Una leggenda chiamata Vic Elford - Ruoteclassiche
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14 March 2022 | di Giancarlo Gnepo Kla

Una leggenda chiamata Vic Elford

L’amatissimo pilota inglese è spento ieri, 13 marzo 2022, all'età di 86 anni nella sua casa in Florida. Noto per aver dominato nei rally e nelle gare su circuito in tutto il mondo, dalla fine degli anni '60 ha legato la sua notorietà all’epopea Porsche.

Victor Henry Elford nacque il 10 giugno 1935 a Peckham, Londra. Dopo aver completato la sua formazione in una scuola tecnica, si cimentò nel Campionato Mondiale Sportprototipi nel 1964. Due anni dopo ottenne il terzo posto al Tour de Corse guidando una Porsche 911 e, nel 1967 vinse il rally Stoccarda-Lione-Charbonnières. Nello stesso anno si aggiudicò anche il primo evento di rallycross della storia, al Lydden Hill Race Circuit (nel Kent) con una Porsche 911 R fornita dall'importatore britannico “AFN”. Pilota di grande talento, si laureò Campione europeo di rally nell’Anno Sportivo 1967 e questo risultato Porsche gli offrì un contratto come pilota ufficiale.
Michael Steiner, membro del Comitato Esecutivo di Ricerca e Sviluppo di Porsche A.G. ha dichiarato: "La notizia della sua morte rappresenta una perdita molto triste per noi. Il nostro pensiero va alla sua famiglia. Ringraziamo Vic Elford per la sua passione e la sua straordinaria dedizione: è stato uno dei piloti da corsa più poliedrici e di successo ad aver gareggiato per e con la Porsche".

Un anno da incorniciare. In risposta all'incredibile serie di risultati ottenuti da Elford nel 1968, i fan cominciarono a chiamarlo col nomignolo "Quick Vic" (Victor il veloce). Quell'anno vinse infatti il Rally di Monte Carlo a gennaio, la 24 Ore di Daytona a febbraio, e a maggio sia la Targa Florio e sia la 1.000 chilometri del Nürburgring.
Grazie alla sua memoria fotografica, Elford raccontava spesso vividi aneddoti di questi e molti altri eventi che lo hanno accompagnato sino all’ultimo dei suoi giorni. Tra i momenti più emozionanti, c’è sicuramente il Rallye di Monte Carlo. Guidò una Porsche 911 S tra le strade del Principato durante la sua prima partecipazione all'evento, nel 1967, guadagnando una vittoria di classe e un terzo posto nella classifica generale. Nel gennaio 1968, dette prova del suo valore al volante di una Porsche 911 T, nello storico duello con Gérard Larrousse, su Alpine. Una gara, quella, che cambiò la vita a entrambi.

L’albo d’oro. Così come non ha mai smesso di fumare, Elford si è dedicato completamente alle Porsche 911 per tutta la sua vita: "È l'unica auto abbastanza adattabile per essere usata in tutte le circostanze possibili. Neve, ghiaccio, asfalto, in salita, in discesa, veloce o lento. La 911 può fare tutto".
Nonostante sia stato un uomo umile per tutta la vita, Elford conosceva le sue potenzialità. Una volta disse: "Una Porsche 911 avrebbe potuto vincere il Rally di Monte Carlo senza di me? Sì ma non nel 1968. Non credo che nessun altro avrebbe potuto guidare una 911 come ho fatto io all'epoca" Ma Elford è stato eccezionalmente veloce anche con le altre Porsche: un mese dopo Montecarlo, vinse la 24 Ore di Daytona con una Porsche 907 LH ('Long Tail'). E, a maggio ’68, Elford e la Porsche tornavano a festeggiare all'inizio di maggio per un'altra grande vittoria alla Targa Florio, con la Porsche 907 KH ('Short Tail').

La Cursa sempre nel cuore. In molte occasioni Elford ha affermato: "La Targa Florio è sempre stata la mia gara preferita", questo dopo aver gareggiato per sei edizioni consecutive tra il 1967 e il 1972. L’unico primo posto, tuttavia, fu quello della magica annata ’68, quando ottenne il giro più veloce anche in tutte le gare successive. Elford ricordava con grande effetto la disponibilità dei siciliani: "Poco dopo l'inizio della gara, ho perso una ruota tra Cefalù e Cerda. Gli spettatori sono saltati dal muro, hanno sollevato la mia auto leggera e sono stato in grado di mettere la ruota di scorta”. E proseguiva: “Provate a immaginare che effetto faceva: un britannico su un'auto tedesca che vinceva in Italia". La folla non si è lasciata impressionare da questo scenario quando il pilota dovette fermarsi nuovamente qualche curva più tardi: "Ho perso un'altra ruota. E, ancora una volta, la gente ha raccolto l'auto ma non avevo un'altra ruota di scorta, così uno spettatore ha svitato una ruota dalla sua auto e l'ha data a me".
Quick Vic è sempre stato particolarmente orgoglioso di un poster di quella gara che conserva nella sua casa in Florida, che lo immortala insieme alla scritta “Classifica Assoluta” e sotto '1. Elford Maglioli 907'. La particolarità, sta nel fatto che pur trattandosi di una fotografia ufficiale della Casa, il logo è mostrato solo su un lato dell'immagine, il che è insolito: Porsche infatti stava celebrando il pilota, non il proprio marchio.
Due settimane dopo il suo trionfo alla “Cursa”, Elford tornava al volante: questa volta in una Porsche 908 KH, al fianco di Jo Siffert, alla 1.000 chilometri al Nürburgring, dove sbaragliarono la concorrenza.
Poi ripeté la vittoria sui monti dell'Eifel nel 1970 e nel ‘71.

Signori si nasce. Elford nacque e rimase gentiluomo, come dimostrò a Bastia nel novembre 1968: poco prima dell'inizio del Tour de Corse, il capo dello sviluppo del team Porsche, Peter Falk, prese da parte il suo pilota di punta per una chiacchierata. "Abbiamo bisogno di un pilota francese per i rally come questo. Chi prenderesti?". L’inglese ci pensò su. Avrebbe voluto raccomandare una sua vecchia conoscenza, Jean-Francois Piot, ma poi realizzò che conosceva un pilota ancora migliore: "Prendi Gérard Larrousse". Lo stesso Larrousse con cui aveva combattuto durante il Rallye di Monte Carlo. Falk seguì il consiglio di Elford e la Porsche non si pentì della decisione: nel 1969, Larrousse vinse il Tour de Corse, il Rallye Neige & Glace e il Tour de France Automobile, una gara di sette tappe, a bordo della Porsche 911 R.
Ma l’episodio che più di altri ci dà un'idea sul grande coraggio e sulla nobiltà d’animo di Quick Vic risale al 1972, quando fu nominato Cavaliere dell'Ordine Nazionale del Merito dal Presidente francese per essersi fermato a Le Mans, a metà gara, per salvare un pilota dalla sua auto in fiamme.

La liason con la 917. Elford ha amato per tutta la vita la Porsche 911 come pure la 917, anche se non era una vettura facile da gestire. Dal 1969 al 1971, Quick Vic ha guidato sei diverse versioni della 917 in 16 gare, compresa la più importante: la 24 Ore Le Mans, dove tuttavia non riuscì mai ad ottenere una vittoria. La mancò per un soffio nel 1971, quando gareggiò insieme all’amico Gérard Larrousse. Dopo 21 ore, la gara è stata interrotta prematuramente per un guasto tecnico.
Elford, in un’intervista raccontò: "Era una brutta bestia perché il propulsore era molto pesante e il cambio, montato dietro il motore, a causa delle torsioni, diventava sempre più contrastato durante la gara. Quando abbiamo percorso la curva Mulsanne, abbiamo dovuto prendere atto della sconfitta perché il cambio era ormai danneggiato". Con quell’auto corse anche a Sebring nel 1971 dove, invece, si aggiudicò il primo posto. Guidò la 917 per l’ultima volta nel 1973: "Abbiamo preso in prestito una 917/30 per la gara di Interserie a Hockenheim. Non avevo mai guidato una vettura da corsa con motore turbo prima di allora, quindi ho dovuto dimostrare durante i test a Weissach che ero in grado guidare anche quella. Lì ho finalmente battuto il record sul giro e vinto pure la gara. Amavo quell'auto".

Un talento poliedrico. Affidabile e veloce, fu ingaggiato da Steve McQueen per girare le scene ad alta velocità del suo film del 1970 "Le Mans", pellicola cult per tutti gli appassionati di motori. La carriera di Elford in Formula 1 fu quasi accidentale e altre a 13 gare disputate tra il 1968 al 1971, Quick Vic gareggiò anche nelle serie CanAm e Trans-Am, senza rinunciare agli eventi off-road in Africa o alle piste ovali della serie Nascar. Nato per le competizioni Elford ha goduto di un immenso successo per 12 anni, ritirandosi dalle corse professionali nel 1974. L’anno seguente intraprese un nuovo percorso, lavorando con il progetto di auto da corsa “Inaltera” prima di andare a gestire il team ATS F1.

La vita dopo le corse. Nel 1984 si trasferì negli Stati Uniti dove ha gestito la Porsche Owners Driving School e la Porsche Driving Experience. Ha raccontato queste esperienze in due libri, 'The Porsche High-Performance Driving Handbook' e 'Reflections on a Golden Era in Motorsports'.
Nel 2014 il nome di Victor Henry Elford è stato inserito nella Automotive Hall of Fame e negli ultimi anni è stato più che entusiasta di tornare al volante: come nel Tour de Corse Historique nel 2017 (ovviamente su Porsche 911), o quando lui e altre leggende legate al mondo Porsche, come Herbert Linge, Gérard Larrousse e Jean-Pierre Nicolas, hanno dato vita a un revival sulle strade del Rallye di Monte Carlo 2018, in onore della storica vittoria di cinquant’anni prima.
Unendoci al dolore della moglie Anita e della comunità di appassionati, salutiamo così uno dei piloti più talentuosi e stimati di tutti i tempi.

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