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12 November 2020 | di Paolo Sormani

Riparte (di nuovo) il marchio Bizzarrini

Uno dei grandi nomi dell’auto sportiva italiana potrebbe rinascere presto grazie a tre ex dirigenti della Aston Martin, ora in forza alla Pegasus Automotive di portafogli kuwaitiano. Dettagli pochini, ma l’ambizione è di far correre le Bizzarrini sul mercato del lusso.

“È una delle vetture più veloci costruite in Italia. Il suo prezzo si aggira intorno agli otto milioni e ce ne sono in circolazione pochissimi esemplari. Soltanto cantanti e calciatori (anche Picchi, terzino dell’Inter, ha una macchina del genere) se la possono permettere”. Così titolava l’articolo sull’orgogliossissimo Little Tony in posa accanto alla sua Bizzarrini 5300 Stradale gialla del ’66. Qualcuno di voi probabilmente l’ha avvistata al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este 2019. Il marchio Bizzarrini continua a eccitare i cultori dell’auto sportiva. Così, un trio di ex dirigenti della Aston Martin ha deciso di tradurlo in opportunità di business.

Da Livorno a Kuwait City. La Pegasus Automotive ha annunciato che farà rivivere il marchio livornese a livello globale, con uffici a Londra, Ginevra, Kuwait, Abu Dhabi e Dubai. Di dettagli sulle auto, filtra nulla. Invece si sa qualcosa di più sugli uomini dietro la Pegasus. Il più noto è Ulrich Bez, ex direttore esecutivo della Casa di Gaydon fra i 2000 e il 2013. Dopo aver diretto il design e lo sviluppo delle Porsche 911 Carrera RS 2.7, 968 e 993. Bez è stato anche una delle figure-chiave del decollo della Daewoo sui mercati mondiali, negli anni Novanta. Accanto a Bez, alla Bizzarrini lavorerà Christopher Sheppard, già responsabile della Aston Martin sui mercati del Medio Oriente e dell’Africa Settentrionale. Completa il roster Janette Green, ex responsabile del marketing Aston Martin fra il 2005 e il 2014: nella nuova Bizzarrini dovrebbe ricoprire un ruolo analogo. Fino alla liquidazione nel 2011, il marchio apparteneva all’imprenditore Giovanni Mariani. Da allora è restato rimasto inerte. La Pegasus Automotive è un’emanazione della holding Al Roumi, con sede a Kuwait. A capo, vi è quel Rezam Mohammad Al Roumi che è stato amministratore delegato dell’Aston Martin Lagonda Ltd. Quindi tutto torna fra Londra e Kuwait City… ma Livorno? Almeno per ora, il nome di Giotto Bizzarrini non è stato menzionato.

Giotto: un nome, un destino.Di sé ha detto di essere un uomo che lavora, non un designer di auto, ma l’ingegner Bizzarrini, classe 1926, ha contribuito alla nascita di alcune fra le più straordinarie auto sportive italiane del XX secolo. Dopo la laurea all’Università di Pisa nel ’53, Bizzarrini lavora prima in Alfa Romeo, poi nel ’57 passa alla Ferrari come responsabile della progettazione delle Prototipi, Sport e GT. Prima di essere cacciato con altri sette dirigenti in seguito alla “rivolta di palazzo” del ’61, Bizzarrini riesce a lasciare il nome sulla Ferrari 250 GT SWB e l’ineffabile 250 GTO. Segue la parentesi dell’ATS con Carlo Chiti e la creazione della Ferrari 250 GT SWB Drogo, la “Breadvan”, per la Scuderia Serenissima. Sotto la ragione sociale Autostar, Giotto Bizzarini disegna un 12 cilindri per Ferruccio Lamborghini, che però lo giudica troppo “forte”. La svolta vera arriva nel 1964 quando l’ingegnere toscano collabora con Renzo Rivolta per lo sviluppo delle magnifiche GT e dei prototipi A3/L – una stradale di lusso che diventerà la ISO Grifo - e da corsa A3/C. Nello stesso anno si garantisce maggiore autonomia creativa fondando la Prototipi Bizzarrini Srl, che nel ’66 è già cresciuta a società per azioni.

Cinque anni di alti e bassi. Come detto, nulla è ancora dato sapere sulle Bizzarrini di domani. Ci si augura possano essere all’altezza delle icone artigianali della fabbrica livornese, anche se sarà difficile superare la classe della 5300GT Strada. È una delle più belle gran turismo mai prodotte in Italia, purtroppo in soli 133 esemplari. Le fa seguito la 1900GT Europa, più “facile” perché sviluppata con la General Motors sulla piattaforma Opel 1900. In realtà, più che un modello, la sigla raccoglie una serie di 17 esemplari realizzati su meccaniche 4 cilindri 1.6 e 1.9 Alfa Romeo, Fiat e GM. Contemporaneamente nel 1966 nasce la P538S, una magnifica roadster a trazione posteriore sul V8 5.3 litri della Corvette. Nata per correre: la S sta per Sportscar, ma la partecipazione alla 24 Ore di Le Mans del ’66 è segnata da due ritiri. Dopo gli insuccessi sportivi e i problemi finanziari, nell’ultimo trimestre del 1968 la Bizzarrini è affidata al curatore fallimentare. Le vetture giacenti sono completate dal torinese Salvatore Diomante. Negli anni Duemila, il logo Bizzarrini caratterizza un paio di concept, fra le quali la GTS 4.1 Ghepardo del 2005, mentre Giotto Bizzarrini costruisce diverse repliche della P538 per i clienti americani.

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