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27 marzo 2015 | di Redazione Ruoteclassiche

Il fascino discreto della ruggine

Una mostra al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino affianca le immagini del demolitore più famoso d’Europa a pezzi unici ancora da restaurare.

Difficile resistere al fascino delle autodemolizioni. Per la speranza di trovare il pezzo unico dei nostri sogni o soltanto il ricambio mancante al nostro restauro, ma anche per l’atmosfera fuori dal tempo e per il silenzio carico di storie da raccontare che questi non-luoghi sanno trasmettere non soltanto agli appassionati di auto. Ruoteclassiche se n’è occupata più volte, con reportage dei demolitori di tutt’Italia (a metà dello scorso decennio) e con un articolo su quello che era diventato il "rottamaio" più famoso d’Europa: Franz Messerli di Kaufdorf, un paesino vicino a Berna con mille abitanti e altrettante classiche cariche di nobiltà e di ruggine. Messerli padre e figlio avevano raccolto auto da demolire dal 1935 a inizio anni Ottanta, e la loro “collezione” aveva raccolto pezzi così importanti che verso il 2005 si era pensato di rendere il sito un monumento nazionale o di vendere l’intero parco veicoli tutto insieme; 1,3 milioni di franchi svizzeri la richiesta. Poi, nel 2009, il contrordine: la demolizione andava sgomberata: oltre 850 di quelle vetture finiranno all’asta, cancellando per sempre il peculiare fascino del bosco di Kaufdorf.

Poche settimane prima dello sgombero Alberto Dilillo, designer responsabile del Centro Stile Lancia, ha visitato Kaufdorf “volando” come lui stesso racconta, sulle carcasse di Alfa Romeo, Jaguar, Porsche, Mercedes, Lancia e di tante auto americane. E ha raccolto, in 31 scatti fra dettagli evocativi e inquadrature in campo lungo, le immagini di quella Spoon River dell’auto. Proprio come Edgar Lee Masters, ha spaziato dalle auto più popolari ai rottami più preziosi dedicando a ciascuno scatto un’epigrafe (scelta, in questo caso, tra citazioni di autori che spaziano dai classici greci alla letteratura contemporanea). Le foto formano la prima parte di Retrovisioni, mostra che rimarrà aperta fino al 15 maggio al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino.

A renderla unica è l’abbinamento con la seconda parte, che prosegue nella sala al piano terreno abitualmente dedicata ai pezzi della collezione di Corrado Lopresto. Il famoso collezionista, questa volta, parte proprio dai ritrovamenti, evocando come un rottame anche decisamente malmesso possa tornare a condizioni spettacolari. Tre delle vetture in mostra arrivano diritte dall’abbandono: sono una Fiat “1100” cabriolet di un carrozziere ignoto e due Alfa Romeo “1900” familiari, le uniche due sopravvissute. La prima è stata realizzata in Uruguay dalla carrozzeria Paris&Niza sulla base di una berlina ministeriale Colli importata usata dall’Italia. La seconda nasce aperta, come veicolo pubblicitario della carovana del Giro d’Italia, allestito da Boneschi; finita la sua breve carriera, la carrozzeria lombarda Riva la riadatta a station wagon permettendole così di sopravvivere.

Massimo Condolo

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