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16 June 2020 | di Paolo Sormani

Presentata a Torino la Fondazione Macaluso

Dieci anni dopo la scomparsa diGino Macaluso, ex campione europeo di rally, designer di orologi, imprenditore, la Fondazione raccoglieun’importante collezione di auto storiche da rally, da pista e Gran Turismo dagli anni Sessanta ai Novanta.

“L’automobile per me è la più intensa espressione della creatività del XX secolo”, amava dire Gino Macaluso. Un uomo che l’ha vissuta a 360° coltivando anche la passione per l’arte, per il design e per l’architettura, affinando il gusto estetico che l’ha portato a creare nuovi orologi e a curare il restauro delle sue vetture. A dieci anni dalla scomparsa, la sua eredità più importante resta la collezione da cui prende vita la Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica. È stata presentata in una conferenza stampa digitale introdotta dalla ex rallysta Claudia Peroni, condotta dalla figlia e presidente della Fondazione, Monica Mailander Macaluso, insieme ai figli Stefano, Massimo, Anna e Margherita Macaluso. Non sono mancati gli illustri ospiti del mondo dell’automobile, come Lord Charles duca di Richmond e Gordon, tenutario della Goodwood House; il presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani; l’ingegner Paolo Cantarella, Presidente Commissione auto storiche ACI e FIA; Stefano Domenicali, CEO Lamborghini; e l’amico e campione del mondo di rally Miki Biasion.

Si parte in autunno. Già dall’inizio dell’anno la Fondazione avrebbe dovuto ricordare Macaluso con diverse iniziative, soltanto rinviate dall’emergenza-Covid. Attraverso le auto della sua collezione, parteciperà quest’autunno al Milano Monza Open Air show(dal 29 ottobre al 1 novembre). E sarà fra i protagonisti di“The Golden Age of Rally - Le grandi sfide”, una grande mostra sulla storia dei Campionati mondiali di rally allestita alMAUTO-Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Le sue auto intraprenderanno quindi un roadhow tra Europa, Stati Uniti e Giappone, che inizierà al Louwman Museum in Olanda e all’Autoworld di Bruxelles. Sempre in autunno, sarà pubblicato il volume “Mac - la Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica” edito da Rizzoli, dedicato all’uomo, al pilota e all’imprenditore e ricco di testimonianze. In collegamento da Goodwood, Lord Richmond ha assicurato che le auto della collezione Macaluso troveranno il giusto rilievo nel Festival of Speed rinviato al luglio del 2021, per celebrare l’uomo “che amava il design nelle auto radicali che per lui erano sculture veloci, come negli orologi”. La figlia Monica ha ricordato “un uomo che ha dato tutto se stesso con impegno e passione in tutto ciò che ha fatto. Anteponendo i valori dell’italianità e della sua città natale, Torino, la culla dell’automobile. Gino l’ha vissuta a 360° da pilota e navigatore della squadra rally Fiat negli anni Settanta, direttore sportivo di una squadra corse, da dirigente sportivo a livello internazionale, ricercatore, pilota di vetture storiche. Unico rammarico, il sogno non realizzato di poter disegnare la ‘sua’ auto, anche se gli esercizi di stile sono esposti nella Fondazione”.

Un museo non-museo. Le macchine della collezione sono il frutto di una ricerca molto minuziosa e approfondita. La famiglia ha raccolto la sfida di sviluppare la fondazione come lui avrebbe voluto, in un progetto iniziato da anni, ma ufficialmente presentato oggi. Difficile definirlo solo museo, termine che non sarebbe piaciuto allo stesso Macaluso, poiché il parco vetture è stato rimesso completamente in efficienza per partecipare alle diverse manifestazioni. È da considerare, secondo le parole della figlia Monica, più come un luogo di incontro, una sfida culturale e uno strumento di promozione dell’Italia attraverso le auto che vi sono state concepite e costruite. L’idea alla base del nuovo spazio espositivo torinese, aggiunge Massimo Macaluso, è stata quella di “rispettare la struttura iniziale della collezione e di farla evolvere a cornice, a sfondo scenografico ispirandosi ai vecchi hangar aeronautici degli anni Trenta, con omogeneità di materiali, colori e forme moderni. L’officina è al centro del progetto della Fondazione, che è un luogo di piacere e condivisione come lo avrebbe voluto mio padre, fra i suoni e i rumori che abbiamo sentito fin da piccoli”.

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