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La Testarossa di Officine Fioravanti ci riporta agli anni 80

L’interpretazione della Ferrari Testarossa di Officine Fioravanti è il manifesto di un modo di concepire l’automobile e, più in generale, uno stile di vita.

Il down di Facebook, Instagram e Whatsapp esattamente nelle stesse ore della presentazione ufficiale della Testarossa di Officine Fioravanti al porto di La Spezia è stato puramente casuale e assolutamente perfetto: #backtotheeighties nel vero senso dell’hashtag, con i telefonini improvvisamente diventati inutili e negli occhi un’icona inossidabile degli anni Ottanta al top della sua forma, la Ferrari Testarossa, appunto. Avremmo voluto che il tempo si fermasse così, l’altra sera, con buona pace di Zuckerberg e dei social media manager.

Yet another restomod? Intanto e per cominciare, la Testarossa di Officine Fioravanti – nessun legame con il grande Leonardo, se non, appunto, la Testarossa – è un restomod estremamente rispettoso delle linee firmate Pininfarina: giusto una ripulita a qualche dettaglio, roba da trova le differenze comunque, e un set di cerchi più grandi e attuali, il minimo sindacale per tras-portare negli anni Venti di questo secolo un’automobile esagerata, costruita per assecondare il momento delle Milano da bere e degli edonismi reaganiani. 

Bisogno di vintage. Il comunicato stampa della Testarossa di Officine Fioravanti non è stato scritto da un nostalgico cinquantenne alle prese con una crisi di mezza età, ma dagli stessi ventenni che stanno dietro questo progetto, ragazzi come Tusco e Giorgio e i loro collaboratori. Perciò colpiscono espressioni come “bisogno irrefrenabile di vintage”, “neoclassicismo automobilistico”, “emozioni lontane che ritornano nel presente”. Cose così. Come la “loro” Testarossa bianca metallizzata, esplicitamente ispirata a quella di Sonny Crockett di Miami Vice. 

Testarossa 2.0. In concreto, l’intervento di Officine Fioravanti si è concentrato pressoché interamente sul comparto telaio-sospensioni, reso più efficace, e sull’unità propulsiva, più potente, allo scopo di affinare ed esaltare l’esperienza di guida analogica con il giusto tocco di contemporaneità: appena possibile, verificheremo il risultato, poi potremo entrare nel dettaglio. Intanto, abbiamo potuto saggiare due cose: il sound del “dodici” con lo scarico di titanio aperto – letteralmente, urla –  e la finitura di interni, bagagliaio e vano motore: se fossimo Quattroruote, daremmo cinque stelle.

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