crescita molto forte per le bottiglie d’autore rispetto al 2015 (quando si erano fermate al 5%) che porta, su base decennale, la rivalutazione al 267%, al secondo posto dietro le auto. Per la prima volta da molti anni, quindi, le auto classiche cedono il comando della classifica annuale. Ma occorre dire che negli ultimi anni c’erano stati i primi segnali di “stanchezza” e nel 2016 la crescita si è fermata alla singola cifra, pari al 9%.

Inoltre non mancano interrogativi e interessanti considerazioni scorrendo le pagine del report. Come sempre infatti, quando si guardano classifiche e dati, occorre saperli interpretare e alzi la mano chi ha il coraggio di dire che una crescita comunque vicina al 10% su base annua, e che calcolata sui dieci anni fa segnare un entusiasmante +457%, siano numeri deludenti. Certo è che passare dal 28% del 2014 al 9% evidenzia una certa stanchezza del mercato e una crescita che potrebbe stabilizzarsi su ritmi da buona economia in forte sviluppo piuttosto che da tigre asiatica.

Rimanendo sul tema più caro agli appassionati di auto d’epoca, tra i vari grafici del report si trova uno spaccato interessante della classifica dei beni di lusso non solo sulla base della categoria di appartenenza ma anche per tipologia. In questo modo si scopre che le Porsche sono le auto che più si sono avvicinate al vino, seguite dalle Ferrari. Mentre le Mercedes devono pagare dazio non solo alle rivali di Stoccarda e Maranello ma anche alle perle, all’arte contemporanea e allo Champagne.

Ma non solo: nel report si riportano dati e pareri di Hagi, Kidston e Hagerty che in buona sostanza dipingono un mercato sempre più selettivo, con i numeri in termine di valore assoluto e percentuale di vendita delle aste in leggero calo. Dovendo fare la sintesi si potrebbe vedere ancora il bicchiere mezzo pieno, come ha dichiarato Brian Rabold di Hagerty: il mercato non è più in mano ai venditori ma che ora vede il pallino del comando in mano di chi compra.

E non è detto che ciò sia un male per i veri appassionati e collezionisti: crescite più basse potrebbero allontanare gli speculatori del mordi e fuggi. Diverso capire se invece tale rallentamento creerà difficoltà ai professionisti del settore legati a strutture finanziarie più sofisticate come i fondi, ecc.

Tra gli altri trend registrati a livello auto da collezione, anche qui non è una novità, il sempre maggiore interesse per le youngtimer e le auto costruite dopo il 2000, ma non solo. Il 2016 ha fatto registrare picchi e interessanti tendenze seppure a macchia di leopardo: nuovo record per le auto americane battute all’asta con la Shelby Cobra del 1962 di RM Auction, aggiudicata per 13 milioni di dollari. E nuovo record di valore anche per le auto inglesi con la Jaguar D type battuta a 22 milioni di dollari e nuovo primato, dipinto di tricolore, per le auto anteguerra con l’Alfa Romeo 8C Lungo Spider del 1939 che ha quasi raggiunto la soglia dei 20 milioni di dollari. Come dire che per chi sa scegliere, valorizzare e vendere nel modo giusto ci sono ancora molte possibilità di fare plusvalenze.

Fin qui le auto, considerando aste e rivalutazioni. Ma non è tutto, il Knight Frank Luxury Index registra molti altri interessanti trend finanziari e di crescita e distribuzione della ricchezza che non vanno trascurati: in futuro possono riguardare più o meno direttamente il mercato auto sia nuove che d’epoca e incidere significativamente sui valori. I “superricchi” continueranno a crescere e se per numero assoluto saranno sempre negli Stati Uniti, le crescite più importanti avranno matrice asiatica ma non solo.

Tra le varie tabelle e analisi si scopre che guardando le percentuali di collezionisti di beni, auto comprese, suddivisi per area geografica i primi tre mercati dei beni da collezione sono quello latino americano, seguito dagli Stati Uniti e poi dall’Europa. E curiosamente l’Africa sopravanza sia il Middle East che l’Asia.

Infine, occorre fare attenzione a un’altra tendenza che, come per le auto nuove e l’acquisto di immobili e altri beni, rischia di cambiare gli scenari: l’economia dell’esperienza. Anche le persone abbienti con patrimonio superiore ai trenta milioni dollari ne sono attratti. Dato destinato a crescere soprattutto considerando che iniziano a iscriversi alla categoria anche i millenial, ovvero i ragazzi nati a cavallo del nuovo secolo.

Tratto comune è la preferenza a “vivere le cose” piuttosto che possederle. Come, per esempio, correre a cavallo o in un rally storico, condividendo la passione con persone diverse per professione, lavoro o residenza. Tutto questo renderà sempre di più le passioni per i beni da collezione una grande piattaforma relazionale ma anche di soddisfazione personale. E se prendiamo per buoni i dati del report secondo il quale il motivo primario per cui si collezionano beni rimane il divertimento e il piacere personale, seguito da altri temi come la rivalutazione e la diversificazione del proprio portafoglio, le auto classiche hanno ancora un grande futuro, indipendentemente da qualche punto percentuale in più o in meno. Più passione e meno finanza, forse è una buona notizia.

Luca Pezzoni

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