Al Centro Storico Fiat una mostra sulla fabbrica russa AutoVAZ - Ruoteclassiche
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22/05/2026 | di Roberto Barone
Al Centro Storico Fiat una mostra sulla fabbrica russa AutoVAZ
Documenti, fotografie e memorie ripercorrono la costruzione dello stabilimento di Togliatti, simbolo della cooperazione tra Italia e URSS, un'avventura industriale e diplomatica. In piena Guerra Fredda
22/05/2026 | di Roberto Barone

Dal 22 maggio al 4 ottobre 2026 il Centro Storico Fiat ospita la mostra “Torino-Togliatti 1966-2026. Uno stabilimento grande subito". Sessant’anni dopo la firma dell’accordo tra la Fiat e l'allora Unione Sovietica per la costruzione dello stabilimento AutoVAZ, l'esposizione ripercorre una delle più importanti avventure industriali del Novecento, tra ingegneria, audacia e diplomazia internazionale, in piena Guerra Fredda.

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Mettere i sovietici al volante

Curata da Claudio Giunta e Giovanna Silva con Maurizio Torchio, l’esposizione racconta l’accordo firmato nel maggio del 1966 dall'allora presidente Fiat, Vittorio Valletta, con l'URSS per la costruzione della fabbrica di Togliatti. Un progetto gigantesco: in cinque anni la Fiat realizzò un impianto capace di produrre oltre 600 mila vetture l’anno, coinvolgendo migliaia di operai, tecnici e aziende italiane. L'obiettivo era mettere i sovietici al volante.

Documenti, fotografie e memoria

La mostra intreccia i materiali conservati negli archivi del Centro Storico Fiat - fotografie, relazioni tecniche, telegrammi e corrispondenza - con il lavoro realizzato da Giunta e Silva durante un viaggio a Togliatti effettuato nel 2019 per ricostruire la storia di questa impresa. Le immagini della città e della fabbrica, insieme alle testimonianze raccolte tra ex operai e dirigenti, restituiscono il volto contemporaneo di quella che per anni fu chiamata Togliattigrad.

Dalla 124 Žigulì alla Lada

Accanto ai documenti storici trova spazio anche la Fiat 124 Žigulì, protagonista della motorizzazione del blocco sovietico. Nel 1976 l’AutoVAZ aveva già prodotto tre milioni di vetture, commercializzate fuori dall’URSS con il marchio Lada. Una storia industriale che la mostra rilegge oggi non solo come impresa tecnica, ma anche come racconto umano e culturale tra Torino e il Volga.

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