Sembra quasi vera, talmente il lavoro dell'artista-designer Ash Thorp è accurato e rispettoso dei volumi e delle proporzioni della Lamborghini Countach. Del resto, i restomod - reali o digitali - sono la moda del momento e non c’è modello iconico dagli anni 60 ai 90 che non stia diventando oggetto dell’interesse di carrozzieri o ispirati creatori di render virtuali come questo
Un tributo alla “Bellezza”
L’ultimo lavoro della Haste, fondata da Carlos Pecino (conosciuto sul web come “ColorSponge”), è un concept digitale che rivisita in chiave moderna la Lamborghini Countach cercando di aggiungere elementi contemporanei o futuristici senza rovinare la purezza delle linee originali disegnate da Marcello Gandini. Nel descriverla - e per giustificare l’impegnativo nome “Bellezza” con il quale è stata battezzata - si sono scomodati concetti come postura, tensione visiva e definendo il tutto un esercizio di riduzione, con l’obiettivo di spogliare l’auto fino alla sua essenza, prima di introdurre qualsiasi modifica. Il risultato è un concept che a prima vista sembra estremamente familiare, ma al tempo stesso notevolmente ricalibrato.
Superfici vetrate e volumi posteriori ridefiniti
In nome della purezza sono stati modificati gli specchietti retrovisori originali in chiave moderna e aerodinamica e rimosso il tergicristallo (oggettivamente inutile su un modello destinato a vivere solo nel mondo virtuale), mentre si è cercato di dare il più possibile risalto alla caratteristica silhouette a cuneo. Alcuni degli interventi più evidenti riguardano appunto la linea dei finestrini laterali, rielaborata per una transizione più pulita verso la parte posteriore, ora leggermente arretrata, mentre i passaruota anteriori sono stati allargati e rimarcati per rendere l’insieme più muscoloso. Nuove anche le minigonne laterali che ancorano visivamente l'auto al suolo, mentre elementi distintivi come le prese d'aria e le proporzioni dei vari volumi sono rimasti rimangono intatti, preservando l'inconfondibile identità della Countach.
Un ponte tra le due anime Countach
Uno dei pensieri dominanti di questa creazione era anche trovare il modo di conciliare le due epoche del pensiero Countach: la purezza della carrozzeria stretta dei primi modelli e l'estrema esuberanza delle ultime edizioni corredate di alettone e rigonfiamenti estetici. «Ho affrontato questo progetto come un esercizio di riduzione prima che di aggiunta» ha detto Thorp, che ha voluto prima comprendere a fondo cosa rendesse iconico il design originale, quali fossero gli elementi che lavoravano in armonia e quali invece avrebbero potenzialmente interrotto questa magia del flusso visivo che la linea della Countach emana. «La Lamborghini Countach, ai miei occhi, rappresenta un raro momento nella storia del design in cui forma, proporzione e carattere si sono fusi in qualcosa di senza tempo» - ha aggiunto Thorp - «Il modo in cui le superfici si intersecano, la nitidezza della sua geometria e la sicurezza della sua presenza invogliano a girarci intorno più e più volte, scoprendo nuove relazioni tra linee e ombre».
Una dichiarazione d’amore
Insomma, si è capito che di fondo c’era un enorme rispetto e un amore sconfinato proprio per quel lavoro di design che, nel 1972, impresse una frattura profonda nel mondo delle sportive. Ecco, quindi, che la “Bellezza” ha preservato in massima parte le iconiche linee, con poche licenze d’artista, una su tutte, la parte posteriore con la carrozzeria tagliata a un livello superiore, quasi a filo dei gruppi ottici, per esporre maggiormente alla vista gli pneumatici posteriori e dare un senso di sospensione nell’aria. L’elemento di design del quale però Thorp è più fiero sono gli specchietti retrovisori a forma di lama aerodinamica, che riprendono il profilo del parabrezza. Nell’anno in cui si celebrano i 60 anni della Miura, lo studio Haste ha scelto di occuparsi della sua erede, realizzando un qualcosa che si colloca nello spazio tra invenzione e omaggio, tra arte e suggestione, ispirando - perché no - la nascita di una versione reale.
