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16 June 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Jaguar XK8 e XKR: la sensualità del giaguaro

Nel 1996 La Jaguar XK8 sostituiva l’anziana XJS, in commercio dal 1975. Slanciata e sensuale si riallacciava idealmente alla E-Type degli anni ’60 rendendo omaggio anche alle XK, le gloriose sportive del dopoguerra.

La nuova nuova granturismo 2+2 marchiata Jaguar venne presentata con clamore al Salone di Ginevra del 1996: la Jaguar XK8 faceva sfoggio di una linea modernissima, affusolata e di importanti novità tecniche. La nuova coupé nacque in piena era Ford, che dal 1986 controllava Aston Martin e che nel 1989 aveva rilevato anche la Jaguar. La nuova XK8 e l’Aston Martin DB7 (lanciata nel 1993) condividevano infatti la stessa piattaforma, un telaio derivato da quello della XJS.

Le novità. La Jaguar XK8 portava al debutto il primo motore Jaguar V8 “AJ-V8” dopo quasi trent’anni: l’ultimo modello a montare un propulsore 8 cilindri era stata la Daimler 250, uscita di produzione nel 1969. Il numero “8” dopo XK si riferiva infatti al numero dei cilindri. Il nuovo motore aveva una cilindrata di 4 litri, un’unità completamente nuova dotata di 4 valvole per cilindro che erogava 284 CV abbinata a un moderno cambio automatico sequenziale a 5 rapporti. Il nuovo propulsore era completamente in alluminio e aveva una cilindrata di 3996 cm³. Un avanzato di sistema per la gestione elettronica coordinava il funzionamento della fasatura variabile e dei condotti d'aspirazione, anche questi a lunghezza variabile. Come la berlina XJ (Serie X300), l’ammiraglia di casa Jaguar lanciata nel 1994, anche sulla Jaguar XK8 erano disponibili le nuove sospensioni CATS con controllo elettronico dell’assetto, così come lo sterzo, di tipo a cremagliera era dotato di servosterzo ad assistenza variabile.

Salotto all’inglese. Molto ricca la dotazione di serie che includeva gli airbag per guidatore e passeggero, ABS, controllo di trazione, climatizzatore automatico e rivestimenti in pelle pregiata. Come da tradizione inglese l’abitacolo era rifinito con materiali di pregio: la plancia e gli inserti delle portiere potevano essere nella classica radica di noce o in acero scuro, a seconda della configurazione scelta dal cliente. L’elegante console centrale ad andamento orizzontale si caratterizzava per i tre strumenti centrali che integravano: l'indicatore del carburante, orologio e la temperatura del motore. A richiesta, al loro posto veniva installato display per l’impianto di navigazione satellitare. Anche per i sedili si poteva scegliere tra un modello classico e uno più avvolgente e contenitivo. Per le Jaguar XK8 erano disponibili diversi cerchi in lega con misure comprese tra i 17 e 19”, che a seconda del disegno sottolineavano il profilo più elegante o più sportivo che si voleva dare alla vettura. In un contesto così ricercato, stonavano soltanto alcuni tasti di origine Ford e di fattura piuttosto economica...

Più feroce. Nel 1997 venne presentata anche la XK8 Convertible, dotata di capote apribile in tela, seguita nel ’98 dalla variante più sportiva “XKR”. Le Jaguar XKR (Coupé e Convertibile) montavano lo stesso motore della XJR, dotato di due compressori volumetrici Eaton che elevavano la potenza a 364 CV: al momento del lancio era il motore più potente montato su una Jaguar di serie. Le sospensioni CATS a controllo elettronico prevedevano una taratura più rigida, che consentiva un controllo più rapido della vettura che ora scatenava la sua indole animalesca in virtù di una rinvigorita cavalleria. Le versioni aspirate, pur non mancando di potenza erano sicuramente più mansuete. All’esterno le Jaguar XKR erano riconoscibili per le prese d’aria supplementari e la griglia a nido d’ape, di serie i grandi cerchi in lega da 19” (a richiesta anche da 20”). Sulla base della Jaguar XKR venne realizzata la showcar “XK180”, una barchetta che celebrava i 50 anni delle mitiche Jaguar XK, presentate nel 1948. Il prototipo non era un mero esercizio di stile, ma una vettura marciante, spinta da una versione aggiornata del V8, con cilindrata maggiorata a 4,2 litri e 450 CV, che prefigurava la cubatura dei modelli XK degli anni a venire.

Il fascino del giaguaro. Dal 2002 infatti la cilindrata dei modelli XK8 e XKR aumentò raggiungendo i 4196 cm³. I modelli con motore aspirato (XK8) passavano da 284 a 298 CV, mentre per la versione sovralimentata l’incremento fu ancora più importante, da 363 a 396 CV. Per l’occasione venne adottato un nuovo 6 marce della ZF. Per il "Model Year 2004", le XK subirono un restyling che interessò principalmente l’estetica delle vetture: mascherina più ampia, paraurti di diverso disegno e 4 terminali di scarico per le XKR. Nel 2002 una particolare Jaguar XKR è protagonista insieme ad una Aston Martin Vanquish dello spettacolare inseguimento sui ghiacci nell'episodio "Die another day" della saga di James Bond. Giunta a metà carriera la Jaguar XK venne proposta in diverse serie limitate tra cui la Silverstone nel 2001 (caratterizzata dai grandi cerchi da 20" e un allestimento ancora più sportivo) e la Portfolio, che nel 2004 proponeva delle tinte inedite per la carrozzeria e nuove opzioni per le finiture interne. Felina e distintiva nelle linee, la Jaguar XK riuscì a farsi apprezzare sin da subito nell’agguerrito segmento delle coupè di lusso ponendosi in una posizione intermedia tra le varie sportive Porsche 911 e le Maserati (Ghibli e 3200 GT) e le Bmw Serie 8 e Mercedes-Benz SL (R129) più rilassanti. La prima generazione della Jaguar XK riuscì a totalizzare oltre 70.000 esemplari prodotti, terminando la sua carriera nel 2006, quando una nuova generazione di XK prese il suo posto perpetuando la tradizione del granturismo all’inglese per altri 8 anni.

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