Aste
28 July 2020 | di Paolo Sormani

In vendita le classiche di casa Hamilton

Fra i lotti più interessanti dell’asta Live & Online del 31 luglio, la casa inglese Silverstone Auctions mette all’incanto 18 auto della collezione di Anthony Hamilton, il padre ed ex manager di Lewis.

Sappiamo tutti bene su quale tipo e marca di auto si gingilla Lewis Hamilton durante i fine settimana, un po’ meno le auto nel garage di famiglia. Del padre Anthony in particolare, che del campione di F1 è stato manager fino al 2010, cioè negli anni formativi. E lucrosi: curiosando fra le aste online dell’estate, è saltato fuori che la casa inglese Silverstone Auctions porrà all’incanto 18 vetture della collezione di Anthony Hamilton, nell’ambito della Silverstone Classic Live & Online di venerdì 31 luglio. Da noto appassionato di Triumph, non sorprende che fra i lotti ne siano offerte sei in condizioni eccellenti. Alcune sono pronto-Concorso, come una TR3A del 1960 e una rara Triumph Italia 2000. Inglesissima e sportiva la MGA Twin Cam: quella di Hamilton è presentata addirittura come il migliore esemplare esistente al mondo - in tutto ne costruirono duemila.

Trionfalmente anglo-sassoni. Considerando il legame simbiotico fra i nomi Hamilton e Mercedes, il lotto da tenere particolarmente d’occhio è la SLR McLaren Coupé del 2006. Il contamiglia segna appena 11.000 per il V8 24 valvole da 5.5 litri. La carrozzeria in nero metallizzato Designo è abbinata agli interni in Alcantara in tinta e cuciture rosse, la guida è a sinistra. Anche della SLR McLaren sono stati costruiti poco più di duemila esemplari. La stima per questa magnifica gran turismo varia dai 190 ai 220mila euro, più commissione. Secondo Lord Brummel, non c’è gentiluomo più elegante al mondo dell’italiano che veste inglese. A canoni inversi, non si può non soggiacere al fascino della Triumph TR3A Italia 2000 GT stilizzata da Giovanni Michelotti per Vignale, su richiesta dell’allora importatore Salvatore Ruffino. Della signorile coupé sportiva Triumph con doppio passaporto furono approntati appena 329 esemplari fra il 1959 e il ’62. Anticipò in alcuni elementi la TR4, anche quella uscita dalle matite di Michelotti. Anche la Stag MKII porta la firma dello stilista italiano. La velleitaria rivale della Mercedes Pagoda fu sviluppata sulla Triumph 2000 e godette di un buon successo dopo la sua presentazione del 1970. La seconda serie del 1977 che appartiene alla collezione Hamilton ha il cambio manuale con overdrive, è stata restaurata cinque anni fa e, nonostante i 92mila chilometri denunciati, è dichiarata come uno degli esemplari più curati in circolazione. È completa di registro fotografico del restauro e copia originale del documento di vendita. La stima varia tra i 27 e i 33mila euro. Un’altra inglesina che farà faville è la TR3A del ’60, vissuta e impeccabilmente restaurata in California, poi convertita alla guida a destra. Si presenta con due trofei Autoglym Gold National Champion sul cofano ed è già nota nel giro delle aste. D’altra parte, l’accuratezza del restauro è tale da sembrare appena uscita dalla concessionaria: la stima passa i 40mila euro.

Transatlantic racers. Altro pezzo fortissimo ad aver varcato l’Atlantico è la Corvette C1 del 1957 soprannominata Fuelie, perché la prima a iniezione. La ‘Vette è entrata nella collezione Hamilton dopo un restauro integrale e costosissimo eseguito nel 1996, esclusivamente con parti period correct, verniciata in nero Onice con interni rossi. Può andare via da un minimo di 90mila a un massimo di 105mila euro. Niente, in confronto ai 300mila che serviranno a portarsi in garage una delle cinque Ford GT40 millesimate 2006 importate in Europa, rossa fiammante e praticamente ancora a chilometri zero. Il resto dei lotti parla con spiccato accento inglese. Fra le auto più appetibili ecco una serie di Mini Morris: la Traveller De Luxe del ’65, una Cooper S del ’68, un’altra Mini Cooper S Radford del ’71. Da tenere d’occhio anche una Hornet March Wolesley special del ’32, una coppia di roadster Swallow Doretti del ’54 e ’55, una Austin Healey 100-6 del ’58, una Alvis TD21 e una Triumph TR5. Tutte british che più british non si può. Per i dettagli cliccate qui.

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