Porsche 356 Pre-A Cabriolet Reutter: il tesoro ritrovato - Ruoteclassiche
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29 November 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Porsche 356 Pre-A Cabriolet Reutter: il tesoro ritrovato

Di tanto in tanto ci giunge notizia del ritrovamento di tesori a quattro ruote dimenticati e poi recuperati, come nel caso della Porsche 356 1500 Pre-A Cabriolet Reutter: l’unica con carrozzeria in alluminio. Ma sulla storia di questo esemplare è giallo a metà.

Gloucester, anni 70. Un’inserzione recitava: "Storica e unica Porsche Cabriolet Type 356, carrozzeria in alluminio costruita appositamente su ordinazione singola da Reutter, Zuffenhausen, marzo, 1953, verniciatura bianca, non incidentata, rivestimenti interni grigi, tappezzeria rossa e nuova capote nera, tutto secondo gli standard originali".
La protagonista del nostro articolo è una delle prime cabriolet della Casa di Zuffenhausen: venne consegnata in Germania e poi è stata esportata in Inghilterra prima del ritorno in terra natia. Qui la speciale Cabriolet con carrozzeria in alluminio è stata sottoposta ad un lungo ed accurato restauro, coordinato da Rolf Sprenger del reparto Porsche Exclusive.

Le origini. Per capire meglio il contesto in cui venne realizzata la Porsche 356 Pre-A, dobbiamo tornare alla prima metà degli anni 50. Nel 1953 la Porsche costruì meno di 400 unità della 356 Cabriolet: 394 per la precisione. Tra queste vi era anche la protagonista del nostro articolo.
Agli esordi, Porsche assemblò a Gmünd (in Austria) le primissime vetture con carrozzeria in alluminio, l’intento era di realizzare auto più agili e leggere da impiegare nelle competizioni. Nel 1951, la produzione ufficiale delle 356 si spostò a Zuffenhausen e, al fine di semplificare le fasi di lavorazione ed abbatter i costi, vennero impiegate carrozzerie in acciaio. Soltanto i modelli più prestazionali di derivazione sportiva, come la Speedtser, vennero realizzate con lamierati d’alluminio. Ma ci sono sempre delle eccezioni.

Il giallo della scocca in alluminio. Ricerche intensive negli archivi della Porsche A.G. e della Karosseriewerke Reutter non hanno fornito una risposta certa sulle origini di questo esemplare color Avorio, la cui storia resta abbastanza misteriosa. Da quanto emerso, nel 1952 vennero costruite 16 Porsche 356 “America Roadster” (15 con scocca in alluminio e una con scocca in acciaio) per valutare se la produzione in piccola serie potesse essere conveniente. I costi per l’azienda si rivelarono troppo elevati e portarono persino al fallimento della Gläser-Karosserie GmbH, la società designata all’assemblaggio delle scocche in alluminio.
Lo stesso Ferry Porsche, in seguito, scrisse nelle sue memorie che anche la Carrozzeria Reutter non era entusiasta di saldare carrozzerie in alluminio, suggerendo che ci furono discussioni sull'argomento ma nessun ordine effettivo. A parte questa Cabriolet Pre-A, che però non compare tra gli ordinativi ufficiali della casa madre con la Reutter.

La promessa. Ciò che sappiamo è che l'auto venne consegnata a Francoforte, presso la nota concessionaria Porsche Glöckler, nel luglio 1952. Come propulsore, il noto quattro cilindri boxer, raffreddato ad aria, da 1.488 cm³ con carburatore Solex 32 PBJ, in grado di erogare 55 CV a 4.400 giri. Sufficienti a spingere la leggera Cabriolet fino a 160 km/h.
Negli anni 70 la vettura finì nel Regno Unito, a Gloucester, dove è stata venduta per 1.000 sterline. In seguito l'auto fece ritorno in Germania, dove il suo attuale proprietario l’acquistò a patto che un giorno l'avrebbe restaurata e non messa da parte come investimento speculativo. L'acquirente tenendo fede al “gentleman's agreement” nel 2013 ha cominciato il complesso lavoro di restauro. Il team di esperti è stato coordinato da Rolf Sprenger, fondatore del reparto Porsche Exclusive: il dipartimento creato per soddisfare le richieste speciali dei clienti. Sprenger, che oltre a sapere tutto su queste auto, ha fornito anche i contatti giusti per portare a termine il progetto nel modo migliore possibile.

Analisi pre-restauro. Per molti anni la 356 Cabriolet è stata usata come daily, risentendo delle ingiurie del tempo. “Era chiaro che questo esemplare unico doveva essere completamente smontato", ricorda Sprenger: "Anche se l'auto era completa, abbiamo dovuto revisionare ogni parte e controllare che tutto funzionasse correttamente". Considerata l’unicità del modello, una delle difficoltà maggiori stava nella conservazione del maggior numero più possibile di componenti e finiture originali. "La qualità viene sempre prima della velocità" dichiara Sprenger e questo ha portato a migliaia di ore di lavoro, spalmate nell'arco di sei anni.

Alla ricerca della perfezione. Dopo sei anni di lavoro minuzioso, questa “fuoriserie” è stata finalmente restaurata, sotto l'occhio vigile di Rolf Sprenger e le cure di tecnici Porsche altamente qualificati ma anche per merito della passione e alla preparazione tecnica del proprietario.
Si è trattato di un lavoro molto impegnativo perché il restauro di un esemplare unico presenta delle sfide tutte sue, non essendoci dei riferimenti con i quali confrontarsi. In corso d’opera sono sorte molte domande di cui pochissime hanno avuto una risposta, ad esempio ricorda Sprenger: “Come ha fatto il team che ha costruito l'auto in origine a risolvere il problema della corrosione da contatto tra il telaio in acciaio e la sovrastruttura in alluminio?”
A progetto finito, la storia di questa fuoriserie resta ancora fumosa ma dal 2019, questa magnifica convertibile in alluminio è tornata a calcare le strade tedesche, dove risplende nella sua elegantissima livrea con la carrozzeria Avorio e la selleria bordeaux.

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