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11 October 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Fiat 850 Spider: l’ottemezzo che si dava le arie

Compie 55 anni la Fiat 850 Spider, una delle più apprezzate “convertibili” degli anni 60. In un periodo di grande fermento sociale e culturale, l’industria automobilistica italiana conobbe una vera e propria Età Aurea. La piccola spider torinese rispecchiava pienamente gli entusiasmi di quegli anni con una linea giovane e sbarazzina, ma al contempo raffinata. Ve la raccontiamo in due puntate, tra versioni di serie, special e fuoriserie.

Correva l’anno 1965 e sotto i riflettori del Salone dell’Automobile di Ginevra debuttava un nuovo modello nella vasta gamma Fiat, l’850 Spider. Con lei anche un'altra variante sportiva, la Coupé. La linea della Coupé venne definita dal centro stile Fiat sotto la guida di Mario Boano. La Spider vide invece una collaborazione tra Fiat e la Carrozzeria Bertone. La 850 Spider ereditava alcuni stilemi della showcar Corvair “Testudo”, adattati al telaio della Fiat 850, la tranquilla berlina da famiglia presentata l'anno prima. Le sue linee, semplici e slanciate erano opera di un giovane designer, Giorgetto Giugiaro. A colpire erano i particolari, i fari ad esempio erano gli stessi montati dalla superba Lamborghini Miura. Anche la fanaleria posteriore era condivisa con la granturismo di Sant’Agata Bolognese. Il frontale con i due fari adagiati sui parafanghi, ricordava un volto dagli occhi vispi. Il cofano anteriore celava la ruota di scorta. Una soluzione che ne migliorava la guidabilità: montando la ruota in posizione orizzontale, si abbassava il baricentro della vettura. Sul fronte tecnico,il motore un 850 cc a quattro cilindri da 49 CV, qui abbinato a un carburatore a doppio corpo. La velocità massima era di 145 km/h. Molto interessanti i consumi, la 850 percorreva in media 15 km/l.

Piccola e ben fatta. La nuova Spider era dotata inoltre di freni a disco anteriori e pneumatici da 13 pollici. Le luci di posizione e gli indicatori di direzione anteriori furono incorporati in un unico elemento posto al di sotto dei fari. Sui parafanghi vennero applicate anche le targhette “Carrozzeria Bertone” e la scritta “Torino” sullo sfondo di una bandiera a scacchi. Le poche cromature mantenevano pulita la linea della 850 Spider. Il posteriore esprimeva modernità secondo i canoni dell’epoca, caratterizzandosi per la coda piatta e tronca. La strumentazione con cinque elementi circolari sottolineava il disegno ricercato degli interni: i due più grandi inglobavano il tachimetro e il contagiri. Completavano il tutto, gli indicatori della temperatura dell’acqua, del carburante e della pressione olio.

La contromossa Bertone. Il volante della Fiat 850 Spider era composto da una corona nera e due razze in metallo cromato che portava al debutto il logo Fiat circolare con sfondo rosso: un dettaglio riservato dei modelli sportivi della Casa torinese. Nella parte centrale della plancia, il posacenere, l’accendisigari e altri due comandi. Questi consentivano rispettivamente di regolare intensità luce quadro, la velocità dei tergicristalli. Sul lato destro del cruscotto anche una maniglia di appiglio per il passeggero. Il comando del cofano anteriore (baule) era situato nel vano portaguanti, dotato di sportello. Nonostante le dimensioni contenute, la Fiat 850 Spider poteva vantare un impianto di riscaldamento piuttosto raffinato, dotato anche di un efficiente ventilazione. Quest'ultimo agiva su due bocchette ruotabili, poste nella parte superiore e inferiore del cruscotto. A fronte di un abitacolo progettato con cura, stonavano i tappetini in gomma. Durante la presentazione della Fiat 850 Spider al Salone di Ginevra del ‘65, lo stand Bertone esponeva un esemplare leggermente diverso da quello ufficiale Fiat. Le finiture erano più accurate, a partire dai rivestimenti. Si trattava di primo passo verso quella che sarebbe diventata la Fiat 850 Spider Convertibile Lusso (CL), prodotta poco dopo direttamente dalla Bertone negli stabilimenti di Grugliasco (To).

Sempre meglio. La 850 Spider CL concretizzava le osservazioni mosse dai clienti più esigenti, aggiungendo un tocco di eleganza in più alla bella decapottabile torinese. Oltre ad alcune cromature extra (in fiancata e sul posteriore), venne ampliata l’offerta delle verniciature, che includeva molte tinte metallizzate. Parallelamente si arricchiva la lista degli accessori a richiesta. All’interno vennero applicate cornici cromate agli strumenti e comparvero anche amperometro e orologio. Nuovi i rivestimenti di sedili e pannelli porta, più pregiati e dalla trama leggermente diversa. Il pavimento in gomma, dall’aspetto economico venne sostituito con tappetini in moquette bordata, in tinta con la carrozzeria: tutto ciò contribuì a dare nuova luce all’abitacolo. Tra i sedili, una console centrale fungeva da bracciolo e integrava anche un portaoggetti munito di serratura. Il volante a tre razze prevedeva la corona in legno, mentre il logo “Bertone” sostituiva il marchio Fiat. Inediti anche i battitacco cromati con la serigrafia “Carrozzeria Bertone”.

Chiamatemi Sport Spider. A tre anni esatti dal lancio della Fiat 850 Spider, nel 1968 veniva presentata la "850 Sport Spider" che segnava l’avvento della seconda serie. La cilindrata e la potenza salivano rispettivamente a 900 cc e 52 CV, che si traducevano in oltre 150 km/h di velocità massima. Nuovo l'impianto elettrico, con l'alternatore al posto della dinamo. Ulteriori migliorie riguardavano la coppa dell'olio in alluminio e gli pneumatici con sezione maggiorata. I volumi generali restavano invariati, ma vennero rivisti alcuni particolari importanti. Per rispondere alle normative di omologazione per l’export, i fari anteriori vennero fissati in posizione più verticale. Gli indicatori di direzione anteriori riposizionati nella parte inferiore del paraurti, mentre e quelli laterali ai lati dei parafanghi. Rivisto leggermente anche il layout del posteriore e una nuova targhetta “850 Sport”. Gli interni della Fiat 850 Sport Spider furono rivisti: pannelli del cruscotto erano realizzati inizialmente in Skay ma, poco dopo, in Fiat optarono per una finitura “finto legno”. Lo stesso materiale venne utilizzato anche per la corona del volante che manteneva le due razze, in questo caso verniciate in nero e con il canonico logo Fiat. Nuova anche la vaschetta portaoggetti davanti alla leva del cambio. Rispetto alla C.L. venne mantenuto il rivestimento del pavimento in gomma quadrettata in luogo della moquette.

Guardava oltreoceano. Negli ultimi mesi di produzione, la Fiat 850 Sport Spider ricevette il cruscotto delle versioni export riservata al mercato estero con inserti in alluminio spazzolato. La plancia perse la maniglia di appiglio per il passeggero e la corona del volante venne rivestita in finta pelle nera. L'ultimo aggiornamento della Fiat 850 Sport Spider risale al 1970, quando furono introdotti inserti in alluminio per gli interni e speciali vernici metallizzate. In questa occasione, anche i paraurti vennero rinforzati con delle barre tubolari. Negli anni 60, il mercato americano assorbiva buona parte della produzione di vetture decapottabili. Anche la Fiat 850 Spider godette di un’ottima accoglienza. I modelli americani tuttavia, si distinguevano per le luci di retromarcia e di ingombro (anteriori), catarifrangenti e paraurti con respingenti maggiorati. All’interno due spie che segnalavano: anomalie all’impianto frenante e azionamento delle luci d’emergenza. I rivestimenti e tappezzeria rimasero pressochè identici alla versione d’origine, i sedili che, pur conservando lo stesso disegno incorporavano i poggiatesta realizzati con il prolungamento dello schienale. Inoltre, l’elegante specchietto circolare della 850 Spider e Sport Spider italiane venne rimpiazzato da uno specchietto rettangolare montato direttamente sullo sportello.

Un successo inaspettato. Anno dopo anno, la piccola Spider torinese accrebbe il suo (inaspettato) successo Oltreaceano. Il mercato americano apprezzò la Fiat 850 Spider a tal punto che circa 100.000 esemplari di 130.000 prodotti, vennero esportati lì. La Fiat 850 Spider si rivelò un progetto vincente: la Carrozzeria Bertone dimostrò la sua competitività, Fiat mise in luce la sua abilità progettuale coronando la fortunata famiglia delle “Ottemezzo”.

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