All'asta la Benetton 192A di Schumacher
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18/01/2026 | di Andrea Paoletti
All’asta la Benetton 192A di Schumacher
La stima per la monoposto che vide trionfare per la prima volta il Kaiser in Formula 1 - e che sarebbe la regina di qualsiasi collezione - è di 8,5 milioni di euro
18/01/2026 | di Andrea Paoletti

Nel 1992 la Formula 1 è un mondo in transizione: aerodinamica ed elettronica sempre più sofisticate e un giovane tedesco che vuole riscrivere le gerarchie. In questo scenario, Benetton sceglie la strada della prudenza tecnica, rinviando il debutto della nuova B192 finché Rory Byrne non è certo della sua maturità: quando finalmente scende in pista, non è solo una nuova monoposto, è il trampolino di lancio di una storia sportiva di un pilota destinato a diventare leggenda. Ora questa vettura andrà all’asta – solo online – dal 23 al 30 gennaio, grazie a Broad Arrow.

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Un debutto misurato, un talento esplosivo

Il telaio B192-05 fa il suo esordio a Montréal, settimo appuntamento del Mondiale. Michael Schumacher lo porta subito in quinta posizione in qualifica e poi fino a un magnifico secondo posto finale, sotto il sole canadese, risultato che lo proietta tra i protagonisti del campionato. In Francia il copione si ripete: quinto tempo in griglia davanti al compagno Brundle, aggressività in mezzo ai giganti Mansell, Senna e Patrese e un duello ruvido proprio con il brasiliano che, tamponato dal tedesco, finisce nella ghiaia provocando una famosa tirata d’orecchie in mondovisione. La gara, spezzata dalla pioggia e da una bandiera rossa, si chiude senza gloria, ma il messaggio è chiaro e Senna è primo ad averlo capito: Schumacher è pronto per vincere.

Velocità, rischio e carattere

Dopo un alternarsi di telai, la B192-05 torna protagonista in Ungheria. Schumacher la piazza di nuovo in seconda fila, con un abisso di 1”6 sul compagno di squadra e in gara risale fino al podio, ma un cedimento dell’ala posteriore lo spedisce in testacoda nella ghiaia. Un episodio che sintetizza la stagione: prestazioni straordinarie, ma sempre al limite e se la Benetton cresce, Schumacher anche di più e ogni uscita rafforza un sodalizio che si sta facendo sempre più competitivo, andando a insidiare equilibri consolidati, all’interno di una stagione dominata dalla Williams di Mansell.

Spa 1992: nascita di una leggenda

Il 30 agosto a Spa-Francorchamps tutti i pianeti sono allineati. Meteo instabile, scelte da prendere in una frazione di secondo, e la capacità di “leggere” la gara meglio degli altri: quando Schumacher va largo alla Stavelot e si ritrova dietro Brundle, nota le gomme rain del compagno praticamente distrutte. Decide all’istante di rientrare ai box per montare le slick ed è la mossa vincente perché Mansell e Patrese esitano, lasciando che Schumacher s’involi verso la sua prima vittoria in Formula 1, un anno esatto dopo il debutto nello stesso circuito. È anche l’ultima affermazione di una monoposto con cambio manuale: un passaggio di testimone tecnico e generazionale.

L’ultima danza e il congedo dalle piste

La B192-05 corre ancora a Estoril, dove Schumacher, costretto a partire dal fondo, rimonta fino al settimo posto nonostante una foratura. Poi viene accantonata, dopo aver contribuito in modo decisivo al terzo posto finale nel Mondiale Piloti, davanti persino a Senna e nel 1993, dopo essere usata come auto di riserva nelle prime gare, viene ritirata a Enstone, sede del team Benetton. Con l’acquisizione Benetton da parte di Renault, entra nella collezione storica del marchio francese, per poi essere restaurata integralmente da LRS Formula e mantenuta in perfetto ordine di marcia, passando poi nelle mani dell’attuale proprietario, definito nella scheda di presentazione della vettura come “un famoso pilota contemporaneo di Formula 1”. Oggi la B192-05 non è soltanto una monoposto da museo, ma è anche un simbolo legato indissolubilmente a uno dei più grandi campioni della storia della Formula 1. La Benetton della prima vittoria di Michael Schumacher, l’auto che ha acceso una carriera da sette titoli mondiali è forse una delle monoposto più affascinanti recentemente messe all’asta, anche se meno iconica della McLaren MP4/6 con cui Senna vinse il Gran Premio del Brasile, passata di mano lo scorso dicembre. Mai offerta pubblicamente prima, non è solo un oggetto d’asta: è l’istante preciso in cui la storia ha cambiato direzione.

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