I nemici del Drake: i rivali inglesi di Ferrari - Ruoteclassiche
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01/04/2026 | di Andrea Stassano
I nemici del Drake: i rivali inglesi di Ferrari
Al Mauto di Torino, fino all'11 ottobre, una rassegna racconta la rivalità tra i team britannici e il Cavallino, con 22 monoposto, caschi, tute e una ricca selezione fotografica
01/04/2026 | di Andrea Stassano

Quella al Mauto - I nemici del Drake: Enzo Ferrari e le scuderie inglesi - è ben più di una mostra. È un'immersione in un periodo d'oro, amato e irripetibile delle corse, tra gli anni 60 e gli 80, in cui il Regno Unito è stato il riferimento assoluto nella cultura, nella musica, nella moda e pure nella tecnica automobilistica. Torniamo al titolo: le squadre britanniche contro la Ferrari, i "garagisti" (assemblatori), come li chiamava con ironia Enzo Ferrari, e, appunto, il Drake, termine coniato dagli stessi inglesi per evocare il bravo, ma solitario, pirata. Insomma, un rovesciamento dell'ottica solita, in cui il mondo da corsa d'Oltremanica viene visto attraverso la lente del Cavallino rampante. Una mostra inedita, curata da Carlo Cavicchi, ex direttore di Quattroruote, da Mario Donnini di Autosprint e Maurizio Cilli, e resa possibile dall'efficace staff del Mauto, che vuole essere un viaggio nella rivoluzione inglese nell'epoca della Swinging London, anche nel motorsport. Per riuscirci, sono state esposte 23 vetture, tra cui 22 monoposto di F.1 e una Mini Morris del 1959 (comparsa tra l'altro sulla copertina di Quattroruote e di Ruoteclassiche), scelte con cura, dopo un lavoro notevolissimo, durato oltre un anno, secondo i criteri di rilevanza e originalità storica e per il fatto di essere state poco viste dal pubblico italiano. Un appuntamento dunque imperdibile per gli appassionati di auto da sogno, come vedremo, che verrà offerto dal Mauto fino al prossimo 11 ottobre.

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Anni irripetibili

Quello tra gli anni 60 e 80, dicevamo, è stato un periodo assai fecondo in termini di innovazione tecnologica in F.1, oltre che di epici duelli tra i "garagisti" britannici, che andavano e venivano, e la Ferrari, che invece è sempre stata presente in gara. Con strutture leggere, telai rivoluzionari e una notevole rapidità nel cambiare i progetti, questi team indipendenti hanno messo più volte in discussione e sconfitto la Casa di Maranello. La spettacolare mostra, mai vista in Italia, si apre con la Ferrari 246 (1958), ultima monoposto vincente con il motore anteriore, e la Cooper T51, prima inglese a primeggiare invece (con Jack Brabham) a fine anni 50 con il propulsore montato alle spalle del pilota. La rassegna continua con la Ferrari 156 (1963), cui si affiancano la Brabham BT24 (1968) e la Cooper-Maserati T81 (1966). Ma il meglio deve ancora arrivare.

Livree incantevoli

Si passa così dalla March 701 (1970) ex Ronnie Peterson alla longeva Lotus 72D, campione del mondo 1972 con Emerson Fittipaldi nella sua stupenda livrea nera John Player Special, e alla 56B (1971) a turbina, un pezzo rarissimo e tecnicamente incredibile, che corse alla 500 Miglia di Indianapolis e in F.1. A proposito di livree speciali e iconiche, si segnalano la March 761 (1976) arancione "Beta utensili", la blu Tyrrell 005 (1973) dell'ultimo mondiale Piloti di Jackie Stewart, la McLaren M23 (1976), iridata con Fittipaldi e James Hunt (campione nel 1976 dopo un'acerrima lotta col ferrarista Niki Lauda). Altro gioiello, la Brabham BT45 (1977) a motore boxer 12 Alfa Romeo, un "incubo" per il Drake, perché mossa dal propulsore progettato dall'ingegner Carlo Chiti, a inizio anni 60 transfuga dal Cavallino. Un'altra grande chicca è rappresentata dalla Lotus 88B (1981) "doppio telaio", che non ha mai corso in F.1 e che da noi è un Ufo. Seguono le meravigliose Williams-Ford FW07 (1981), vincente a cavallo degli anni 70, la Arrows A1 Mk2 (1979) e la Brabham-BMW BT54 (1985), ultima progettata da Gordon Murray a vincere un GP di F.1. Senza dimenticare un'altra "perla" a sei ruote: non la Tyrrell P34, ma la March 2-4-0 (1977), un prototipo che aveva il retrotreno a due assi motrici. Chiudiamo - si fa per dire - con la McLaren MP4/5 (1989), campione con Alain Prost, mentre il cerchio si chiude con la Ferrari F1 89 (1989), progettata in Inghilterra (!) da John Barnard e prima a portare in gara il cambio semiautomatico elettroattuato con comandi al volante, presente anche sulle F.1 di oggi.

Scatti d'autore e caschi di valore

La mostra al Mauto però, non offre solo monoposto stupende, ma pure una speciale forma d'arte, come quella fotografica, a opera di Rainer W. Schlegelmilch: presente in F.1 fin dall'inizio degli anni 60, "RWS" è stato uno dei grandi dell'obiettivo da corsa e ha immortalato i più bei momenti degli anni d'oro delle corse, che potrete ammirare a Torino in uno scenografico allestimento "bifronte". Ma da non perdere c'è anche una spettacolare selezione di caschi e tute di piloti. Beh, l'avete capito, abbiamo fatto fatica a uscire dal Mauto. Ora tocca a voi.

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