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La Fiat Ritmo del presidente

Marco Reggio, presidente del Fiat Ritmo Club Italia, racconta a Ruoteclassiche la storia della prima Fiat Ritmo approdata in famiglia. 

Ricordo tutto molto bene, sembra accaduto ieri. Nel Dicembre 1980 mio papà decise che era giunta l’ora di cambiare la macchina perché la Fiat 127 bianca acquistata nel ‘75 cominciava a manifestare qualche acciacco. Mia madre quando vide la Ritmo per la prima volta dal concessionario s’innamorò all’istante; in particolare, la volevamo Blu lord 438, ma erano quelle riservate alle forze dell’ordine e dovemmo ordinarla.

I mesi, intanto, passavano e della Ritmo neanche l’ombra: verso i primi di Aprile mio padre contattò la concessionaria per avere notizie. La risposta del venditore fu che se proprio non poteva attendere oltre, poteva prenderne una Rosso Nearco in pronta consegna. Il parere di mia madre fu più forte: il rosso non le andava giù e quindi continuammo ad attendere.

Fatalità, in quel periodo avevamo in programma una gita con la scuola proprio a Torino. Arrivò quel giorno e, di ritorno dalla città della Mole, dal finestrino della corriera io e mia madre vidimo nei pressi di Alessandria una bisarca carica di Ritmo nuove di pacco. Il mio sguardo cadde subito su una Blu Lord. “Mamma, mamma – esclamai – la Ritmo di papà!”. Lei non ci credette, ma in cuor suo certamente sperava fosse vero.

La mattina dopo squilla il telefono: la Ritmo blu era arrivata! Felicissimo, l’indomani – ricordo ancora il giorno, il 14 aprile del 1981 – andai a scuola solo per aspettare la campanella delle 12.30: sapevo che al cancello ad attendermi ci sarebbe stato papà con la Ritmo nuova. Facevo la terza elementare e, quando la vidi, di quel blu luccicante, qualcosa mi prese allo stomaco. Il mio cuore cominciò a battere più forte per l’emozione, ero felicissimo: mi sembrava un’astronave, con quella linea futuristica e i paraurti avvolgenti in platisca che racchiudevano i proiettori.

La cosa più bella, quando mi avvicinai ad aprire la maniglia di forma circolare, fu il profumo di nuovo dell’abitacolo. Ricordo ancora i pannelli rivestiti in tessuto e il grande spazio a bordo, e i sedili con tanto di poggiatesta: una scuola che sarebbe servita per le future Panda e Uno. Rispetto alle vetture del momento sembrava un auto di 15 anni piu’ avanti.

E poi i cerchi, quelle bande nere davano un tocco in più all’insieme. Ricordo che mi divertivo a schedare per colore tutte le Ritmo di Vigevano, e mi informavo coi loro proprietari su come si trovavano con la nuova vettura. Ho ancora il ricordo di una Ritmo Verde Kent 75 CL con cambio automatico di un signore che aveva un negozio di modellismo: era bellissima in quella livrea. Nel 1981 feci appassionare di Ritmo anche un mio cugino che, da buon appassionato di auto sportive, si regalò una 105 tc Azzurro Francia. Toccò poi a mio zio, fratello di mio padre, che scelse una cinque porte una 60 L di colore bianco.

Soltanto tre anni più tardi mio padre morì: avevo undici anni, fu per me un periodo molto triste. La sua Ritmo rimase ferma in garage, e io mi presi l’incarico di conservarla al meglio. Crescendo, capii che un giorno il mio desiderio sarebbe stato quello di riunire tutte le persone che possedevano ancora una Ritmo; fu così che, spronato e supportato da un caro amico, creai in prima battuta un Forum e un sito internet dedicato al modello. Nel 201, poi, fondai il Fiat Ritmo Club Italia, oggi un’istituzione e un punto di riferimento per appassionati e possessori di Ritmo.

Quest’anno la Ritmo taglia il traguardo dei quarant’anni: ci stiamo portando avanti coi preparativi per una grande festa, cui sono certo verranno in tantissimi da ogni angolo d’Italia e dall’estero.

Marco Reggio

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