I più appassionati probabilmente avranno storto il naso alla lettura del titolo, ma ci sono state vetture che, grazie al loro motore diesel, meritano - nel bene e nel male - di essere ricordate. Il sound “trattoresco”, tipico delle unità ad accensione spontanea, non è sicuramente musica per le nostre orecchie (nonostante alcuni cold start, sul web, raggiungano milioni di “visualizzazioni”) e, se per noi petrolhead è il profumo della benzina ad aprire le narici, è innegabile che la tecnologia per rendere questi motori più veloci, efficienti e puliti, nel corso dei decenni, sia stata di assoluto rilevo. A partire dal brevetto depositato nel 1892 da Rudolf Diesel, basti pensare al momento in cui le forze dell’ordine, agli inizi degli anni 2000, convertirono gradualmente le loro volanti dotate, fino ad allora, di plurifrazionati motori a nobile 98 ottani a robusti e potenti “naftoni” con turbo e intercooler; o quando il gasolio, esattamente 20 anni fa, approdò anche in competizioni ufficiali, in una certa 24 ore di Le Mans, peraltro vincendola.
