Le Ferrari più vincenti della storia
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20/03/2026 | di Andrea Paoletti
Le Ferrari più vincenti della storia
Dai prototipi alle Formula 1, passando per le GT, alcuni modelli si sono distinti sui circuiti di tutto il mondo, contribuendo a cementare il mito del Cavallino Rampante
20/03/2026 | di Andrea Paoletti

Premessa doverosa: non c’è la pretesa di essere enciclopedici, né tantomeno di andare “a sensazione”, quanto piuttosto celebrare degnamente alcune delle Ferrari che si sono distinte maggiormente. Alcune le abbiamo già menzionate nel pezzo dedicato alle monoposto di Formula 1 più vincenti di sempre, ma qui vogliamo sfogliare un album dei ricordi che per i tifosi sarà come rivivere momenti appassionanti, vissuti o letti nei libri o sugli articoli di giornale, ma anche online, dove viene tramandata la memoria del passato alle nuove generazioni. Ci sono auto famosissime, altre note solo ai veri appassionati, altre ancora che senza troppo clamore hanno fatto registrare dei record pazzeschi, altre infine sono sì moderne, ma hanno riallacciato un discorso ai confini del leggendario per la Ferrari. Allora, via, in rigoroso ordine cronologico.

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Ferrari 250 Testa Rossa

Alla fine degli anni 50 molti ragazzini italiani non avevano nemmeno una cameretta tutta loro, figuriamoci lo spazio per appendere un poster, peraltro fenomeno ancora da venire. Se avessero potuto però, avrebbero scelto senza dubbio la Ferrari 250 Testa Rossa: questa affascinante barchetta, oltre a un nome che ha fatto epoca - e che verrà ripreso negli anni 80 - è stata una vera fuoriclasse delle piste. Debutta nel 1957 ma è l’anno successivo, alla sua prima stagione completa, che inizia a dettare legge con il suo V12 di 3.0 litri e 300 CV, alimentato da 6 carburatori Weber, adattato per il cambiamento delle regole sulla cilindrata dei prototipi. Nonostante il nome “Testa Rossa”, rispetto alla 500 TR che l’aveva preceduta, qui a essere verniciati di rosso furono solo i coperchi delle valvole e non le teste dei cilindri, ma ormai il soprannome le era rimasto appiccicato addosso. La sua carriera sportiva è una sinfonia: Phil Hill e Peter Collins trionfano nella 1000 chilometri di Buenos Aires del 1958 e si ripetono alla 12 Ore di Sebring, arrivando davanti a un'altra 250 Testa Rossa. Prima della fine dell’anno la barchetta del Cavallino Rampante mette a referto la Targa Florio, per poi conquistare la famosa prima vittoria alla 24 Ore di Le Mans e il titolo mondiale sport prototipi. Nel 1959 solo una doppietta a Sebring, ma nel 1960 si riscatta con un’altra storica doppietta a Le Mans, dove si ripete ancora nel 1961, confermandosi una delle vetture più vincenti sul circuito de la Sarthe, concludendo la sua vita agonistica l’anno successivo ed entrando direttamente nel mito.

Ferrari 156 F1 "Sharknose"

Può una monoposto essere allo stesso tempo vincente, velocissima, bella, capace di imprese leggendarie e anche protagonista di un evento tragico? Sì, ed è la Ferrari 156 F1 del 1961, soprannominata “Sharknose” per la forma del muso appuntito e con le due prese d’aria laterali, simile al muso di uno squalo. Ha “ballato” una sola stagione ma nessun’altra è riuscita a seguire il suo ritmo, fatto di cinque vittorie su otto Gran Premi disputati e due primati in un sol colpo: primo titolo costruttori per Maranello e primo pilota americano (Phil Hill) a laurearsi campione. Spinta da un V6 di 1.5 litri derivato dal propulsore di Formula 2, durante la trionfale stagione 1961 rifilò distacchi abissali agli avversari: al Gran Premio del Belgio, la terza gara della stagione, la 156 F1 di Phil Hill ottenne la pole con sei secondi di vantaggio sulla prima vettura non Ferrari e a fine gara le prime 4 posizioni erano tutte occupate dalle 156 F1. Al penultimo appuntamento però, al Gran Premio di casa di Monza, la 156 F1 di von Trips ebbe un tragico incidente che provocò la sua morte e quella di quindici spettatori, chiudendo di fatto la sua carriera, visto che l’anno successivo non fu più competitiva e il Drake ordinò addirittura di distruggerne tutti gli esemplari.

Ferrari 312 T1

Arriviamo agli anni 70 e la Ferrari, dopo 11 lunghissimi anni di digiuno, ritrova il successo con una monoposto che, guidata da Niki Lauda e Clay Regazzoni, entusiasma i tifosi, conquistando quei titoli mondiali da troppo tempo assenti nella bacheca di Maranello. Frutto del genio di Mauro Forghieri, si caratterizzava per un telaio tubolare con pannelli strutturali di alluminio e una carrozzeria di vetroresina che avvolgeva forme compatte e dal baricentro basso, merito del 12 cilindri piatto di 3.0 litri (da cui il nome 312) e 495 CV abbinato al cambio trasversale (da cui la T), altro elemento essenziale del successo della monoposto modenese. Debutta tardi, nonostante fosse stata presentata addirittura durante la stagione 1974, ma a partire da Monaco Lauda inanella quattro vittorie in cinque Gran Premi che stroncano la concorrenza. Il penultimo appuntamento della stagione, a Monza, diventa quindi una passerella per gli alfieri della Ferrari, con Regazzoni che ottiene il primo posto e Lauda che festeggia il titolo piloti, arricchito anche da quello nel Campionato del Mondo Costruttori con la vittoria di Lauda anche a Watkins Glen

Ferrari 312 T2

La monoposto che raccoglie l’eredità per affrontare la stagione 1976 è la 312 T2, che inizia alla grande nonostante sia molto diversa nell’aspetto, a causa dell’abolizione degli airscoop, che determina un disegno tutto nuovo della carrozzeria, con prese Naca ai lati dell’abitacolo per portare aria al confermatissimo 12 cilindri della passata stagione. Delle prime 9 gare la 312 T2 ne vince 6: una Regazzoni e 5 Lauda che prende il largo in classifica, fino al tragico 1° agosto con l’incidente che segna la carriera del pilota austriaco. Sopravvissuto miracolosamente, salta il Gran Premio d’Austria e d’Olanda e si ripresenta, ancora con le bende sanguinanti sulla testa, a Monza, dove ottiene un commovente quarto posto. L’epilogo è noto: sotto il diluvio del circuito del Fuji, Lauda si ritira e a vincere il titolo piloti (per un solo punto) è James Hunt su McLaren. La Ferrari si consola con il titolo costruttori ma prepara la rivincita, che arriverà nella stagione 1977. La 312 T2 viene aggiornata ma non stravolta, ha più cavalli ed è complessivamente meno vincente. Poco male: pur con sole tre vittorie, ma molti piazzamenti, Lauda conquista il suo secondo mondiale e la Ferrari si conferma tra i costruttori, ma il finale è amaro. Il pilota austriaco litiga con il Drake e per protesta non corre le ultime due gare, sostituito da un giovane sconosciuto canadese, Gilles Villeneuve. Ma questa è un’altra storia.

Ferrari F333 SP

Non ha i crismi dell’ufficialità e non ha mai corso sotto le insegne della Scuderia Ferrari, ma la F333 SP segna il ritorno alle sport prototipo dopo una lunga assenza e ha un prestigioso palmares. La sua genesi è particolare in quanto nel 1993 Gianpiero Moretti, fondatore dell’azienda di volanti Momo e gentleman driver, fa leva su Piero Ferrari per convincere un riottoso Montezemolo (concentrato sulla Formula 1) a realizzare una sport prototipo per la nuova categoria americana IMSA WSC. Grazie anche all’appoggio di Ferrari North America, il progetto prende il via, ma esclusivamente come auto destinata a team privati, con l’aerodinamica che viene sviluppata dalla Dallara e l’assemblaggio finale seguito da Michelotto. La F333 SP debutta a Road Atlanta, terzo appuntamento della stagione: quattro le vetture schierate e subito una doppietta, seguita da una tripletta nella gara successiva. Ci saranno altre tre vittorie nel corso dell’anno ma suddivise tra vari equipaggi, cosa che impedirà di portare a casa i due titoli nonostante la superiorità tecnica derivante da un telaio monoscocca di fibra di carbonio abbinato a sospensioni push-rod ispirate alla Formula 1 e un V12 da 650 CV. Si tratta del motore destinato alla F50, ancora in fase di sviluppo, basato sul monoblocco usato in Formula 1 nelle stagioni 1990-91 e con cilindrata ridotta da 4.7 a 4.0 litri (da cui la cilindrata unitaria di 333,08 cm³ che dà il nome all’auto). L’anno d’oro a livello sportivo è il 1995, con la vittoria alla 12 Ore di Sebring e il titolo IMSA, exploit che si ripete anche nel 1997 e nel 1998, quando vince la 24 Ore di Le Mans nella classe LMP1 e la 24 ore di Daytona con al volante Moretti e Mauro Baldi. La lunga carriera della F333 SP - 56 vittorie complessive - termina con i quattro titoli consecutivi nella FIA Sportscar Championship (1998-2001) e un motore Judd V10 ritenuto più affidabile da alcuni team.

Ferrari F2004

Cosa dire di una monoposto che nella stagione 2004 va sempre a podio in tutti i 18 Gran Premi, vincendone 15 e chiudendo i discorsi a quattro gare dal termine, permettendo al Kaiser di sigillare il suo settimo titolo mondiale (il quinto consecutivo con la Ferrari) e quello Costruttori (il sesto dell’era Schumacher). La F2004 è una delle Formula 1 più vincenti della storia e un vero mito per i tifosi della Ferrari, protagonista di un dominio assoluto grazie a un lavoro di affinamento della già estremamente competitiva F2003 GA che coinvolge tutte le componenti, in gran parte riprogettate. Una delle novità era il motore 053 - dieci cilindri da 3.0 litri con 915 CV e regime di rotazione massimo di 19 mila giri al minuto - progettato per la massima affidabilità, dovuta al nuovo regolamento che prevedeva l’utilizzo di un solo propulsore per l’intero fine settimana di gara. A livello tecnico-aerodinamico viene abbassato ulteriormente il baricentro, migliorata la distribuzione dei pesi e aumentato il carico al posteriore, completamente ridisegnato, ma viene anche accorciato il passo e ridotta la capacità del serbatoio per garantire stint di gara modello qualifica, grazie anche a mescole Bridgestone particolarmente morbide. Il risultato è una stagione trionfale che ha pochi eguali nella storia della Formula 1.

Ferrari 488 GT3

Quando una vettura da corsa riesce a totalizzare, nel corso della sua carriera, 500 vittorie, c’è poco da aggiungere, se non farle un applauso scrosciante e celebrare il fatto che è lei la Ferrari più vincente di tutte. Dal debutto nel 2016 fino alla versione Evo 2020, ha tagliato nel 2022 questo traguardo storico, destinato a rimanere scolpito negli annali e difficilmente superabile. La dote più grande della 488 GT3 è il perfetto equilibrio dinamico, frutto di un progetto nato bene: in posizione centrale longitudinale c’è il V8 biturbo arrivato a 600 CV nella sua ultima evoluzione, accoppiato alla grande novità del cambio trasversale X-Track. Anche un dettaglio apparentemente meno importante, come il serbatoio, è frutto di un lavoro di cesello teso a minimizzare le variazioni di peso dovute ai consumi durante le gare, a tutto vantaggio della stabilità e del consumo omogeneo degli pneumatici. Nel palmares della 488 GT3 ci sono la 12 Ore di Sebring, la 24 Ore di Spa-Francorchamps e la 12 Ore di Bathurst e 110 titoli complessivi ottenuti in tutti i campionati in cui è stata schierata.

Ferrari 499 P

Ultima arrivata - ma già nell’Olimpo delle Ferrari più vincenti e leggendarie - è la 499 P. Pochi si sarebbero immaginati che nel 2023, al debutto, la hypercar di Maranello avrebbe vinto l’edizione del centenario della 24 Ore di Le Mans in un tripudio di bandiere rosse, incredule di fronte a un’impresa epica che mancava da 50 anni. Eppure, l’equipaggio Pier Guidi-Calado-Giovinazzi. dopo una lotta serrata con la Toyota Toyota GR010 Hybrid, taglia per primo il traguardo dando inizio a una cavalcata trionfale culminata con il primo posto anche nel 2024 e nel 2025, in entrambi i casi arricchiti da dei terzi posti. Commovente, nell’ultima edizione, la presenza al volante di Robert Kubica, sfortunato talento che, dopo anni di sofferenza, ha meritatamente colto un alloro leggendario per la carriera di ogni pilota. E che dire della 499 P, con il suo V6 biturbo da 680 cavalli che, sommati ai 272 dell’unità elettrica, permettono di sfiorare i 1000 CV? E della sua aerodinamica raffinata? E a quella capacità di garantire quell’equilibrio tra prestazioni, efficienza e affidabilità che ha caratterizzato il progetto sin dal debutto? Nulla, appunto, solo gioire di quest’ennesima eccezionale auto da corsa Made in Maranello.

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