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01 giugno 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Quando Lancia e Fiat dominavano le corse

Per una Lancia campione del mondo con la Stratos nel 1972, 1974, 1975 e 1976 rispondeva una Fiat con la 131 Abarth nel 1977, 1978 e 1980. I due marchi italiani si contendevano il primato assoluto nei rally, ma era una lotta fratricida perché entrambi appartenevano al Gruppo torinese.

Ecco perché, nel 1978, venne creata una squadra corse unificata, sotto l’egida dell’Ente per l’Attività Sportiva Automobilistica (A.S.A.): un nuovo dipartimento – con sede in corso Marche, a Torino, nei locali dell’Abarth – dove vennero uniti i reparti sportivi di Fiat e Lancia coordinati da una struttura organizzativa capace di favorire la completa identificazione tra i successi agonistici e quelli industriali e commerciali.

La responsabilità dell’A.S.A. andò nelle mani di Cesare Fiorio, mentre Daniele Audetto divenne il direttore sportivo della squadra unificata; sopra di loro c’era un Comitato per l’Attività Sportiva Automobilistica, presieduto da Nicola Tufarelli (all’epoca direttore del Settore Automobili del Gruppo Fiat) e composto da Renzo Avidano, Oddone Camerana, Aurelio Lampredi, Gian Mario Rossignolo e da un giovane Luca Montezemolo.

L’obiettivo di A.S.A. fu quello di avviare un processo di unificazione per sfruttare al massimo il potenziale delle due squadre, per coinvolgere maggiormente i clienti sportivi e per promuovere i giovani piloti. Ed ecco che ben presto venne stilato un ricco programma per la stagione 1978: il marchio Fiat, con la 131 Abarth in livrea Alitalia (ereditata dalla Stratos), avrebbe corso ufficialmente nel Campionato del Mondo Rally, con l’obiettivo (poi centrato) di bissare il titolo conquistato nel 1977; la Lancia avrebbe usato la “pensionante” Stratos per le ultime apparizioni ufficiali in qualche rally di prestigio, in attesa della nuova vettura che sarebbe arrivata nel 1982 (la Rally “037”). Ma la Lancia, nel frattempo, avrebbe diversificato l’attività sportiva con la partecipazione al Mondiale Marche con la Beta Montecarlo Turbo.

Sarebbero proseguite anche le formule addestrative con il Campionato A112 Abarth nei rally e con la Formula Italia in pista, per poi incrementare le attività per i privati con l’istituzione, nel 1979, del Campionato Fiat Alitalia: iniziativa aperta a tutti coloro che avessero partecipato alle gare in calendario (rally, pista e salita) con le 127 (1.050 cc e Sport), le Ritmo (60, 65, 75) e le 131 (Abarth e Racing).

Per chiudere in bellezza la stagione 1978 – portatrice del secondo titolo iridato alla 131 e del titolo continentale alla Stratos – l’A.S.A. si presentò al via del 6° Giro Automobilistico d’Italia con i suoi tre modelli di punta: la 131, la Stratos e la debuttante Ritmo Gruppo 2. L’Abarth riuscì ad allestire due esemplari in extremis per partecipare alla competizione autunnale (la Ritmo era stata presentata ufficialmente nel mese di aprile), da affidare agli equipaggi formati da Riccardo Patrese, Renato Pozzetto (sì, proprio l’attore) e Piero Sodano, e da Jody Schekter, Maurizio Verini e Mario Mannucci. Come base era stata utilizzata la versione “75” a tre porte, con notevoli interventi a livello di meccanica e di sospensioni: il quattro cilindri da 1.500 cc aveva raggiunto i 150 CV di potenza dopo essere stato dotato di iniezione indiretta e di lubrificazione a carter secco; il cambio a 5 rapporti, il differenziale autobloccante e i nuovi semiassi Abarth aiutavano a trasferire a terra la notevole potenza. Completamente ridisegnata, infine, la sospensione posteriore con l’aggiunta dei gruppi molla-ammortizzatore.

Al termine dei 2000 km di gara (vinta dalla Stratos affidata a Markku Alen, Giorgio Pianta e Illka Kivimaki) la Ritmo di Patrese-Sodano-Pozzetto si piazzò ad un incredibile quinto posto assoluto.

Luca Gastaldi

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