Nel 1976, al Salone di Ginevra, la BMW svela una granturismo che avrebbe segnato non soltanto la storia del costruttore bavarese, ma anche il gusto automobilistico europeo: la BMW Serie 6 di prima generazione, codice progetto E24. Oggi, a 50 anni di distanza, per festeggiare quest’importante anniversario ne ripercorriamo la storia, che parte nei primi anni 70 da una sfida: da un lato Giorgetto Giugiaro e dall’altra Paul Bracq. Sarà quest’ultimo, con il suo team, a convincere la BMW a dare seguito al suo design, caratterizzato da un frontale affilato e un basso profilo laterale da vera coupé sportiva.
Un muso appuntito che ha fatto scuola
“Sharknose” (naso di squalo) diventa il suo soprannome, proprio a causa del muso che, di profilo, ricorda proprio il feroce predatore dei mari, con la parte superiore del cofano che si spinge in avanti a oltrepassare fari, calandra e paraurti. Un design che ha fatto scuola e che conquistò subito pubblico e stampa, insieme alle doti da granturismo capace di combinare eleganza, comfort e prestazioni in un’armonia perfetta. La base era quella della berlina Serie 5, ma per assemblare queste raffinate coupé BMW si rivolse alle sapienti mani della Karmann, che già nell’ottobre del 1975 inizia a sfornare i primi esemplari di pre-serie nello stabilimento di Osnabruck.
Solo 6 cilindri
Al debutto la serie 6 viene offerta con due motori sei cilindri in linea, di diversa cilindrata e indole: la 630 CS con motore 3.0 litri a carburatori da circa 185 CV è più compassata e tranquilla, mentre la 633 CSi di 3.2 litri, con iniezione meccanica Bosch L-Jetronic da 197 CV, è una sportiva a tutto tondo, capace di toccare i 215 km/h se abbinata al cambio manuale e 209 km/h con l’automatico. Rimarrà sul mercato fino al 1982, quando ormai la maggior parte della clientela con il piede pesante si era spostata sulla 635 CSi, che aveva debuttato 4 anni prima con il 6 cilindri portato a 3.5 litri da 218 CV, supportato da un cambio diventato a 5 rapporti.
Pochi e mirati aggiornamenti
Negli anni la Serie 6 non ha subito rivoluzioni estetiche dirompenti, quanto piuttosto miglioramenti e aggiornamenti, come la già citata 635 CSi che diventa il fulcro della gamma e uno dei metri di paragone per qualsiasi costruttore intenzionato a realizzare una brillante e lussuosa coupé 4 posti. Per questo motivo la 630 CS esce dai listini nel 1979 a favore della 628 CSi con motore 2.8 a iniezione da 184 CV, che verrà aggiornata, come le altre Serie 6, nel 1982: il passaggio dalla piattaforma E12 a quella E28 della Serie 5 consente una maggiore condivisione di parti in aree come sospensioni, freni ed elettronica, mentre a livello estetico ci si limita a nuovi paraurti anteriori con fendinebbia integrati, nuovi fari e nuovi interni.
M635 CSi: la più desiderata
Tra tutte le versioni, quella che più ha segnato l’immaginario collettivo è senza dubbio la M635 CSi, il secondo modello a poter vantare la mitica M del reparto Motorsport. Presentata al Salone di Francoforte nel settembre 1983 e prodotta dall’anno successivo, beneficiava del leggendario motore M88/3, diretta evoluzione di quello montato sulla M1: un sei cilindri in linea da 3.5 litri con doppio albero a camme in testa, quattro valvole per cilindro, corpi farfallati individuali e iniezione Bosch Motronic. Erogava 286 CV e, con una velocità massima di 250 km/h e uno sprint da 0 a 100 km/h in soli 6,4 secondi, l’elegante coupé BMW in questa incarnazione poteva dire di aver raggiunto la sintesi perfetta tra una supercar e un’auto per grandi viaggi autostradali. Il tutto, all’insegna della massima discrezione: a distinguerla, solo i cerchi BBS da 15 pollici e i passaruota allargati.
Una lunghissima e fortunata carriera
Nel 1987, con la necessità di installare i catalizzatori, la potenza dei 6 cilindri inevitabilmente viene intaccata: la 635 CSi scende a 211 CV mentre la M635 CSi a 260, ma siamo anche agli sgoccioli di una lunghissima carriera, la più lunga di qualsiasi altro modello BMW. Il 18 aprile 1989 l'ultima BMW Serie 6 Coupé esce dalla catena di montaggio di Dingolfing, e il fatto che sia praticamente identica alla prima uscita 13 anni prima la dice lunga su quanto il progetto Serie 6 sia stato azzeccato fin dall’inizio. Un’auto che è riuscita a coniugare eleganza e sportività, pronta a macinare chilometri a medie elevate così come di scatenarsi tra le curve, rimanendo una testimonianza di stile e che a distanza di 50 anni non ha perso un grammo di fascino.
