“Elettrico” sulle storiche? Qualcuno ci prova

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Sono sempre di più le aziende specializzate nella conversione di auto classiche in ibride ed elettriche (Jaguar, per esempio). Eco-compatibili e super efficienti dal punto di vista energetico, garantiscono prestazioni nettamente superiori rispetto alle gemelle d’epoca con motore endotermico. Ma si può ancora parlare di passione e valore storico? Ecco alcuni esempi tra costi, rischi e benefici.

Una comunissima Volkswagen Maggiolino, una Ferrari 308 o una Fiat 500 che, a guardarle da fuori, potrebbero fare il loro figurone alla Fiera di Padova o sulla passerella di Bonhams, con un unico particolare fuori posto: sono auto elettriche che si collegano alla presa della corrente. Elettrificare le auto storiche, sia per preservarne la meccanica che per togliersi lo sfizio di guidare icone della storia automobilistica in silenzio (e rispettando l’ambiente), ormai non è più solo un divertissement o un discorso da bar. Volendo, l’auto d’epoca a zero emissioni si può fare – legislazione di ogni singolo Stato e relativa omologazione permettendo.

Basta fare un rapido giro in rete per scoprire che esistono diverse aziende specializzate nella conversione elettrica delle auto storiche, ognuna con la propria filosofia di approccio a un tema che oggi è più che di moda. Del resto, non stiamo parlando di una novità assoluta: come molti sanno, a Milano circolavano auto elettriche già ai primi del Novecento, con officine specializzate che sostituivano il pacco batterie nottetempo a veicoli più simili a carrozze che a bolidi fiammanti. Persino una star del calibro del cantante rock Neil Young, non più tardi di una decina di anni fa, si era messo in testa di tirare la volata alle conversioni in elettrico delle auto con motore termico, trasformando una Lincoln Continental in auto elettrica, con fortune alterne: il famoso musicista infatti, dopo aver riscosso una grande attenzione mediatica, finì in tribunale a seguito di un incendio dovuto al surriscaldamento delle batterie di una sua auto.

A ogni modo, Young non è stato il solo ad avere questa idea: tra gli altri oggi in attività c’è Electric GT, società americana che ha recentemente convertito l’alimentazione di una Ferrari 308 da benzina ad elettrica: anche qui, a seguito di un incendio, motore e parte della carrozzeria sono andati in fumo. Una Ferrari che quindi, una volta ricaricate le pile, potrebbe dare del filo da torcere alla versione originale degli anni 70.  Ma, al netto delle prestazioni migliori rispetto all’originale, senza il V8 e con il selettore delle marce a griglia esclusivamente in fuzione estetica, si può ancora parlare di auto storica del Cavallino Rampante? Ci sarebbe da aprire un dibattito filosofico, ma dubitiamo si tratti di cosa accettabile nel buon senso comune del collezionista. Le distorsioni sono tante e tutte, a modo loro, in grado di far rabbrividire i puristi. Le prestazioni, ancorché migliorate, cambiano infatti completamente il carattere delle auto convertite: si perde totalmente il rapporto emozionale con la meccanica rinunciando, tra le altre cose, alla distribuzione dei pesi prevista in origine dai progettisti.

È proprio su questo aspetto tecnico che molte officine specializzate dichiarano di porre particolare attenzione: è il caso di Zeletric (San Diego, Texas), che trasforma icone del calibro del Maggiolino, del pulmino Volkswagen (che nella sua prossima versione sarà dotato di alimentazione elettrica) e della Porsche 911 in veicoli elettrici col doppio dei cavalli e con un’autonomia superiore ai 150 km. Il prezzo del Maggiolino elettrico? Da 70.000 a 90.000 dollari, a seconda degli optional. Se però è direttamente il cliente a fornire la propria storica, si riesce a risparmiare qualcosa. Il motto della casa americana è “veloce, elettrica e per sempre giovane” e strizza l’occhio a un target di possibili acquirenti molto diverso dall’appassionato di auto classiche tradizionale. Altro esempio è quello di Drive Retro che trasforma  in elettriche le Triumph GT6, con un netto vantaggio nell’economia di manutenzione dell’auto:  si passa infatti dalle centinaia di pezzi della meccanica originale ai pochi pezzi, neppure venti, del motore elettrico. Per chi vuole restare in Europa, le alternative non mancano: New Electric, dal suo quartiere operativo di Amsterdam, fornisce kit e motori elettrici per diversi tipi di conversione, perfettamente in linea con le normative UE.

È fuor di dubbio che molti veicoli storici siano veri e propri capolavori d’ingegneria, che mai andrebbero modificati (magari innestando un motore elettrico sulla vecchia trasmissione). Ma, dal punto di vista dei pionieri delle “classiche ecologiche”, ci sono troppe macchine “vecchie” e poco utilizzate, perché piene di problemi o perché, purtroppo, la legge non lo consente più. Ecco che allora riconvertire queste auto potrebbe non essere più un’eresia ma, piuttosto, un tributo  eco-compatibile a grandi icone dell’automobilismo storico.  Alla fine, soltanto il tempo potrà dirci se ad avere ragione saranno i detrattori o gli entusiasti o ancora chi, invece, immagina di dotare le classiche del futuro di soluzioni ibride, mantenendo quindi la meccanica originale con la possibilità di sfruttare la propulsione elettrica solo per brevi tratti.

Per finire, un altro grande argomento di discussione tra gli appassionati: quali auto elettriche tra le youngtimer e quelle attualmente a listino sarebbe lungimirante mettersi nel box, in attesa di una rivalutazione futura? In quest’ottica i primi modelli di Tesla, la BMW i8 o la Toyota Prius sembrerebbero conciliare la voglia  di elettrico e la coerenza con lo spirito del collezionista vero, che guarda sempre con sospetto alle soluzioni pasticciate.

Luca Pezzoni

 

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