Orologi
14 marzo 2019 | di Cesare Emanuele Scanzi

Tag Heuer, il leggendario Monaco compie 50 anni

Un cronografo divenuto un mito sportivo, reso icona da Steve Mc Queen che l’ha indossato nel film Le Mans. Il Tag Heuer Monaco compie 50 anni.

Il 3 marzo 1969, in contemporanea, la Tag-Heuer organizzò due conferenze stampa, una a New York una a Ginevra TAG-HEUER. La maison d’orologeria – che, a onor del vero, all’epoca si chiamava soltanto Heuer – presentava un nuovo cronografo sportivo, il Monaco.

Un cronografo completamente nuovo. Si trattava di un modello di rottura, un prodotto inusuale, che comunicava tanti valori in una sola volta, Il classico cronografo della Heuer (il famoso pilota Jo Siffert, considerato il primo testimonial di un marchio di orologi aveva una predilezione particolare per l’Autavia) si vestiva di un’immagine inedita, sportiva ed elegante al contempo (a suo agio di fronte a un bicchiere di champagne o al timone di uno yacht, recitava la sua pagina pubblicitaria) e contraddistinta da alcuni particolari distintivi: cassa quadrata fino a quel momento utilizzata quasi esclusivamente su orologi di utilizzo orientato all’eleganza, movimento cronografico automatico, corona a sinistra, lancetta dei secondi crono di colore rosso... E al suo interno il Calibro 11 di, il primo movimento cronografico al mondo dotato di carica automatica.

Il fascino della Formula 1. Jack Heuer, Presidente di Tag, credette da subito in quelle forme anticonvenzionali, quello stile di rottura, quell’immagine forte, quei colori così caratterizzanti. Jack Heuer, che nel ’62 prese le redini dell’azienda di famiglia, verso la fine della decade decise di legare il marchio alle corse di auto e, in particolare, ai piloti più famosi del periodo intuendo il potenziale che questo avrebbe avuto sull’immagine del brand. Nel ’68 Heuer decise di sponsorizzare Jo Siffert, uno dei piloti di F1 allora più in vista, che divenne il primo testimonial nella storia dell’orologeria. Siffert, che esibiva lo sticker Heuer sulla sua tuta da corsa, fece parlare di sé ancor di più per i suoi Autavia al polso: un’operazione che, a livello di immagine risultava particolarmente efficace. Per il marchio Heuer si trattava di un periodo di grande successo, lo scenario ideale per vincere la sfida più importante: creare il primo cronografo con movimento automatico. Per questo obiettivo la maison svizzera, fondata a Saint Imier da Edouard Heuer, si alleò con Breitling e Dubois Depraz.

Approvato da Steve McQueen. Alla Fiera di Basilea del ’69 furono presentati tre nuovi modelli equipaggiati con l’inedito Calibro 11, meccanico a carica automatica: il Carrera, l’Autavia e il Monaco. Se con i primi due Heuer rimaneva fedele al suo stile, il terzo modello era senza dubbio qualcosa di inedito nel panorama del periodo, dotato di una cassa quadrata, resistente all’acqua che ne faceva un’innovazione fondamentale per il settore. Era stato battuto per poche settimane dal cronografo El Primero ad alta frequenza presentato da Zenith. Ciononostante le innovazioni che portava con sé furono successivamente capitalizzate: Heuer e i suoi partner, infatti, l’anno successivo ottennero il brevetto. Fu senza dubbio la figura di Steve McQueen a creare quell’alone di mito che avvolge, ancora oggi, il Tag Heuer Monaco. Nel ’69 l’attore americano era all’apice del successo, nella condizione di poter scegliere con chi lavorare.

Star anche al cinema. Durante l’estate del 1970 Steve McQueen lavorò al suo film-omaggio alla 24 Ore di Le Mans. Si racconta che fosse stato proprio Jo Siffert a consigliare a The King of Cool di indossare un Heuer durante le riprese. La produzione invitò Jack Heuer per una visita sul set e discutere una possibile collaborazione insieme ad altre proposte già sul piatto. Sebbene, già nel nome, ispirato alle competizioni, il Monaco non era considerato un cronografo automobilistico quanto un modello versatile per più occasioni. L’insistenza di Siffert, la necessità di avere diversi esemplari per lo stesso orologio (per i numerosi scopi di scena e gli stessi gusti personali di Steve McQueen, appassionato di segnatempo, portarono alla scelta del Monaco (ref.1133b) indossato da Michael Delaney durante il film.

Un tributo per i 50 anni. Le Mans non fece al botteghino i risultati sperati. L’Heuer Monaco, dal canto suo, pagò il prezzo della cassa con forme molto ardite e la corona posizionata a sinistra per effetto del movimento. Si trattò comunque di avere pazienza e che il tempo facesse il suo corso. Il Monaco subì l’attacco, primi Anni 70, dei più versatili orologi al quarzo. Il suo lento processo di rivalutazione lo ha progressivamente trasformato: tornato in produzione nel 1998 oggi è un modello classico tra gli appassionati di cronografi automobilistici. Per festeggiare mezzo secolo di vita, quest’anno TAG Heuer presenterà una serie di edizioni speciali a lui dedicate.

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