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06 May 2020 | di Redazione Ruoteclassiche

“Storie Alfa Romeo”, nella terza puntata l’affascinante 6C 2500 SS Villa d’Este

Nel terzo appuntamento con "Storie Alfa Romeo" grazie all’immenso materiale fornito dall’ archivio del Museo di Arese e dal Centro di Documentazione Alfa Romeo riscopriamo i personaggi, le automobili e le imprese che hanno segnato i 110 anni di storia dell’Alfa Romeo. Il viaggio prosegue con la 6C 2500 e il fil rouge che la lega a importanti personalità del Novecento.

Nei primissimi anni del dopoguerra la produzione delle Alfa Romeo era ancora legata alla tradizione artigianale. Nel 1949 l’Alfa Romeo 6C 2500 con Carrozzeria Touring incarnava l’eccellenza: la sua raffinatezza trovava conferme al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este, con la vincita (piuttosto scontata) della “Coppa d’Oro”, riservata alla vettura più bella in gara. La 6C 2500 rappresenta lo spartiacque tra la lavorazione artigianale e un nuovo concetto di produzione più moderno.

Razionalità produttiva. La storia della 6C 2500 presentata nel 1939 si intreccia con quella dell’Ing Ugo Gobbato, direttore dello storico stabilimento Alfa Romeo del Portello. Un uomo di grande talento e preparazione: laureatosi in Germania, aveva diretto la Magneti Marelli e l’impianto Fiat del Lingotto. A questo si aggiunga anche la costruzione della prima grande fabbrica di cuscinetti a sfera in Unione Sovietica. Al Portello Gobbato inizia a razionalizzare i processi produttivi a partire dal censimento di tutto ciò che non funziona. Il suo metodo è stato riassunto anche in due manuali pubblicati nel 1932 intitolati “Organizzazione dei fattori della produzione”. Gobbato sintetizzava le esigenze di una produzione industriale alla precisione di una lavorazione artigianale, quella che contraddistingueva la costruzione dei modelli Alfa Romeo fino a quel momento. La “razionalità produttiva non di serie”, si traduceva anche nell’inserimento sul lavoro di una nuova generazione di giovani ingegneri . Il lavoro in fabbrica veniva organizzato con nuove norme e regole moderne come una gerarchia ben definita per le mansioni e retribuzioni proporzionate al tipo di impiego.

Il futuro campione. In un’area adiacente allo stabilimento del Portello venne allestito un campo di calcio, qui si allenavano e giocavano gli atleti del Gruppo Calcio Alfa Romeo: dopo aver vinto la divisione regionale nel ’37, la squadra arriva in serie C nel 1938. Attirato dalla prospettiva di un buon lavoro come meccanico, viene ingaggiato un nuovo promettente calciatore, Valentino Mazzola. Proprio lui, il futuro capitano del “Grande Torino” e della Nazionale di Calcio Italiana. Nel 1939 Mazzola lavorava al Portello e così anche la sua storia si lega a quella della 6C 2500.

Innovazione continua. L’Alfa Romeo 6C 2500 è l’evoluzione delle 6C 2300 e 2300 B presentate nel corso degli anni ’30: mantiene quindi certe finezze meccaniche come le sospensioni posteriori a barre di torsione ed ammortizzatori telescopici. Un’importante novità riguardava l’impianto frenante, non più meccanico ma idraulico. Crescono le prestazioni: la 6C 2500 Super Sport, capace di 110 cavalli toccava i 170 chilometri orari. Numeri impressionanti per l’epoca! Il fortunato debutto dell’Alfa Romeo 6C 2500 Super Sport avvenne alla Tobruk-Tripoli del 1939. La vettura con carrozzeria “ad ala spessa” (con paraurti integrati nella scocca) vince la gara continuando ad attirare l’interesse dei piloti più facoltosi, i gentlemen driver dell’epoca. La gamma si articola tra le versioni Turismo (cinque o sette posti), Sport e Super Sport (passo corto), con l’autotelaio da affidare ai carrozzieri. A fronte di un prezzo elevato, dalle 62 alle 96 mila lire, la 6C 2500 raccoglie un buon successo. Nonostante una produzione di 159 vetture, il loro valore corrispondeva a quello di 1.200 Fiat 508 Balilla…

Si riparte. Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli stabilimenti Alfa Romeo del Portello vennero convertiti per la produzione bellica. Durante i bombardamenti su Milano del 1943-44 il Portello era divenuto uno dei bersagli principali. L’impianto aveva pagato a caro prezzo le incursioni degli Alleati. Con la fine del conflitto occorreva riconvertire gli stabilimenti per la costruzione di automobili. Ricominciare non fu una cosa semplice, i tecnici e gli operai potevano contare solo su alcuni stock di parti meccaniche dell’Alfa Romeo 6C 2500. Nel 1945 vennero assemblati pochissimi esemplari della 6C 2500 Sport. Fuori dal Portello, Milano e buona parte delle città italiane erano ridotte a un cumulo di macerie. L’economia italiana era nel baratro: le aziende ricorrevano al mercato nero per accaparrarsi il materiale e il (poco) combustibile per far ripartire gli impianti.

Nuovi successi. Nel 1946 la situazione volge al meglio, la produzione sale a 146 unità, inclusive di vetture e chassis per i carrozzieri. Uno degli ultimi telai viene allestito con carrozzeria cabriolet, diretto al Salone dell’Auto di Parigi. L’Italia, in quanto Paese sconfitto, viene esclusa dalla manifestazione, ma un intraprendente carrozziere aveva deciso di esporre le sue vetture di fronte all’ingresso del "Gran Palais" dove si svolgeva l'esposizione. La stessa sera le sue creazioni fanno incetta di sguardi a Place de l’Opéra. Quel carrozziere era un certo Battista “Pinin” Farina. Intanto al Portello, sempre su telaio Sport nasce l’originale Freccia d’Oro. Questa volta si tratta di un coupé aerodinamica dalla coda arrotondata. Pinin Farina firma un’elegante coupé e una berlinetta premiata al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este. Il motonauta Achille Castoldi espose invece la sua 6C 2500 Coupé carrozzata Touring al Salone di Ginevra replicando “l’impresa” di Pinin Farina a Parigi.

Fil rouge. Se l’attore Tyrone Power scorrazzava per le vie di Roma sulla sua Alfa Romeo 6C 2500, anche il presidente argentino Juan Peron e sua moglie Evita in visita a Milano sfilavano a bordo di una 6C 2500. Tra i celebri possessori di questo modello c'erano anche teste coronate come Re Farouk d’Egitto e il Principe Ranieri III di Monaco. Invece, a Cannes il 27 maggio 1949 la diva Rita Hayworth raggiungeva il Principe Ali Khan, suo futuro sposo, a bordo di una 6C 2500 Cabriolet Pinin Farina. La vettura, regalatale dallo sposo come dono di nozze, sfoggiava un’elegante livrea grigia, con capote e interni blu, in tinta con l’abito della sposa. Il loro matrimonio era previsto per i primi del mese, ma la data delle nozze venne posticipata per espressa volontà del Principe a causa della tragedia di Superga. Ali Khan nato a Torino e grande tifoso di calcio si univa al lutto per il dramma in cui perì l'intera squadra del Grande Torino capeggiata proprio da Mazzola. Si conclude così uno strano gioco del destino che riuniva tutte queste vite: dall’Ingegner Gobbato al giovane Valentino Mazzola e alcuni dei principali protagonisti del jet set e della politica internazionale, tutti accomunati dal sottile fil rouge dell’Alfa Romeo 6C 2500.

Villa d’Este. L’Alfa Romeo La 6C 2500 SS è tra le ultime Alfa Romeo realizzate con il telaio separato dalla carrozzeria. Questa elegantissima vettura è stata prodotta in soli 36 esemplari, tutti diversi: perpetuava quella tradizione artigianale in cui il telaio meccanizzato veniva vestito dalle grandi firme della carrozzeria. In quella primavera del 1949 Carlo Felice Bianchi Anderloni in vista del Concorso d’Eleganza di Villa d’Este volle apportare alcune modifiche alla 6C 2500: ecco quindi i 4 fari integrati nella carrozzeria insieme a due prese d’aria allungate e sovrapposte. Il parabrezza era sdoppiato e inclinato, i parafanghi andavo a raccordarsi armoniosamente nel corpo vettura, riprendendo l'elegante muscolatura del frontale. Il retro vedeva due fanali tondi elegantemente integrati nelle scalfiture del volume posteriore. Forte di una linea elegante e raffinata, l’Alfa Romeo La 6C 2500 SS oltre alla “Coppa d’oro” si aggiudica il “Gran Premio Referendum”, attribuito in base alla preferenza del pubblico. Per consacrare questo evento la sua denominazione cambiò in Alfa Romeo 6C 2500 SS Coupé “Villa d'Este”.

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