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24 January 2019 | di Giosuè Boetto Cohen

Mauto, si apre la mostra dedicata al maestro Gandini

Auto uniche al mondo, modelli, bozzetti, tecnigrafi, ma soprattutto l'affetto e l'ammirazione del pubblico e di chi, con lui, ha lavorato gomito a gomito nell'età dell'oro del car design. Ecco come il Mauto ha accolto Marcello Gandini per la presentazione della mostra a lui dedicata, aperta ai visitatori fino al prossimo 26 maggio.

L’inaugurazione della mostra su Marcello Gandini al Mauto di Torino si è trasformata in un tributo di stima e di affetto festosi. Accorsi in più di 500, gli ospiti hanno atteso nella grande “piazza coperta” del museo l’arrivo del designer torinese per poi accompagnarlo, al termine della presentazione della rassegna, alla scoperta del percorso espositivo. E se la mostra, per la qualità delle vetture esposte, l’approccio scientifico, ma coinvolgente e la suggestione di alcuni allestimenti si poteva preannunciare un sicuro “evento”, il calore e la stima tributata al protagonista testimoniano la considerazione, davvero speciale, in cui è tenuta unanimemente l’opera del maestro.

L’industria e l’intellighenzia. Tra i privilegiati che hanno potuto visitare l’esposizione in anteprima c’erano ovviamente gli amici e i colleghi di una vita, ma anche l’industria, la cultura, l’intellighenzia torinese di cui Gandini è sempre stato parte, con la discrezione che lo distingue. E poi molti giovani, allievi delle scuole di design torinesi ma non solo, che si aggiravano con espressione incredula tra i capolavori sulle pedane.

L’omaggio di Giorgetto. Anche Giorgetto Giugiaro, a cui Gandini succedette alla guida della carrozzeria Bertone, si è fatto accompagnare tra i prototipi, i tecnigrafi e le installazioni dell’antico rivale. “È bellissima!” ha esclamato davanti alla Marzal del 1967, o alla stessa Miura, a cui lui pure aveva iniziato a mettere mano. “Hanno fatto invecchiare tutto di un secolo!”. Ma anche il figurino a pastello del prototipo del camion Magnum Renault ha fatto alzare più di un sopracciglio al papà della Golf. “È modernissimo ancora oggi, e son passati più di trent’anni”.

Una Countach di Meccano. Gandini ha firmato lo straordinario modello in Meccano che Pete Wood, uno specialista inglese, ha voluto realizzare della sua Countach. Un impegno certosino, durato tre anni, considerato unico al mondo e che ha suscitato l’ammirazione dei modellisti italiani venuti apposta al Mauto per vederlo. Lorenzo Ardizio, curatore del Museo Alfa Romeo di Arese, è rimasto elettrizzato alla vista della Carabo e della Montreal Prototipo, arrivate direttamente dalla collezione di Arese per l’occasione.

Marzal, Carabo, Stratos Zero, Montreal proto. Accanto agli altri due gioielli assoluti, la Stratos Zero venuta dall’America (fu acquistata pochi anni fa da un privato dalla agonizzante Stile Bertone, con beneplacito delle Soprintendenze) e la Spaziale Marzal giunta da una collezione svizzera. “Vederle tutt'e quattro insieme è una emozione indicibile. Credo non sia mai accaduto”, ha detto Ardizio.

La visita della Bmw di Monaco. La Bmw di Monaco ha annunciato una visita a breve dello stato maggiore del design, per ricordare quanto la casa bavarese -in particolare per la serie ammiraglia e la “5” - debba agli studi e ai prototipi di Gandini di fine anni 60. Dal canto suo Renault ha concesso i bozzetti “perdenti” che gli stilisti interni avevano elaborato quando Gandini li superò con la sua “Supercinque”.

Il piacere di lavorare con Marcello. E Alfredo Stola, alfiere della carrozzeria quasi centenaria, ha ricordato come gli innumerevoli lavori eseguiti con Gandini, a dispetto della loro complessità, siano sempre filati in armonia, e dall’impegno tecnico sia nata un'amicizia inossidabile. Cosa non scontata nel mondo competitivo e non sempre sorridente del car design.

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