Personaggi
05 September 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Accadde oggi, 50 anni fa ci lasciava Jochen Rindt

Domani andrà in scena il Gran Premio di Monza, un’edizione particolare quella del 2020: una gara a porte chiuse, orfana del calore dei tifosi. L’ironia della sorte ha voluto che il tetro GP di Monza quest’anno ricadesse a 50 anni esatti dalla tragica scomparsa del pilota Jochen Rindt, che ci lasciava tra il 5 e il 6 settembre 1970.

Nel 1970 Jochen Rindt era in vetta alle classifiche del Campionato di Formula 1: con la Lotus 72, il pilota tedesco naturalizzato austriaco sembrava invincibile. La costante riduzione del peso delle monoposto Lotus preoccupava Rindt, che già ci aveva rimesso il setto nasale per via di un’aerodinamica estremizzata e una vettura fin troppo “esile”. Il patron della scuderia Lotus Colin Chapman invece era ossessionato dalla leggerezza e la ricerca continuò: meno peso, più velocità.

Una carriera fulminante. Jochen Rindt nacque a Magonza (Germania), il 4 aprile 1942. Perse i genitori a pochi mesi di vita durante un bombardamento e crebbe a Graz, in Austria con nonni. In Austria trascorse quasi tutta la sua vita, mantenendo cittadinanza tedesca. A 20 anni cominciò a correre con una Alfa Romeo Giulietta TI preparata da Conrero. A 23 firmò l’ultima vittoria della Ferrari 250 LM insieme a Masten Gregory durante la 24 ore di Le Mans del 1965. Rindt conquistò in breve tempo la Formula due, diventando il Campione della categoria.

Il “Grindt”. L’esordio nel Campionato di Formula 1 arrivò a Zeltweg al volante della Brabham BRM. La prima vittoria in F1 arrivò nel 1969: Rindt ingaggiato da Chapman, trionfò a Watkins Glen a bordo di una Lotus 49. Nel 1970 si aggiudicò cinque Gran Premi: puntava l’avversario come un predatore per poi “attaccare” non appena questi commetteva un più piccolo errore. Gran Premio di Germania 1970, all’Hockenheim Ring Jochen Rindt giocava in casa: oltre ad aver conquistato la sua ultima vittoria, corse probabilmente la sua gara più bella. La preda stavolta è Jackie Ickx, battuto in volata. Con quel sorpasso si meritò il nomignolo “Grindt” dalla stampa italiana. "E' troppa questa fortuna. Comincio un poco a preoccuparmi perché potrebbe non continuare." disse in un’intervista, quelle parole oggi suonano più che mai nefaste.

Oscuro presagio. Nell’ottica di una migliore distribuzione dei pesi Chapman spostò i dischi all’interno del telaio, allontanando masse dalle ruote. Tuttavia le torsioni che gravavano sul mozzo erano tali da provocare anche dei cedimenti. Nel 1961 alla staccata della Parabolica, nello stesso punto ci fu la tragedia Von Trips: la sua Ferrari volò in tribuna falciando decine di spettatori. La sicurezza in pista migliorò e così nel 1970 c’erano guard rail e reti a proteggere gli spettatori dalla pista. Ma la Signora in nero questa volta scelse solo “Grindt”.

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